Ennesima proposta di legge che finisce nel grottesco. L’ideologia gender «si consegna mani e piedi al ridicolo». 

La Svezia è davvero il paese dove il politicamente corretto finisce nel grottesco. Prima Egalia, l’asilo dove non esistono più maschietti e femminucce, poi i giocattoli per bambini neutri, quindi la messa al bando dell’omino di pan di zenzero perché razzista. L’ultima, in ordine di tempo, è di qualche giorno fa e riguarda l’espressione «donna incinta».

Lo segnala oggi in un articolo il Foglio, scrivendo che è stata presentata una proposta di legge per modificare la dizione “donna incinta” con quella di “persona incinta”. La fisima linguistica si spiegherebbe col fatto che non si vogliono discriminare i transessuali che hanno cambiato sesso e che sono quindi diventati uomini dopo essere state donne. Come li dobbiamo chiamare, qualora – avendo mantenuto la capacità di procreare – un giorno rimanessero incinta?

Ecco quindi l’escamotage, in modo che nessuno si offenda. Ha ragione il Foglio a commentare: «La proposta di legge svedese è l’ennesima prova di come l’illusione di sovrapporre l’arbitrio del linguaggio e del politicamente corretto alla realtà dei fatti finisca per partorire (è il caso di dirlo) vere mostruosità logiche e linguistiche, prima ancora che giuridiche. Ogni volta che si fa appello all’ideologia gender bisognerebbe ricordarsi che si rischia di consegnarsi mani e piedi al ridicolo. Quel ridicolo che, in certi casi, è il peggior peccato del mondo».