Le più grandi nazioni del passato (Impero Romano) del presente (Stati Uniti d’America) e del futuro (Brasile), fondano la loro forza sul “patriottismo integratore”, ovvero sull’apertura all’altro, il quale però deve integrarsi ed essere attaccato ai valori della sua nuova patria

Alexandre Del Valle (Geopolitico)

La vicenda dei minareti e del burqa, e l’iniziativa francese vietare il Burqa nei luoghi pubblici, sono state delle occasioni interessanti per riffletere sull’identità nazionale e la civiltà europea di fronte a cio’ che Don Gianni Baget Bozzo ha chiamato, in un saggio da leggere ,”La sfida dell’islam”.

In molti hanno individuato nell’atteggiamento e nelle decisioni forti della Francia sul dibattito riguardo l’identità nazionale lanciato dal presidente francese Nicolas Sarkozy e il suo partito l’UMP un esempio da seguire, una via di riscatto, anche se ha volte caricaturata da un lato e idealizzato dall’altra. Per il momento “Sarko” è a favore di una risoluzione contro il burqa, non di una legge stricto sensu, cioè una risoluzione che diventerà una legge qualora non venga applicata nei fatti. In questo contesto di fermezza e di resistenza all’offensiva oscurantista e integralista lanciata dagli islamici radicali in Francia e in Europa, che vogliono banalizzare il velo islamico esigendo il burqa, Sarkozy ha avuto ragione di dire di recente che i musulmani in Europa, se vogliono essere integrati bene e accettati, devono anche loro “rispettare le nostre usanze e regole”, o andarsene. Che nessuno obbliga nessun immigrato musulmano a venire vivere in Europa, che saranno trattati con umanità e goderanno di tutti i diritti se rispeteranno le regole e l’identità nazionale di accoglienza, ma che “non saranno i benvenuti nel caso contrario”. Adesso vedremo se Nicolas Sarkozy sarà in grado di compiere e di imporre questo obiettivo difficile dopo tanti anni di auto-lesionismo e di ideologia anti-nazionale, anti-occidentale e di integrazione fallita per non dire rovesciata.

E chiaro che se non si rispetta l’uguaglianza dei sessi, la laicità, base fondamentale della democrazia moderna, e la libertà di pensare o di criticare le religioni, allora non ha niente che a fare con le nostre società aperte. In questo ambito, non c’è dubbio che la posizione espressa in parecchie occasioni contro il burqa da alcuni ministri della maggioranza e soprattutto dal Presidente di Io Amo L’Italia, Magdi Cristiano Allam, è una posizione sana, evidente, e che non ha niente che a vedere con “l’islamofobia”, al contrario, perchè le “prime vittime dell’islamismo totalitario”, del velo islamico, del burqa e delle tante altre “prigioni interiori” imposte dall’islamismo radicale sono i musulmani liberi e le musulmane liberei. E’ chiaro (non dovrebbe neanche essere necessario dovere precisarlo talmente che è evidente) che le posizioni contro il burqa espresse da alcuni uomini politici in Europa questi ultimi giorni non ha niente che a fare con il “rifiuto alla differenza” o ancor di meno con il razzismo, al contrario di quello che vorrebbero fare credere gli alleati rossi e “islamicamente corretti” di sinistra (pero anche di centro-destra a volte), diventati in generale pro-islamici in funzione anti-cristiana o anti-ebraica. E chiaro che il Presidente di Io Amo L’Italia Magdi Cristiano Allam ha ragione di chiedere, come Sarkozy, che non solamente il Burqa venga messo al bando, ma ogni forma di espressione di un islam conquistatore, anti-occidentale o comunitarista che sprecca un’ideologia di separazione, di odio e di rifiuto dei nostri valori giudaico-cristiani. Però Magdi Cristiano Allam ha anche ragione di osservare che il solo fatto di dovere discuttere oggi sull’opportunità o no di vietare il burqa rappresenta in se stesso una vittoria simbolica per gli islamici radicali, perchè adesso, in contrasto, il velo islamico è stato banalizzato. Mentre prima si parlava di vietarlo, appare adesso come una via di mezzo o un antidoto contro il Burqa…

