Un documentario racconta l’esperienza di padre Ghennadij e della sua chiesa galleggiante

di Luca Marcolivio

TERNI, giovedì, 24 novembre 2011 (ZENIT.org) – L’immagine della barca ha un fortissimo potere evocativo nella storia del cristianesimo. In particolare con riferimento all’attività di pescatore nel Mare di Galilea di San Pietro, il principe degli Apostoli.

Non è da escludere che abbia pensato proprio alle origini della Chiesa, padre Piotr Ghennadij quando, ormai più di dieci anni fa, ha costruito un vero e proprio edificio sacro a bordo di un battello, girando poi in lungo e in largo sulle acque del Volga e del Don e portando ogni anno la fede cristiana in centinaia di villaggi sulle sponde dei due imponenti fiumi russi.

La peculiarissima esperienza di padre Ghennaddij è stata illustrata in un documentario della durata poco meno di un’ora, trasmesso per la prima volta in Italia, ieri pomeriggio all’Umbria International Film Festival. Il film, intitolato La chiesa galleggiante è diretto da Nello Correale ed è già stato trasmesso dall’emittente tedesca MDR.

Il mediometraggio racconta di come, a metà degli anni ’90, Piotr Ghennadij, sposato e padre di due gemelli di 5 anni, di professione operaio navale, si ritrova improvvisamente senza lavoro, a seguito degli sconvolgimenti socio-economici della Russia post-comunista.

“L’idea di una chiesa galleggiante – racconta il sacerdote ortodosso durante il documentario – mi venne in mente nel 1996 un giorno che attraversavo l’Oceano atlantico, da Volgograd a Toronto, con mio figlio”.

“Quel giorno fummo vittime di una tempesta – prosegue padre Ghennadij – e rischiammo di annegare. Allora dissi a mio figlio: siamo nelle mani di Dio. Se sopravviviamo giuro che costruirò una chiesa per ringraziare il Cielo”.

Gli sconvolgimenti vissuti in quegli anni, porteranno Ghennadij non solo a riscoprire pienamente la fede cristiana ma ad abbracciare la scelta del sacerdozio nella chiesa ortodossa russa (che permette il presbiterato anche agli uomini sposati).

Messa a servizio della fede la propria perizia di operaio saldatore, padre Piotr si mette così a costruire con le proprie mani, pezzo per pezzo, una vera e propria chiesa galleggiante – con tanto di cupolette a forma di cipolla nella tradizione ortodossa – sullo scafo di un vecchio rimorchiatore militare.

L’opera apostolica di padre Ghennadij coinvolge numerosi villaggi fluviali sul Lungovolga nella diocesi di Volgograd (ex Stalingrado) solcando le steppe della zona di Astrakan e Saratov fino ad toccare la Calmucchia, unica regione russa con una significativa presenza di buddisti.

La parrocchia-battello percorre le più lunghe distanze in particolare nei mesi estivi, tuttavia nemmeno durante i gelidi inverni steppici, l’attività evangelizzatrice di padre Ghennadij si ferma del tutto.

Il documentario inizia con la suggestiva immagine delle lastre di ghiaccio  fluviali che si spezzano e si sciolgono ai primi tepori primaverili: è il richiamo simbolico alla primavera della fede che sta rianimando la Russia, dopo gli anni del gelo comunista.

Il mediometraggio raccoglie poi numerose testimonianze di gente comune, per lo più contadini del bassopiano del Volga, che ha raccontato il proprio riavvicinamento alla Chiesa ortodossa, dopo aver sentito in lontananza gli scampanii di padre Ghennadij in mezzo al fiume. Molti di loro, educati al più severo ateismo comunista, non avevano mai visto una chiesa prima di allora.

Altre persone intervistate – più avanti negli anni – rievocano quando, durante il regime staliniano si rischiava la vita a fare professione pubblica della propria fede, delle novene clandestine e di tutti i sotterfugi a cui i ministri del culto dovevano andare incontro per salvarsi la pelle, sottolineando la gioia di aver potuto riprendere la vita sacramentale grazie a padre Piotr e al suo originale mezzo.

“Venni a sapere per la prima volta della chiesa galleggiante di padre Ghennadij, un giorno che mi trovavo in Asia centrale per un altro documentario – racconta a Zenit, il regista Nello Correale -. Quando poi ho conosciuto personalmente il suo ideatore, mi sono trovato di fronte ad una vera e propria icona”.

“Nel mio documentario – ha proseguito il regista – ho colto personaggi che vanno molto al di là della loro geografia. Oltretutto è significativo che questa chiesa galleggiante operi in una terra che è un vero e proprio crocevia di religioni: la chiesa ortodossa, l’Islam e, più a Sud, anche il buddismo”.

La chiesa galleggiante, prodotto dalla Paneikon e coprodotto da MDR Germania, Paramonti productions e dal Ministero dei Beni e le Attività Culturali, è in procinto di essere distribuito negli USA, mentre il debutto sulla TV italiana dovrebbe avvenire il prossimo anno.