Conclusioni della plenaria della Pontificia Accademia per le Scienze Sociali

CITTA’ DEL VATICANO, giovedì, 7 maggio 2009 (ZENIT.org).- Il rispetto e la promozione dei diritti umani, così come l’autentica democrazia, hanno un impatto positivo sull’economia, per cui di fronte alla crisi economica servono risposte con “il maggior consenso e la maggior condivisione possibili”, sostengono esperti in scienze sociali di tutto il mondo.

Dal 1° al 5 maggio si è tenuta a Roma la sessione plenaria della Pontificia Accademia per le Scienze Sociali, durante la quale sono stati affrontati argomenti come il debito estero, la crisi finanziaria e la globalizzazione della solidarietà.

L’Accademia, il cui presidente è Mary Ann Glendon, fino a poco fa ambasciatrice degli Stati Uniti presso la Santa Sede, è stata creata da Giovanni Paolo II e ha l’obiettivo di promuovere lo studio e il progresso delle scienze sociali, economiche, politiche e giuridiche alla luce della dottrina sociale della Chiesa. I suoi esperti provengono da tutto il mondo, senza distinzione di confessione religiosa.

Ombretta Fumagalli, docente di Diritto Canonico presso l’Università di Milano, ne ha parlato nel corso di una conferenza stampa svoltasi questo mercoledì mattina nella Santa Sede, alla quale hanno partecipato Mary Ann Glendon e Marcelo Sánchez Sorondo, cancelliere dell’Accademia, e in cui sono state presentate le conclusioni dell’incontro.

Quanto all’universalità dei diritti umani, la plenaria ha concluso che “i diritti umani non hanno il loro fondamento né nella volontà dell’uomo né nei suoi desideri, ma nell’antropologia dell’ordine naturale”, afferma la conclusione al primo punto.

Il secondo punto riguarda il dialogo tra le religioni e la scienza, che “aiuta l’impegno comune in favore della giustizia e della pace e mostra come tutte le confessioni religiose possano aspirare al bene dell’uomo”. “Ordine naturale e scienza non sono in contrasto tra di loro”, afferma la conclusione.

I membri dell’Accademia hanno portato ad esempio a questo proposito il diritto alla vita: “Che l’embrione sia vita umana personale non è solo affermazione della Chiesa cattolica; è anche frutto della migliore ricerca scientifica odierna”.

Quando al tema dello sviluppo economico, si è concluso che “un aspetto democratico di governo e il rispetto dei diritti umani incidono positivamente sullo sviluppo economico di un Paese” e che è importante chiedersi se avviene lo stesso al contrario: “se lo sviluppo economico di un Paese porti sempre con sé più democrazia e più diritti umani”.

Il documento segnala anche che in molti Paesi la libertà religiosa continua ad essere violata, e ricorda il caso della Cina, dove all’inizio di aprile un Vescovo è stato arrestato. Le discriminazioni continuano anche in altri Paesi, soprattutto in quelli in cui i cristiani sono una minoranza. Questo fatto, si avverte, è dovuto “allo scollegamento dei diritti umani dall’ordine naturale”.

Il testo denuncia inoltre la mancanza di efficienza dello Stato per evitare questi fatti, sostenendo che quando uno Stato non opera efficacemente per fornire diritti fondamentali come quello all’alimentazione sta negando implicitamente questo diritto.

Circa la crisi, il documento conclude affermando che si deve cercare “una risposta globale che deve trovare il maggior consenso e la maggior condivisione possibili” e che in questo senso “si devono trovare mezzi e strumenti per garantire una giusta rappresentanza delle ragioni dei Paesi meno sviluppati”.

Termina infine ricordando che “rispettare il diritto naturale e promuovere la solidarietà e la sussidiarietà con le religioni e le popolazioni più povere così da eliminare le ineguaglianze sociali è un impegno per tutti”, sia per il settore pubblico che per quello privato.