L’emergenza di una reazione di vita e di auto-stima di fronte alla guerra psicologica dell’islamicamente corretto: il “patriotismo integratore”

In risposta alle ripetute offensive islamiche politico-religiose e proselite (vignette di Maometto, attacchi al Papa  per il suo discorso di Ratisbona, controversie sui minareti in Svizzera o sul burqa in tutta Europa, ecc), bisogna immediatamente rompere i tabù dell”‘islamically correctness” e del politicamente corretto, tabù che impediscono all’Europa di difendersi. Bisogna promuovere, in risposta all’ideologia di morte concepita dai complici rossi degli islamici radicali, cio’ che ho battezzato col nome di “patriottismo integratore”, cioè un’ideologia di vita, di amor proprio e di auto-stima, che Magdi Cristiano Allam descrive perfettamente nei suoi libri, in particolare in “Io Amo L’Italia”. E’ chiaro che si puo’ integrare gli immigrati solo se non siamo noi ad adattarci alle loro usanze e regole anti-laiche e a volte barbare, ma se al contrario siamo noi a trasmettere i nostri valori (ad imporli se bisogna), a diffondere il nostro amore per la nostra cultura, civiltà e patria, a condividere con gli altri, con quelli che accogliamo, la voglia di “vivere insieme” come diceva il grande storico Ernest Renan quando definiva il patriottismo e la Nazione come “un passato comune di cui si è orgogliosi, una storia, un voler vivere insieme, e tante altre cose da condivivere”. Molti ideatori del Risorgimento italiano la pensavano come Renan, ed erano influenzati dalle stesse idee nazionali moderne basate non sulla razza, la religione o il sangue, come il nazionalismo pangermanico, ma sulla condivisione di un’idea di società comune, sull’amore di una patria ideale fatta di valori, di ricordi del passato, ma sopratutto su progetti per il futuro, cioè su una nazione aperta agli altri e non chiusa, a condizione che “gli altri” ne rispettino i valori, ne condividano l’orgoglio e ne accettino il destino manifesto (come ad esempio il “Manifest destiny” degli Americani che credono fino ad oggi nel loro destino collettivo, nella loro, “missione nazionale”, e nella fede nel fatto che il loro “modo di vivere americano” sia “buono” per loro e per gli altri perchè fondato sui valori giudaico-cristiani universali che riconoscono come elemento sacro la libertà e la dignità della persona umana).

Questo “patriottismo integratore” sul modello argentino, americano, brasiliano, e anche francese, funziona e puo’ continuare a funzionare. Nel passato, ha permesso alla civiltà greco-romana di sopravivere. Ha “integrato” tanti orientali, tanti africani, tanti “barbari” germanici e tanti slavi. Tanti stranieri siriani, ebrei, sono diventati imperatori e dirigenti romani perchè condividevano l’amore della patria romana e del modo di vivere romano.Possiamo menzionare ad esempio Settimio Severo (Leptis Magna 146-York 211), Caracalla (figlio di Settimio  Severo), Filippo l’Arabo (nato a Shahba nel 204 circa) Più recentemente, la nazione leader dell’Occidente, l’America, è stata fondata sul patriottismo integratore (Obama è metà irlandese metà africano, Dukakis è metà italiano metà greco, Giugliani è figli d’Italiani, ecc), e uno dei futuri grandi leader del mondo geopolitico di domani, il Brasile, è totalmente fondato sul patriottismo integratore.

