di Carlo Panella
Tratto da Libero del 17 novembre 2010
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Il governo inglese di David Cameron ha deciso di percorrere una strada scabrosa per fare fronte ad una possibile emergenza e di sborsare una decina di milioni per “comperare” il silenzio contro dieci terroristi islamici che hanno accusato gli agenti di Sua Maestà di avere suggerito agli agenti della Cia le domande durante interrogatori nel carcere di Guantanamo in cui erano stati sottoposti a torture. Binyam Mohamed, Bishar Al Rawi, Jamil el Banna, Richard Belmar, Omar Deghayes, Moazzam Begg e Martin Mubanga, ex terroristi si spartiranno dunque un notevole gruzzolo e naturalmente risalta il contrasto tra questa loro vincita alla lotteria e la triste sorte subìta invece dalle vittime del terrorismo islamico.

E’ questa una classica contraddizione tipica delle democrazie a fronte della guerra al terrorismo che è bene analizzare. Tutto nasce non dalle torture accertate, né dalla conclamata responsabilità dei servizi segreti inglesi in esse, ma dal fatto che i dieci ex (?) terroristi, appoggiati da organizzazioni umanitarie, sono ricorsi ad un tribunale del Regno per essere risarciti. Agli inizi del dibattimento la Corte ha deliberato di accedere alla richiesta della difesa di pubblicare addirittura ben milione di documenti riservati, al fine di accertare le eventuali torture e responsabilità. Tipico esercizio del Diritto in un paese democratico, ma con terribili conseguenze: la pubblicazione di questa massa sterminata di documenti segreti (che forse avrebbero permesso al Tribunale di accertare la verità), avrebbe inferto un colpo gravissimo all’intero antiterrorismo inglese (e americano), perché ovviamente questi documenti non riguardano solo questi dieci ex terroristi, ma tutte le operazioni antiterrorismo degli ultimi anni. Per evitare questo grave vulnus alla stessa sicurezza nazionale inglese, David Cameron ha quindi autorizzato questo “accordo extragiudiziario” che compra il silenzio e la rinuncia dell’azione penale da parte dei dieci ex terroristi. Il portavoce di Downing Street è stato chiaro: “non si è trattato assolutamente di un risarcimento”, anche perché la posizione ufficiale del governo inglese è di negare ogni partecipazione di agenti britannici a torture a Guantanamo o altrove, come ha affermato con forza il capo del MI6 (il Servizio Segreto inglese) John Sawers. Dunque gli ex terroristi guadagnano un bel gruzzolo a testa solo e unicamente se si impegnano a tacere, a abbandonare ogni azione legale e quindi a permettere che il mezzo milioni di documenti “sensibili” restino –come è indispensabile che restino- “top secret”. Un caso lampante di quali contraddizioni abbia l’Occidente nel condurre la guerra al terrorismo, che –come tutte- non può che essere “sporca” in alcuni suoi aspetti. “Sporcizia” che è non solo connaturata con il fatto bellico in sé: ma che anche è moltiplicata per mille dalla natura del nemico. Le torture di Guantanamo –che indubbiamente vi sono state- sono servite –lo attesta anche George W. Bush nella sua autobiografia a sventare attentati gravissimi anche in Inghilterra: all’aeroporto di Heathrow, nel centro finanziario di Canary Wharf e alla stessa Torre del Big Ben. Ma una democrazia è una democrazia e quando uno di questi terroristi decide di ricorrervi, non è facile, anzi è impossibile, che essa deroghi a sé stessa ed ecco la sciagurata decisione del Tribunale inglese di rendere pubblica, una mole tale di documenti segreti da far rabbrividire tutti i responsabili della Sicurezza Nazionale. D’altronde, la stessa cifra apparentemente spropositata di un milione a testa per comprare il silenzio, può giustamente essere considerata una saggia transazione dal governo inglese. Se infatti, il Tribunale inglese, alla fine del dibattimento, avesse accertato, o creduto di accertare, la corresponsabilità di agenti inglesi nella conduzione degli interrogatori con torture a Guantanamo, ogni ex terrorista avrebbe potuto ottenere una cifra vicina a quei dieci milioni a testa (in totale un centinaio di milioni di sterline) che gli avvocati avevano richiesto.