L’attuale violenza con cui Teheran sta cercando di stroncare le proteste è il segno che il regime fondato da Khomeini è forse giunto al capolinea
Aleks Kapllaj (Giornalista)

Se la Guida suprema iraniana, l’ayatollah Ali Khamenei, afferma che “l’opposizione sarà eliminata agli occhi della nazione”, e subito dopo susseguono le violenze di questi giorni, vuol dire che è iniziato il conto alla rovescia, che determinerà la fine di un regime teocratico dittatoriale.

Le proteste degli oppositori e la reazione dei pasdaran di eliminare o di fermare le contestazioni ed ogni speranza per cambiamenti nella politica interna ed internazionale di Teheran, porterà non solo lo scontro diretto per il potere che è il primo scopo dei dirigenti dei manifestanti, ma oggi i valori della democrazia e della libertà e della speranza che si trasmettano tramite l’internet dalle democrazie internazionali, porteranno il loro paese verso cambiamenti storici, verso il rovesciamento del regime degli ayatollah. Oggi, più che mai, è importante un informazione corretta che arrivi ai cittadini onesti iraniani, che aspirano alla libertà e che non si sentano soli. Per confermare la consapevolezza che Ahmadinejad è il nemico numero uno per il popolo iraniano come erano per i loro popoli Hitler, Lenin, Stalin, Mussolini, Pinochet, Milosevic, Fidel Castro, Pol Pot, Enver Hoxha. Che Mahmoud Ahmadinejad ( lo strumento degli ayatollah) è lo
stratega dell’espansione e della resistenza del terrorismo. Tutti i dittatori, vecchi e nuovi, hanno avuto la loro ascesa al potere (soprattutto nel secondo o terzo mandato), con il loro progetto per la distruzione di una minoranza, di un paese, di una democrazia o di una religione, sempre in nome del loro popolo, il quale viene convinto con la demagogia o con la violenza, usata contro l’opposizione vera. Se fino a ieri l’obbiettivo di Ahmadinejad era per distruggere Israele, cosa che lo conferma tutto l’operato dell’ Iran, nella costruzioni delle centrifughe che producono l’uranio arricchito per la nucleare ( che non può essere mai pacifico quando è nelle mani dei dittatori), e lo dice la presenza dell’Iran in Iraq, Afganistan, Siria, Libano, Sri Lanka e nella Striscia di Gaza per uccidere le democrazie di questi paesi, la minaccia contro il diritto di esistere di un paese, vuol dire una minaccia anche per i cittadini del suo paese
aspiranti ai diritti umani fondamentali. Ormai tutti devono essere consapevoli che ogni dittatore è una minaccia mondiale, è il primo segnale è la violenza e la repressione contro la sua popolazione. Le minacce dell’Iran contro Israele e l’Occidente in generale, e il continuo attuazione del progetto per costruire l’arsenale nucleare, non sono da sottovalutare. Oggi più che mai abbiamo una consapevolezza del pericolo che Iran, rappresenta anche per i paesi arabi confinanti.  Da un sondaggio fatto in 18 paesi arabi , un terzo degli intervistati, dichiara che Teheran è una minaccia anche per Stati arabi quanto per Tel Aviv, e 80% di loro non credono
nelle rassicurazioni di Ahmedinejad riguardo il “nucleare pacifico”.
Invece in America secondo un sondaggio commissionato da The Israel Project il 51 % degli americani sarebbe favorevole a bombardamenti mirati su siti nucleari, nel caso in cui Teheran non rispettasse le indicazioni delle Nazioni Unite. Il 61% degli americani sosterrebbe inoltre un intervento militare di Washington a sostegno di Israele,  nel caso in cui lo Stato ebraico- in seguito ad un bombardamento dei siti nucleari iraniani- venisse attaccato a sua volta da Teheran, magari attraverso Hezbollah e Hamas. Il 78 % degli intervistati crede infine che “ a dispetto di tutti i problemi interni, l’America deve continuare a lavorare duro per frenare il programma nucleare iraniano”.( fonti l’Occidentale)
Tutto questa situazione, che si aggrava ogni giorno che passa, significa che è arrivato il momento di isolare il regime dittatoriale degli ayatollah,  e di appoggiare l’opposizione vera che sia in grado di rovesciare il male che c’è nel loro Paese.