di Elisabetta Del Soldato
Tratto da Avvenire del 2 ottobre 2009

Per la prima  volta nel Regno Unito il testamento biologico è diventato strumento legale per un suicidio. U­na donna di 26 anni, Kerrie Wooltorton, di Norwich, ha ingerito del veleno ed è sta­ta lasciata morire dai medici perché ave­va firmato un biotestamento nel quale an­ticipava la sua volontà di uccidersi e chiedeva di non essere salvata. I sa­nitari l’hanno lasciata morire temendo che se le avessero evitato una fi­ne orribile sarebbero sta­ti incriminati «perché la donna – come hanno detto agli inquiren­ti – sapeva cosa stava facendo e aveva le capacità mentali di rifiutare le cure». Il sui­cidio di Kerrie è avvenuto due anni fa, ma ieri è stato oggetto di un’udienza alla fine della quale il coroner William Armstrong ha stabilito che la decisione dei medici è stata saggia perché «salvare la donna sen­za il suo consenso sarebbe stato illegale». Il caso è giunto otto giorni dopo il varo del­le discusse linee guida sul suicidio assisti­to nelle quali si stabilisce che non può es­sere incriminato chi aiuta un’altra perso­na a morire. Il testamento biologico, in­trodotto in Gran Bretagna nel 2005, con­sente ai pazienti di specificare a quali tipi di cure non vogliono essere sottoposti in caso di grave malattia che impedisse loro di esprimere le proprie intenzioni. Ma è noto che non è sempre possibile misura­re la lucidità di una persona. Kerrie Wool­torton, per esempio, soffriva di una forte depressione e questo, se­condo molti, getta dubbi sulla validità del suo testa­mento biologico. Gli stessi familiari hanno condanna­to il comportamento dei medici sostenendo che a­vrebbero dovuto salvarla anche contro la sua volontà. La donna a­veva già tentato il suicidio nove volte in­gerendo sostanze tossiche, sempre però salvata dai medici. Aveva dunque deciso di redigere un testamento biologico ‘sui­cidario’, ma dopo aver assunto il veleno aveva chiamato un’ambulanza. La Woll­torton è morta quattro giorni dopo esse­re stata ricoverata al Norfolk and Norwi­ch University Hospital. «Avrei infranto la legge – ha dichiarato ieri il medico che l’a­veva in cura, Alexader Heaton con una fra­se raggelante –, l’ho dovuto fare».