Battisti ed evangelici ostacolano le conversioni al cattolicesimo

KÖNIGSTEIN, venerdì, 24 luglio 2009 (ZENIT.org).- Alcuni gruppi protestanti nel nord-est dell’India stanno ostacolando migliaia di persone per evitare che si convertano al cattolicesimo, sostiene il Vescovo Jose Mukala di Kohima.

Il presule ha rivelato all’associazione Aiuto alla Chiesa che Soffre (ACS) che nella regione della sua Diocesi si sta verificando una recrudenscenza di attacchi e propaganda contro la Chiesa cattolica, includendo minacce piuttosto esplicite alla sua vita, distruzione di chiese e divieto di conversione da parte degli anziani dei villaggi.

Il Vescovo ha parlato ad ACS di alcune comunità battiste e di gruppi evangelici che operano nella regione, a prevalenza cristiana, dicendo che a molte persone è stata negata la libertà di religione.

“Nella Diocesi c’è un grande aumento di persone che vogliono diventare cattoliche, ma c’è una fortissima opposizione da parte di alcuni dei leader protestanti locali – ha confessato –. Ultimamente la situazione è molto peggiorata”.

“Se questa opposizione si fermasse, ci sarebbe un’ondata di conversioni al cattolicesimo”, ha aggiunto.

Per il Vescovo, alcuni evangelici e battisti sono allarmati per l’aumento del cattolicesimo a Koshima, nel cui distretto, nello Stato di frontiera del Nagaland, i primi cattolici sono stati battezzati solo nel 1951. Ora i fedeli sono 58.000 su una popolazione totale di 1,9 milioni, per la maggior parte evangelica.

Minacce e attacchi

Il Vescovo Mukala ha descritto come durante una visita alle famiglie cattoliche di un piccolo villaggio della Diocesi sia stato chiamato improvvisamente a un incontro parrocchiale nel quale l’anziano del luogo lo ha avvertito che “qualcosa gli sarebbe accaduto” se fosse tornato.

“Quando mi ha detto così ho risposto che se mi fosse accaduto qualcosa sarebbe stata responsabilità dell’anziano. Finora non è successo niente”.

In un altro villaggio, i fondamentalisti cristiani sono accusati della distruzione di una chiesa cattolica, che potrebbe essere ricostruita solo sotto la protezione della polizia.

La minaccia di ulteriori violenze ha costretto il Vescovo a intentare delle cause contro alcuni individui accusati di aver condotto gli attacchi alla chiesa.

Per il presule “l’opposizione non viene dai pastori protestanti, ma dai capi di villaggio”.

“Dicono che dovrebbero esserci uno Stato, una tribù e una religione. Stiamo cercando di convincerli che devono permettere alla gente di essere libera”.

Il successo del cattolicesimo

Il Vescovo Mukala ha spiegato la popolarità del cattolicesimo sottolineando il successo delle scuole diocesane, che hanno una reputazione migliore rispetto agli istituti gestiti dal Governo. Dei 20 istituti migliori della regione, 16 sono cattolici.

Le 150 scuole cattoliche diocesane, per la maggior parte primarie, hanno oltre 30.000 alunni.

“Le nostre scuole sono molto migliori delle altre per le suore che vi lavorano – ha spiegato –. La disciplina è buona e la gestione è efficace”.

“La Chiesa cattolica sottolinea l’integrità e il lavoro, e ciò attira le persone”.

“Tra la gente che vuole diventare cattolica c’è un desiderio autentico – ha concluso –. Le persone vogliono sapere cosa crediamo e perché”.