L’americana Gianna Jessen ha partecipato ad un incontro pubblico organizzato dal “Movimento per la vita” di Biella

GIUSEPPE BRIENZA
da Vatican Insider

Gianna Jessen, 35 anni, sopravvissuta ad un aborto chimico richiesto dalla madre che non voleva assolutamente tenerla, è figura ormai nota nell’ambito del mondo “pro life” statunitense. Il “Movimento per la vita” italiano, sezione di Biella (www.mpvbiella.it), l’ha invitata il 1° febbraio scorso ad un incontro pubblico e, come accaduto in altre date del suo recente “tour” nel nostro Paese, gli organizzatori si sono visti costretti anche in questo caso a collegare una aula in videoconferenza per il numero imprevisto di partecipanti, oltre 800 persone. La Jessen è diventata un personaggio-simbolo della lotta anti-abortista da quando la sua vicenda personale ha ispirato “October Baby” (USA 2011, regia di Andrew e Jon Erwin, con Rachel Hendrix, Jason Burkey, John Schneider e Jennifer Price), film stroncato dal “New York Times” , ma che ha conquistato il cuore del pubblico americano incassando oltre 3 milioni di dollari. Gianna è nata viva in una clinica per aborti legata all’associazione statunitense “Planned Parenthood”. A aua madre, allora diciassettenne e al settimo mese di gravidanza, era stato consigliato di interrompere la gravidanza tramite aborto salino consistente nell’iniettare nell’utero una soluzione salina che corrode il feto e lo porta alla morte entro 24 ore. A dispetto di quanto previsto, Gianna vede la luce perché la tecnica dell’aborto salino non funziona e nasce quindi viva sebbene la mancanza d’ossigeno all’interno dell’utero le procuri una paralisi cerebrale e muscolare. Tuttavia Gianna impara a camminare con tutore all’età di tre anni, a vent’anni riesce a camminare senza tutore e, nel 2006, arriva a partecipare alla famosa maratona di New York per sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema dell’aborto. Come ha testimoniato nell’incontro di Biella, Gianna ha perdonato sua madre per aver tentato di ucciderla. Il suo dolore, infatti, “si è trasformato in speranza”, e la sua rabbia in desiderio di realizzare una missione che è divenuta la vocazione della sua vita, cioè “ottenere la parità di diritti al nascituro così come avviene per la donna che lo ha concepito”.

La giovane americana anche a Biella non ha fatto un discorso “pro life” organico e sistematico, ma ha cercato piuttosto di trasmettere una delle ragioni profonde del delitto abortivo: quella, cioè, ha affermato, “che sta dentro il cuore di quei genitori che uccidono proprio figlio. Da un lato una donna che mendica amore perché non è stata amata come figlia e non si vuole bene, d’altro lato un uomo vile che usa il corpo della donna e, poi, quando dovrebbe assumersi la responsabilità di difendere e proteggere la mamma e il bambino, fugge dimostrato tutta la sua codardia”. Il discorso della Jessen ha rafforzato in quei dirigenti del “Movimento per la Vita” presenti a Biella, l’intenzione di denunciare l’esponenziale aumento dell’aborto eugenetico, quello cioè indirizzato ai bambini disabili che, in realtà, sarebbero maggiormente degni di cure e di amore, come ha sottolineato la relatrice.

Dopo aver sbancato i botteghini Usa, il dvd di “October Baby” è da poco uscito in Italia in Dvd, ed è stato proiettato in diverse sale in occasione dell’ultima “Giornata nazionale per la vita”, celebrata in tutta Italia Domenica scorsa, 3 febbraio. Occasione della quale ha approfittato Benedetto XVI, parlando all’Angelus, per invitare ad aderire alla iniziativa in difesa della vita “Uno di noi”, promossa dai “Movimenti per la Vita” europei come proposta di legge di iniziativa popolare dei cittadini dell’UE, per chiedere la protezione della vita umana a livello comunitario sin dal concepimento.