La nostra civiltà vecchia, prestigiosa, bella e di cui dovremmo essere molto orgogliosi invece di colpevolizzare in permanenza e di sottolineare sempre i punti negativi, merita che sia difesa. Perchè è ricca di culture, sagezza, perchè ci ha semplicemente dato la vita, ci ha fatto crescere, e perchè ha portato tanto a noi, a nostri padri e all’umanità. Dobbiamo essere “patrioti” come gli Americani lo sono, come i Brasiliani, gli Argentini, o i Canadesi di ogni origine o religione lo sono. Dobbiamo amarci e trasmettere il nostro amore per l’Italia, la Francia, il nostro paese, la nostra regione, la nostra civiltà, perchè è un principio di vita, di sopravivenza e di armonia. E se sentiamo che dobbiamo chiedere perdono per le colpe passate, allora ricordiamoci che il perdono è la base della vita e dell’amore e della vita in società. Non perdonare a se stessi non è meglio che non perdonare gli altri.

Dobbiamo quindi amarci, dirlo, senza odio, senza disprezzo per la altre culture e nazioni, ma bisogna essere patrioti senza dubbi e senza scrupoli superficiali o ipocriti, e senza colpevolizzazione, perchè la colpevolizzazione è il contrario e la perversione del riconoscimento della colpa.

Nel caso contrario, se la “cultura della morte”, basata sull’auto-colpevolizzazione permanente” e sulla volontà di scomparire per farsi “perdonare” al termine di una specie di “espiazione collettiva mortifera”, se l’anti-patriotismo e il politicamente corretto continueranno ad invadere le nostre coscienze depresse e fragili, piene di scrupoli, allora l’islamismo d’una parte e il nihilismo, dall’altra continueranno a progredire e a aumentare il livello della nostra “depressione collettiva suicida”. Moriremo come popolo e come civiltà. E siccome la natura e la cultura non amano il “vuoto”, il nostro relativismo-nihilismo sarà sconfitto, il vuoto di valori sarà naturalmente “riempito” dai valori di altre culture, anche totalitarie, ma “piene”, in particolare da culture e sistemi conquistatori e orgogliosi come “la nazione dell’Islam”, una nazione imperiale senza frontiere precise ma che propone una “risposta” alla “domanda” d’identità frustrata che rimarrà sempre nell’essere umano.

“La natura odia il vuoto”. Di fronte alla cultura della morte e del “Niente”, di fronte alla cultura suicida del colpevolismo e dell’autolesionismo, allora l’islamizazione trionferà senza difficoltà, naturalmente, senza guerre, e senza resistenze. Sarà aiutata dalla nostra scarsa o inesistente demografia e dalla natalità trionfante e combattiva degli extra-comunitari africano-musulmani. Disgraziatamente, quest’ultimi non avranno mai avuto l’opportunità di amare l’Italia o il paese europeo d’accoglienza, perchè quest’ultimo che non li ha mai chiesto o imposto di rispettare e amare le regole nostre, la nostra storia, la nostra cultura.

Il laicismo o l’indignazione a senso unico della sinistra e degli islamicamente corretti

I pro-islamici italiani o europei di ogni bordo che vogliono ritirare i crocefissi dalla scuole ma insegnare il Corano nelle stesse scuole o costruire dei minareti e moschee dappertutto, si contradiscono: sono ultra laicisti quando si tratta di chiudere la bocca alla Chiesa, ma diventano teocratico quando si tratta di lasciare gli islamici conquistare ogni volte umpo’ più del nostro spazio politico. La verità è che odiano non la religione in generale come pretendono, ma sopratutto la propria cultura occidentale giudaico-cristiana, che vogliono incoscentemente o no distruggere. Non è per caso che la sinistra e l’estrema sinistra sono cosi pro-islamiche da decenie. La sinistra laicista e illuminista e relativista ha sempre promosso la cultura islamica in funzione anti-occidentale, anti-cristiana, anti-sionista. Aderisce ad una cultura della morte e dell’auto-lesionismo che prende i suoi radici nell’Enciclopedia e in una corrente anti-cristiana dell’Illuminismo, che molto dopo, ha influenzato tutte le ideologie totalitarie europee: giacobinismo della rivoluzione francese, comunismo, nazismo, relativismo, ecc. La stessa cultura anti-clericale e anti-cristiana ha influenzato i  “buonisti” anche del centro-destra o altri islamicamenti corretti che si vogliono farsi perdonare un passato nero diventando pro-islamici e “immigrazionisti”. Si potrebbe chiedere a tutti quelli che accusano sempre la Chiesa e il cristianesimo di tutti i torti dell’umanità perchè non alzano mai la voce quando i cristiani e gli Ebrei sono massacrati e odiati in tutto il mondo islamico e perchè non denunciano con tanta forza il totalitarismo e la barbarie islamica? Rispondiamo per loro: primo, l’odio anti-cristiano interiorizzato da almeno due secoli di relativismo è più forte che il desiderio di “sopravivenza civilizazionale”. Secondo, è meno rischiato criticare il pacifico Papa, quando fa un discorso a Ratisbona, o i pacifici e liberali disegnatori di vignete di mahometa in Danimarca, che non i paesi o gruppi Musulmani totalitari arrabbiate, minacciosi e bellicosi…

