di Domenico Bonvenga

La questione di di questi giorni è dove e come tagliare la spesa pubblica, un ottimo contributo lo possono dare i libri come la Casta di GianAntonio Stella e Sergio Rizzo, ma anche in quello che ho appena finito di leggere, Impuniti, col significativo sottotitolo, Storie di un sistema incapace, sprecone e felice, di Antonio Caporale, edito da Baldini Castoldi Dalai. La lettura di questi testi potrebbe aiutare i nostri uomini di governo a fare meno errori possibili. Certo occorre tenere conto che i testi sono datati, il libro di Caporale, si ferma alla fine del 2007, è probabile che qualcosa è cambiato in meglio, in peggio, non lo so. Ma quello che racconta Antonello Caporale nel suo viaggio nell’Italia degli sprechi e della malapolitica, attraverso le piccole e grandi storie, è veramente utile per sapere dove occorre stringere la borsa.

Da nord a sud del Paese il libro documenta gli episodi, le opere e le omissioni di un sistema afflitto da un moto autodistruttivo e al tempo stesso autoconservatore, nel quale i responsabili si trincerano dietro le spesse mura dei palazzi del potere.

Caporale scrive su La Repubblica con gli strumenti dell’inchiesta giornalistica, fa nomi e cognomi (a proposito ho trovato due uomini politici della nostra riviera jonica, farò i nomi nella prossime puntata), racconta fatti e soprattutto riesce a svelare le varie somme di denaro che sono stati sottratti alle Casse dello Stato e i danni che sono stati procurati all’ambiente e al territorio.

Non mi sembra una critica a testa bassa contro quel ceto politico piuttosto che un altro, Caporale colpisce in maniera bipartisan, sia i politici di destra che di sinistra. Ma soprattutto anche da questo libro emerge che occorre andare a fare pulizia non solo nella classe politica in sé, ma soprattutto nella burocrazia dello Stato, occorre colpire lì.

Il libro ti trascina su e giù per la penisola, servendosi della più accattivante forma narrativa. Certo leggere questo libro fa male. Perchè fa male leggere dei miliardi di euro bruciati nell’enorme falò dello spreco di Stato. Il libro fa vedere come la politica diventa impresa, gli uomini politici che firmano assegni a volte anche a vuoto. Il costo delle opere non è mai sottoposto alla benchè minima valutazione preventiva. Qualsiasi investimento anche quello più inutile è lecito.

Perchè lo spreco? Si chiede Caporale. C’è lo spreco perchè l’entità delle cifre disponibili nelle casse dello Stato è elevata  e l’immensa massa monetaria destinata agli investimenti copre il bene e il male che in essi si annida. Tutti gli investimenti anche quelli più improduttivi vengono finanziati. Manca il controllo o è parziale.

Ogni comune, ogni ministero o azienda pubblica, dovrebbe avere l’ufficio della “resa del conto”, un processo di valutazione, rendere conto delle proprie azioni. Se questo fosse stato possibile, i cittadini di Potenza avrebbero sicuramente chiesto al loro sindaco come diavolo gli era venuto in mente di costruire una nave di cemento, e quanto fosse costata alle casse comunali ‘l’opera d’arte’. E di tante altre opere costose e inutili che il libro racconta.

Caporale non si interessa solo dei politici ma soprattutto dei burocrati. I magistrati, a quelli della Corte dei Conti, gente che prende doppi stipendi che cumula, consulenza a favore di altre enti pubblici, incarichi extra. Per il 2006 ci sono ventitrè pagine fitte di nomi. Il 30,8% dei giudici contabili nel 2006 ha svolto un doppio lavoro. Molti di loro non comunicano la cifra percepita. Nel libro si fanno i nomi. Addirittura nella magistratura siamo venuti a saper grazie a Report e poi all’inchiesta del Sole 24 ore che ci sono magistrati sepolti nella polvere, imbalsamati, sono i procuratori militari, giudici militari, che no fanno nulla. Uno di questi giudici a radio 24 si autodenuncia: “facciamo poco o nulla, comunque niente che giustifichi lo stipendio che prendiamo, che è identico a quello della giustizia ordinaria.Nei prossimi mesi dovrò presenziare a 15 udienze. Lavorerò cinque o sei mezze giornate al mese. Stop”.

E poi ci sono i consulenti, l’Espresso finora ne ha contati 261 mila, quanto una città di medie dimensioni: politici trombati, anche figli di ministri, anche maneger arrestati. Il tutto sono costati allo Stato nel solo anno 2006 1 miliardo e 500 milioni di euro. Scrive Caporale: selezionare i più assurdi tra gli incarichi per funzionare ai confini della realtà, è impresa vana. In Toscana è costato 100 mila euro lo studio sulla spiritualità femminile. A Roma, ha scritto il Corriere della Sera si sono spesi duecentocinquantamila euro per l’assistenza di api e alveari. Altrettanti per sostenere la riproduzione dei conigli laziali. A Rosolini, provincia di Siracusa, si è chiamato e pagato un ‘esperto per la lettura delle bollette telefoniche’.

In Campania addirittura salta fuori che nel Consiglio Regionale, siamo nel 2007, ogni partito aveva un monte punti da cui, poltrona dopo poltrona, doveva detrarre i punti ‘spesi’ con l’acquisizione delle poltrone. Una vera tessera a punti, come nei supermercati! Che rendeva perfetta, equilibrata, finalmente equa la spartizione. Per sfortuna dei politici – scrive Caporale – il prospetto finì nelle mani di un cronista de ‘Il Mattino’ che la rese pubblica. Il libro a pagina 50, pubblica il doppio schema.