Intervista a Wahied Wahdat-Hagh, esperto sulle questioni dell’Iran

di Michaela Koller

BRUXELLES, venerdì, 27 novembre 2009 (ZENIT.org).- L’esperto  sulle questioni dell’Iran, Wahied Wahdat-Hagh, in un’intervista a ZENIT, ha messo in guardia sui pericoli che corrono le migliaia di cristiani in Iran a causa dell’imminente legge sull’apostasia.

L’analista di origine iraniana ha spiegato che coloro che appartengono a minoranze religiose sono visti come cittadini di serie B e considerati a volte perfino fuorilegge. L’esperto ha affermato, inoltre, che il komeinismo impedisce all’Iran una fruttuosa cooperazione internazionale.

Wahdat-Hat, esperto in scienze politiche, è senior fellow presso la European Foundation for Democracy a Bruxelles.

La fondazione studia dal 2005 l’islamismo a livello mondiale e riceve fra l’altro sovvenzioni promozionali anche dall’Unione Europea e da governi nazionali.

Wahdat-Hagh ha scritto un saggio dal titolo “L’Iran, ad esempio: la persecuzione dei cristiani nella Repubblica islamica” inserito nel volume “Feindbild Christentum in islam” (“Cristianesimo nemico in islam”), pubblicato nel 2009 da Ursula Spuler-Stegemann per i tipi della Herder.

Papa Benedetto XVI ha esortato il nuovo ambasciatore della Repubblica islamica dell’Iran presso la Santa Sede, Ali Akbar Naseri, in occasione della presentazione delle sue Lettere credenziali, a vegliare affinché l’Iran osservi il diritto dei cristiani alla libertà di religione. Qual è lo status giuridico dei cristiani in Iran?

Wahdat-Hagh: Bisogna distinguere, innanzitutto, fra i cristiani etnici tradizionali e i nuovi movimenti cristiani in Iran. Le Chiese armena ed assira si sono più o meno adeguate, anche se chi ne fa parte non può vivere come vorrebbe. Ad esempio i loro seguaci vengono sistematicamente discriminati e le donne devono sottostare alla legge del velo obbligatorio. I cristiani e i membri di religioni riconosciute, come gli ebrei ed i seguaci di Zoroastro vengono considerati “dhimmi” (termine arabo riferito alle popolazioni non islamiche). In effetti i “dhimmi” vengono considerati di serie B, poiché non hanno gli stessi diritti degli sciiti. Per altro anche i cristiani sono considerati miscredenti. Solo colui che riconosce il Corano quale ultima rivelazione di Dio è un credente. I miscredenti (kafir) vengono anche considerati “sporchi”.

Cosa accade alle minoranze che non hanno nemmeno lo status di “dhimmi”?

Whdat-Hagh: Vi fanno parte i “baha’i”. Vengono considerati fuorilegge. La vita di un cristiano nella prassi giuridica iraniana vale meno di quella di un musulmano, ad esempio nel caso del risarcimento danni dopo un incidente stradale. La vita di un “baha’i” non ha in questo senso alcun valore. Il motivo è la loro fede in un Dio che si è rivelato dopo Maometto. Inoltre i “baha’i” credono alla parità di diritti fra i sessi e al precetto di adoperarsi per la pace mondiale. Oltre a questo rinunciano alla violenza politica. Sono tutti temi che per l’islam fondamentalista-totalitario, come riflette la dottrina dello Stato in Iran, sono argomenti tabù.

Il Papa ha inoltre ricordato la lunga tradizione della Chiesa cattolica in Iran. Le diverse Chiese cristiane vengono colpite duramente allo stesso modo dalle limitazioni alla libertà religiosa?

Wahdat-Hagh: Gli iraniani che negli ultimi anni sono passati al cristianesimo e si sono uniti al crescente Movimento Hauskirche (Chiesa Domestica) si trovano in gran pericolo. Secondo quanto riferito da alcune fonti, l’Hauskirche è diventanta nel frattempo in Iran più forte della Chiesa cattolica. I convertiti vengono considerati apostati e possono essere giustiziati. Nell’islam un musulmano non può passare ad un’altra fede. Per tale motivo vi è la pena di morte. Una nuova legge in odore di apostasia, che renderà la pena di morte legge di Stato, dovrebbe essere varata nel corso di quest’anno. E allora centinaia di migliaia di persone saranno in pericolo.

Il Papa ha definito la libertà di fede e di coscienza fonte di ogni altra libertà. Che significa questo in concreto prendendo come esempio l’Iran?

Wahdat-Hagh: Il Papa ha fatto un’affermazione molto giusta. Questo punto è ancora nell’islam un grave problema. I musulmani liberali sostengono tuttavia che nell’islam non vi è costrizione. Ma secondo la legge nessun musulmano può lasciare l’islam, poiché il Corano è l’ultima parola di Dio. Per l’Iran ciò significa che non vi è libertà di fede e di coscienza e perciò non esistono altre libertà. Nella Repubblica islamica dell’Iran non esistono i diritti delle donne, come non esiste libertà di stampa. Ne è intaccata anche la libertà di riunione e associazione. E proprio per questo ne va del diritto alla vita degli apostati. La libertà di religione e di coscienza viene proibita dalla Costituzione, dal momento che in Iran tutto viene sottoposto alla legge islamica.

Molti osservatori evidenziano nel regime del Presidente Mahmoud Ahmadinejad dei massicci attacchi ai diritti umani. Come hanno agito nei riguardi del diritto alla libertà di religione altri personaggi, come Mir-Hossein Mussavi?

Wahdat-Hagh: Quando negli anni ’80 Mussavi era Primo Ministro, l’intera opposizione laica fu completamente annientata. All’epoca mise in guardia il paese contro una cooperazione con gli USA e l’Europa. Nel conflitto islamico interno per il potere si è radicalizzato il movimento sociale liberale che Mussavi considera come scudo protettivo. Mussavi si richiama ancora oggi all’ideologo totalitario e capo rivoluzionario, l’Ayatollah Khomeini. Tuttavia alcuni dicono che egli è cambiato. Il futuro dovrà dimostrare se abbandonerà o meno la dittatura totalitaria della Repubblica islamica.

Il Papa ha affrontato inoltre il tema della cooperazione internazionale con l’obiettivo della pace globale. Quali passi bisogna compiere affinché l’Iran accetti in modo credibile questo invito?

Wahdat-Hagh: Il punto è: cosa deve fare l’Iran per arrivare attraverso la cooperazione internazionale ad una pace globale. Non è sufficiente che ideologi come Khatami parlino di dialogo tra le civiltà. L’Iran deve superare l’ideologia totalitaria del khomeinismo e consentire ai propri concittadini le libertà fondamentali. Un Iran democratico può collaborare in modo credibile alla pace globale. L’Iran ha il potenziale per una società civile.