Sulla crisi tra Santa Sede e Irlanda dopo i fatti di Cloyne

ROMA, giovedì, 21 luglio 2011 (ZENIT.org).- “Giusto chiedere più severità, ma giù le mani dal segreto della confessione”. E’ quanto ha detto questo giovedì a Vienna Massimo Introvigne, Rappresentante dell’OSCE (Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa) per la lotta alla discriminazione contro i cristiani.

Il sociologo italiano è intervenuto così sul tema della crisi diplomatica tra Irlanda e Santa Sede dopo la pubblicazione del rapporto sugli abusi di minori da parte di sacerdoti della diocesi di Cloyne, con minacce di rotture delle relazioni diplomatiche e un progetto di legge che, se approvato, obbligherebbe i sacerdoti a riferire notizie su abusi di minori anche se apprese in confessione.

Nel corso di un dibattito parlamentare sul Rapporto Cloyne, il premier irlandese Enda Kenny ha infatti attaccato duramente il Vaticano, accusandolo di non aver preso misure adeguate per fermare gli abusi sessuali dei preti cattolici sui minori.

Il premier ha fatto riferimento a un dossier pubblicato la scorsa settimana dalla Commissione “Murphy”, in cui è emerso che monsignor John Magee, Vescovo di Cloyne dimessosi nel 2010, ha ignorato le linee guida sulle norme di protezione infantile del 1996 elaborate dalla Conferenza Episcopale Irlandese non informando su almeno 9 denunce su 15 relative ad abusi sessuali, anche risalenti a tre anni fa.

A questo proposito i ministri dell’Interno Alan Shatter e quello dell’Infanzia Frances Fitzgerald hanno proposto una legge che stabilisce l’obbligo di denuncia nei casi di abuso sessuale su minore e che quindi costringerebbe un sacerdote cattolico a violare il segreto confessionale nel caso in cui il penitente rivelasse un crimine di questo tipo.

“Le ragioni dell’Irlanda, un Paese che vanta oltre mille anni di amicizia con la Santa Sede e che è turbato da quelli che lo stesso Benedetto XVI ha definito nella sua lettera del 2010 ai cattolici irlandesi  ‘atti peccaminosi e criminali’,  vanno comprese”, ha dichiarato Introvigne, il quale ha auspicato una più incisiva collaborazione fra autorità civili e religiose per la repressione degli abusi, e il franco riconoscimento da parte dell’episcopato irlandese degli errori commessi in passato.

“Il dialogo diplomatico – ha aggiunto Introvigne – deve, nello stesso tempo, aiutare a evitare  rimedi – come gli attacchi al segreto della confessione – peggiori dei mali che vorrebbero curare”. “Neppure i peggiori governi totalitari – ha aggiunto – hanno mai osato attaccare il segreto della confessione, e in un’epoca in cui l’anticattolicesimo protestante influenzava in modo molto pesante la vita politica degli Stati Uniti più volte la Corte Suprema di Washington dichiarò che violare il sacrario del confessionale cattolico avrebbe distrutto la nozione stessa di libertà di religione”.

“Come alcuni sacerdoti irlandesi hanno già dichiarato, se davvero questa legge dovesse passare, e saranno interrogati sul contenuto delle confessioni, non resterà loro che tacere e andare in prigione, posto che per la Chiesa il segreto della confessione è un obbligo gravissimo e irrinunciabile”.

“Ma ci si può augurare – ha sottolineato – che la Corte Europea dei Diritti Umani constati l’evidente violazione della libertà religiosa o, meglio ancora, che passata l’emozione di questi giorni il Parlamento irlandese non prenda neppure in considerazione l’approvazione della legge. Ci sono certamente altri modi per reagire a una crisi la cui gravità sarebbe peraltro sbagliato negare”.