La Conferenza episcopale italiana e la Corte dei conti hanno lanciato allarmi sulla salute del Paese. E’ urgente riuscire a recuperare l’etica nella politica
Aleks Kapllaj (Giornalista)

Sia la Cei che la Corte dei conti, hanno lanciato un allarme per i condizioni gravissime della “salute” del Paese, che soffre da due “tumori”, uno è quello delle mafie e l’altro quello della corruzione nella pubblica amministrazione. Oltre al senso etico da recuperare da tutti, ma soprattutto da chi governa, il primo segnale, si deve dare con queste elezioni regionali ed amministrative, facendo sì, che vengano eletti persone di grande qualità umana e professionale, che vedono il loro contributo in politica, come servizio per i cittadini e non per i loro affari e profitti.

Il documento sul Mezzogiorno della Conferenza episcopale italiana, presentato il 24 febbraio, esprime preoccupazione per la gravità della situazione di tutto il territorio del Sud, che secondo la Cei, “non è possibile mobilitare il Mezzogiorno senza che esso, si liberi da quelle catene che non gli permettono di sprigionare le proprie energie. Torniamo, perciò, a condannare con forza una delle sue piaghe più profonde e durature -un vero e proprio “cancro”, come lo definivamo già nel 1989, una tessitura malefica che avvolge e schiavizza la dignità della persona- , ossia la criminalità organizzata, rappresentata soprattutto dalle mafie che avvelenano la vita sociale, pervertono la mente e i cuori di tanti giovani, soffocano l’economia, deformano il volto autentico del Sud”.La criminalità organizzata non può e non deve dettare- rilevano i vescovi- i tempi e i ritmi dell’economia e della politica meridionale, diventando il luogo privilegiato di ogni tipo di intermediazione e mettendo in crisi il sistema democratico del Paese, perché il controllo malavitoso del territorio porta di fatto di una forte limitazione, se non addirittura all’ esautoramento dell’autorità dello Stato e degli enti pubblici, favorendo l’incremento della corruzione, della collusione e della concussione, alterando il mercato del lavoro, manipolando gli appalti, interferendo nelle scelte urbanistiche e nel sistema della autorizzazioni e concessioni, contaminando così l’intero territorio nazionale”. In una intervista in Radio Vaticana, il monsignor Mariano Crociata ha detto; “L’uscita del documento cade in una contingenza e evidentemente può dire qualcosa anche in questa contingenza, ma il suo sguardo è di lungo periodo. Non si può
limitare la sua valutazione, la sua parola, alla circostanza che ci vede poi impegnati come cittadini, in questo momento”, lasciando intendere che il testo va oltre la riflessione sull’attuale tornata elettorale.
“E’ importante- dice Crociata- da questo punto di vista, sottolineare il richiamo che i vescovi fanno all’esigenza di tenere presenti due principi fondamentali della Dottrina sociale della Chiesa, peraltro ampiamente e significamene riproposti dall’ultima enciclica di Benedetto XVI “Caritas in Veritate”, che sono la sussidiarietà e la solidarietà” intendendo la democrazia nel senso lato, cioè nel senso dello sviluppo, della crescita, del cammino del Paese”.
Il documento dei vescovi cade una settimana dopo l’allarme dei Corte dei conti sulla corruzione che considera il fenomeno come un “tumore maligno”, contro il quale non ci sono “anticorpi”, nella pubblica amministrazione e che con gli anni, addirittura sembra peggiorare. Nel 2009, le denunce sono infatti aumentate del 229%. Secondo il presidente della magistratura contabile, Tullio Lazzaro “c’è la necessità di recuperare il “senso etico” perché, se non c’è senso etico nell’ agire, non bastano mai i giudici, i carabinieri o le atre forze dell’ordine a combattere questo male”.
Invece, durante il suo intervento il procuratore generale Mario Ristuccia, a fianco alla malversazione vera e propria, vede tutte quelle serie di comportamenti che portano ad “un ingente spreco di risorse pubbliche” partendo dalle opere incompiute. I danni causate dal malfunzionamento del PA, hanno come conseguenze la mala sanità, le consulenze fuori legge, derivati che rischiano di indebitare le generazioni future per 20-30 anni. C’è un elenco lunghissimo dell’inefficienza gestionale della p.a. Sulle opere incompiute in particolare è molto lunga la lista presentata dalla Corte, alcune dei quali sono: chiusura del reparto di radioterapia dell’ospedale di Sora, a pochi giorni dalla sua apertura, alla mancata esecuzione di urgenti lavori di restauri del complesso monumentale di Santo Spirito in Sassia, il Palasport di Piancavallo costruito in occasione delle Universiadi del 2003 e mai utilizzati, l’Arsenale di Brindisi con i lavori mai
realizzati. Concludiamo con il caso delle opere del G8 alla Maddalena.
Comunque, sia la Cei che la Corte dei conti, hanno lanciato un allarme per i condizioni gravissime della “salute” del paese che soffre da due tumori, uno è quello delle mafie e l’altro quello della corruzione nella pubblica amministrazione. Oltre al senso etico da recuperare da tutti, ma soprattutto da chi governa, il primo segnale, si deve dare con queste elezioni regionali ed amministrative, facendo sì, che vengano eletti persone di grande qualità umana e professionale, che vedono il loro contributo in politica, come servizio per i cittadini e non per i loro affari e profitti.