Un quotidiano pubblica un «memo» riservato sui rapporti tra la banca vaticana e la nuova Autorità di vigilanza interna, e conclude che non c’è vera volontà di trasparenza. Ma le cose non stanno così

di ANDREA TORNIELLI da Vatican Insider

Lo scorso 31 gennaio «Il Fatto Quotidiano» ha reso noto il contenuto di un «memo» riservato, interno al Vaticano, riguardante l’interpretazione della legge sulla trasparenza introdotta dalla Santa Sede per volere di Benedetto XVI e del suo Segretario di Stato nel 2011. Il documento, parzialmente riprodotto anche in originale, porta delle annotazioni manoscritte che il quotidiano italiano ha ipotizzato essere attribuibili a don Georg Gänswein, segretario particolare del Pontefice.

Il documento si intitola «Memo sui rapporti IOR-AIF», è definito «confidenziale» e secondo il quotidiano «è stato scritto da un personaggio molto in alto che si può permettere di sottoporre la sua analisi ai vertici del Vaticano». Secondo «Il Fatto Quotidiano» il «memo» dimostrerebbe che le massime autorità d’Oltretevere, a dispetto delle pubbliche dichiarazioni sulla trasparenza, condividono l’idea comune di non collaborare con la giustizia italiana per quanto riguarda ciò che è successo allo Ior fino all’aprile 2011, cioè fino all’entrata in vigore delle nuove normative che porteranno la Santa Sede nella «white list» degli Stati virtuosi in materia di lotta al riciclaggio.

Nel «memo» si legge che l’Aif, l’autorità di vigilanza guidata dal cardinale Attilio Nicora, incaricata di sorvegliare sull’applicazione delle nuove normative internazionali sulla trasparenza, ha inoltrato allo Ior, la «banca vaticana» presieduta da Ettore Gotti Tedeschi, «alcune richieste di informazioni relative a fondi aperti presso l’Istituto, cui quest’ultimo ha corrisposto, consentendo tra l’altro lo sblocco dei fondi sequestrati dalla Procura di Roma (….) Ultimamente, tuttavia la Direzione dell’Istituto ha ritenuto di riscontrare le richieste dell’AIF – relative ad operazioni sospette o per le quali sono in corso procedimenti giudiziari – fornendo informazioni soltanto su operazioni effettuate dal primo aprile 2011 in avanti». Il motivo di questo atteggiamento sarebbe un parere dell’avvocato Michele Briamonte (dello studio Grande Stevens ndr), «sulla base di un generale principio di irretroattività della legge, per il quale le misure introdotte dalla legge antiriciclaggio, (….) non possono valere che per l’avvenire».

La legge sulla trasparenza, applicata da qualche mese, non avrebbe dunque valore retroattivo, impedendo così di rispondere a eventuali richieste relative a situazioni pregresse. Da quanto apprende Vatican Insider, però, quel «memo» non rappresenta un documento definitivo, né il parere di Briamonte sarebbe stato alla fine assunto come criterio. Le annotazioni manoscritte – che non appartengono al segretario di Benedetto XVI – riferiscono che il «memo» è stato discusso con il cardinale Bertone, il quale «si è trovato d’accordo» con le considerazioni vergate dall’autore, e cioè è anch’egli favorevole a una maggiore apertura verso l’Autorità di vigilanza.

Proprio la disponibilità dimostrata dal Papa e in particolare dal cardinale Bertone, citato nell’annotazione, avrebbe fatto sì che lo Ior decidesse alla fine di non trincerarsi dietro la non retroattività delle norme per la trasparenza. Insomma, quel «memo» rappresenterebbe un passaggio transitorio e non definitivo, di una discussione in corso, durante la quale venivano presi in esame diversi pareri. Quello dell’avvocato Briamonte era soltanto uno dei quattro pareri richiesti, all’esterno e all’interno del Vaticano, sull’argomento. Al termine della discussione e della valutazione congiunta, le autorità vaticane hanno concluso con una decisione di di segno esattamente opposto a quello che ora viene attribuito alla Santa Sede. E cioè che lo Ior risponderà, a determinate condizioni, alle richieste dell’Autorità di vigilanza, anche se riguardano gli anni precedenti l’entrata in vigore delle nuove norme.