di Marta Lago

Una società che “si dimette” dalla sua volontà di vivere, che perde coraggio e teme il futuro:  una situazione urgente, alla quale però i vescovi spagnoli rispondono con speranza attraverso la “Dichiarazione sulla crisi morale ed economica”, approvata nella recente assemblea plenaria e presentata alla stampa questo venerdì nella sede della Conferenza episcopale spagnola. S’individuano – come ha spiegato monsignor Juan José Omella, membro della commissione episcopale della Pastorale sociale – le vittime principali della crisi:  le famiglie, soprattutto quelle numerose, e i giovani, i proprietari di piccole e medie imprese, gli agricoltori e gli allevatori, gli immigrati provenienti da Paesi poveri. I presuli ammoniscono contro la scarsa tutela sociale per la famiglia e la riduzione dei diritti degli immigrati, a partire dall’approvazione della nuova legge sugli stranieri. La disoccupazione colpisce in molte famiglie tutti i loro membri. Il numero dei disoccupati è di oltre quattro milioni, ha ricordato monsignor Omella.

Nell’insieme, la crisi sta diffondendo paura nel futuro; data la sua gravità, i vescovi spagnoli segnalano alcune cause al fine di poter individuare le soluzioni. La perdita di valori morali è il fattore scatenante. Ne sono esempi la mancanza di onestà, l’avidità, la carenza di controllo delle strutture finanziarie. “In fondo – ha sottolineato il vescovo Omella – non è solo una crisi economica e occupazionale. Crediamo che esista una crisi etica, morale, una crisi dell’uomo. Non è una crisi materiale, è una crisi antropologica”. Il vero sviluppo, ha aggiunto il presule, “non deve riguardare l’uomo solo nel suo essere materiale, ma tutto l’uomo e tutti gli uomini; il vero sviluppo è possibile solo con Dio”.
Sono punti chiave dell’enciclica Caritas in veritate che illumina tutta la Dichiarazione episcopale, nella quale fra l’altro si afferma che “l’aspirazione a ottenere uno sviluppo integrale richiede un rinnovamento etico della vita sociale ed economica che tenga conto del diritto alla vita”. Si sottolinea così il monito di Benedetto XVI contenuto nell’enciclica sopracitata, poiché, ha precisato nella presentazione il vescovo ausiliare di Madrid e segretario generale della Conferenza episcopale, monsignor Juan Antonio Martínez Camino, “se si perde la sensibilità ad accogliere una nuova vita, appassiscono altre forme di accoglienza proficue per la vita sociale”. Si tratta del “dramma sociale dell’aborto”, ha precisato, poiché “un popolo che assiste con il suo assenso sociale e legale a togliere la vita ai suoi figli è un popolo che non è preparato per la solidarietà fraterna”, e tutto ciò ha “gravi conseguenze sociali ed economiche”. Rispondendo alle domande dei giornalisti presenti, monsignor Martínez Camino ha ammonito contro il serio passo indietro che implica il progetto di legge sull’aborto in Spagna “rispetto all’attuale legislazione depenalizzante, che è già di per sé ingiusta”. “Nessuna persona – ha aggiunto – che rispetti gli imperativi della retta ragione può dare il proprio sostegno a questo progetto di legge”; “non ci può essere un sistema giuridico giusto che accetti e autorizzi legalmente il togliere la vita a un essere umano e ancor meno – come succede nel progetto normativo – che tale lesione grave del diritto alla vita pretenda di essere considerata come un diritto. Come può essere un diritto ledere il diritto alla vita dell’essere umano? È un controsenso morale e giuridico”, ha denunciato. Il presule ha poi richiamato l’attenzione su un fenomeno “praticamente unico nella storia dell’umanità”:  “in situazioni di bonaccia economica e sanitaria la popolazione diminuisce, anche quando non c’è stata una crisi”. Si deve a una “mentalità ostile alla vita umana, a una condizione di mancanza del senso della vita e della speranza necessaria per vivere”; “le popolazioni si dimettono dalla loro volontà di vivere”, ha concluso il segretario generale della Conferenza episcopato spagnola. Da qui la “perdita di stimolo alla creatività, di impulso economico e sociale, e, naturalmente, la gravissima lesione alle radici della solidarietà e della fraternità”.
I vescovi spagnoli chiedono nella loro Dichiarazione “una riconversione  morale in tutti i sensi, anche nell’economia”, ha ribadito monsignor Omella, attraverso la quale si tenga conto della centralità della persona umana, che deve essere considerata al di sopra delle ideologie. Un impegno al quale i vescovi di Spagna invitano tutti e al quale destineranno l’1,5% del fondo comune interdiocesano. I presuli sono consapevoli della “responsabilità fondamentale dei poteri pubblici nella promozione di soluzioni anticrisi”. Hanno tuttavia concluso dicendo che “sarà pure necessario che, come Chiesa samaritana, collaboriamo con altre istituzioni e organizzazioni sociali nella solidarietà alle vittime della crisi”.

(©L’Osservatore Romano – 12 dicembre 2009)