di Gianfranco Amato
Tratto dal sito Cultura Cattolica.it il 9 gennaio 2011

Il Consiglio degli Stati della Confederazione elvetica, ovvero la Camera Alta del parlamento svizzero, ha proposto una legge per depenalizzare l’incesto, data la sua attuale marginalità.

Sì, una delle ragioni per cui si è ritenuta «obsoleta» quella fattispecie penale risiede, per i promotori della legge, nel fatto che secondo l’Ufficio federale di statistica, tra il 1984 e il 2007, sono stati registrati solo tre o quattro casi d’incesto all’anno. Ora, a prescindere dal fatto che il carattere penale di una norma non può dipendere dal numero di volte cui viene violata (anche l’omicidio in Svizzera è fortunatamente un evento abbastanza raro, ma non per questo qualcuno si sogna di ipotizzarne l’abrogazione), e senza considerare la difficoltà che nasce dall’accertamento di un simile reato, soprattutto se consumato privatamente da persone adulte consenzienti, resta da comprendere il perché di una simile iniziativa.

Se appare scontata la reazione di Barbara Schmid Federer del Partito Cristiano Popolare che ha definito la proposta «ripugnante», interessante appare, invece, il punto di vista del parlamentare e giurista Daniel Vischer del Partito dei Verdi, il quale ha parlato dell’incesto come di «una questione morale, a cui, però, non si può dare una risposta di carattere penale». Vischer ha anche affermato che personalmente non vede nulla di male nella libera scelta di avere rapporti sessuali fatta due adulti consenzienti anche se consanguinei, e che se tali rapporti possono ingenerare in qualcuno perplessità di ordine etico, bisogna sempre tener presente che «il codice penale non serve per risolvere problemi di natura morale».

E qui sta il punto. Questo ragionamento rappresenta quello che gli inglesi definiscono, con un’efficace espressione, una slippery slope, un pericoloso piano inclinato in cui, alla fine, nel frullatore del giustificazionismo relativista rischia di finirci di tutto, persino la pedofilia (non è un orientamento sessuale come un altro?), il cannibalismo, la nudità, eccetera.

Il caso svizzero mi ha colpito anche perché ha destato un certo scalpore a livello internazionale. Scalpore che però non si è notato quando nel Senato della Repubblica italiana, il 14 ottobre 2008, è stato presentato un analogo disegno di legge (S. 1155) avente per oggetto l’abrogazione del reato di incesto e dei reati contro la morale familiare, a firma dei senatori radicali Donatella Poretti e Massimo Perduca. Nella relazione al disegno di legge – che il 10 novembre 2008 è stato assegnato alla 2ª Commissione permanente (Giustizia) in sede referente – i proponenti giustificano l’iniziativa sull’assunto che il reato d’incesto «crei confusione tra peccato e reato, tipica di leggi di Stati confessionali e non laici come il nostro», arrivando a citare espressamente – ed a sproposito – il Presidente della CEI mons. Bagnasco.

Dagli anni ‘70, del resto, esiste un tentativo ideologico di sdoganare il tabù dell’incesto in nome della liberalizzazione sessuale. Già l’attivista Shulamith Firestone, una canadese di origini ebraiche icona del movimento radicale femminista in quegli anni (fu tra i fondatori del New York Radical Women, del Redstockings, e del New York Radical Feminists) nel suo famosissimo best seller The Dialectic of Sex (1970), sintesi in salsa femminista delle idee di Sigmund Freud, Wilhelm Reich, Karl Marx, Frederick Engels, e Simone de Beauvoir, riteneva che con l’erosione della famiglia e l’eliminazione dei tabù relativi all’incesto ed alla repressione sessuale (considerati conseguenze inevitabili della vita familiare), sarebbe finalmente nato qualcosa di nuovo.

La psicosessualità al potere – secondo la Firestone – avrebbe dato vita ad un nuovo tipo di amore, un amore veramente libero, e con esso la possibilità di un vera felicità.

Più esplicito è stato lo psicologo Americano Wardell Baxter Pomeroy nel suo controverso libro A New Look at incest (1977), una nuova visione dell’incesto, in cui la teoria a favore dei rapporti sessuali tra consanguinei si spinge davvero avanti:

Possiamo registrare molte relazioni sessuali serene e reciprocamente appaganti tra padri e figlie. Questi possono essere occasionali o duraturi, ma non hanno alcun effetto negativo (…). L’incesto tra adulti e giovani può rappresentare un’esperienza capace di soddisfare ed arricchire (…). Quando sussiste una mutua e sincera attenzione per l’altra persona, piuttosto che un atteggiamento di egoistico possesso focalizzato sul proprio godimento sessuale, allora la relazione incestuosa può davvero funzionare perfettamente. L’incesto può arrivare ad essere una piacevole, innocua e persino arricchente esperienza.

Alquanto significativo, poi, è che il libro del dottor Pomeroy sia stato promosso e consigliato dall’International Planned Parenthood Federation (IPPF) – di cui lo stesso Pomeroy è stato prestigioso membro –, una potente organizzazione abortista mondiale con sede a Londra e presente in 189 Paesi, specializzata, fin dal 1952, nella pianificazione familiare (rectius contraccezione ed aborto), che riceve finanziamenti pubblici per progetti speciali dalla Commissione Europea e dal Fondo delle Nazioni Unite per la Popolazione, e che collabora con diverse istituzioni internazionali, tra cui l’UNICEF, l’Organizzazione Mondiale della Sanità, l’Organizzazione per lo Sviluppo e la Cooperazione Economica, e così via.

Questo il clima culturale e la potenza di fuoco che sta dietro chi sponsorizza la legalizzazione dei rapporti sessuali tra consanguinei.

Eppure l’incesto – il cui nome deriva dal latino in-castus, impuro – è pratica ripudiata pressoché da tutti i popoli di ogni latitudine, periodo storico e cultura, un tabù prevalentemente dettato dalla preoccupazione per la difesa della specie umana, in senso sociale piuttosto che biologico. Per questo la Chiesa cattolica, ad esempio, ha sempre condannato l’incesto per la sua intrinseca capacità di corrompere le relazioni familiari e segnare un regresso verso l’animalità. Ed è per questo che la società può ben difendersi con l’arma della sanzione penale.

Nel suo saggio Le strutture elementari della parentela (1949) l’antropologo e filosofo francese Lévi-Strauss affronta questo delicato tema legandolo alla relazione che corre tra l’esistenza biologica e l’esistenza sociale dell’uomo, ed arrivando ad affermare che «la proibizione dell’incesto costituisce il passo fondamentale grazie al quale, per il quale, e soprattutto nel quale si compie il passaggio dalla natura alla cultura». Quest’ultima affermazione la dice lunga sul passaggio evolutivo della società che i liberalizzatori dell’incesto intenderebbero propugnare.