In risposta a questo quadro psicologico e geopolitico disastroso e più che preocupan,te per l’Italia, per l’Europa nel futuro, bisogna 1/ primo, non disperare, non perdere mai la fiducia. 2/ Secondo, bisogna promuovere una cultura dell’auto-stima, dell’amore e della vita di fronte alla cultura dell’odio di se stessi. Bisogna rispondere all’odio con l’Amore, alla cultura della morte con la cultura della Vita, come scrive Magdi Allam nel suo libro imno alla vita “Viva israele” o come spiegava Papa Vojtila.

Li, come in Argentina, i figli d’Ebrei, d’Italiani, di Siriani, di Russi, di Tedeschi, di Libanesi e di Spagnoli sono tutti, e senza dubbio, dei Buoni Brasiliani cosi come in Argentina sono tutti degli Argentini patriotti orgogliosi di esserlo, come Carlos Menem, l’ex-Presidente peroniano diventato cristiano ma nato musulmano siriano, o Carlos Gardel, francese di Tolosa, nato in Francia ma cresciuto a Buenos Aires dove ha creato il Tango e dove è stato talmente bene integrato che tutti hanno dimenticato le sue origini francesi. In tutti questi casi, l’integrazione non si è fatta a partire di un comunitarismo, di una politica politicamente corretta secondo la quale si permette ai figli di Musulmani o altri di imparare il Corano e le origini a scuola per “rimanere” come i genitori e conservare le origini. Anzi, in questi casi, l’integrazione è stata permessa dal patriottismo, dal fatto di dovere recitare la mattina a scuola l’inno nazionale con orgoglio, dall’amore per la nuova patria e dall’integrazione o meglio detto assimilazione totale, fino al punto che la maggioranza degli Italiani d’ARgentina, del Brasile o dell’America cosi come la maggioranza dei Siro-libanesi dell’America non conoscono neanche la lingua dei padri e si sentono spesso prima di tutto e con orgoglio figli a 100 % della nuova patria che amano e per la quale sarebbero pronti anche a sacrificarsi per la propria sopravvivenza. E in verità l’unico modo di “fabbricare” dei nuovi cittadini orgogliosi della bandiera e capaci di convivere in armonia con i nativi. Come dice e scrive spesso Magdi Cristiano Allam, non siamo una “terra di Nessuno” o una terra “da conquistare”. Se non “conquistiamo” simbolicamente l’immigrato dandogli la fierezza di amarci e di amare la nostra patria, allora sarà lui a conquistarci d’un modo meno positivo e con rancore, disprezzo e spirito di rivincita rispetto a uno che giudica come inferiore perchè incapace di rispettarsi e farsi rispettare.

*Autore di Rossi, Neri, Verdi, la convergenza fra gli estremismi opposti, islamismo, comunismo, neonazismo, Torino, Lindau, 2009.