di Francesco Amicone da Tempi.it

Dopo le accuse di discriminazione, le associazioni scout inglesi aprono a una variante della “promessa” per i bambini atei. I piccoli scettici non giureranno più al cospetto di Qualcuno cui non credono.

«Sul mio onore prometto che farò del mio meglio, il mio dovere al cospetto di Dio e della Regina, per aiutare altre persone e rispettare la legge degli Scout». È da più di un secolo che, per diventare scout, i bambini inglesi devono fare questa promessa. Ma per gli atei, costretti per anni a giurare al cospetto di un Essere a cui non credono, e per i loro figli, è giunta l’ora del cambiamento. Posto che nel Regno Unito è più facile mettere in discussione la religione che la monarchia (anche se poi coincidono), gli scout anglosassoni, sotto il tiro delle associazioni atee e della commissione per le pari opportunità britannica, secondo il Guardian, produrrano a breve una promessa alternativa per rispondere alle esigenze dei non credenti. Dunque la connotazione religiosa dello scoutismo, essenziale fin dalle sue origini, inizia a vacillare, almeno in Inghilterra.

IL CASO. Tanta indignazione fra le associazioni atee lo suscitò quello che ritennero un increscioso episodio di discriminazione. George Pratt, piccolo ateo undicenne, fu bocciato all’esame di scout proprio per il rifiuto di fare quella odiosa promessa, come tutti gli altri bambini, al cospetto della Regina e di Dio. Quel che non è chiaro è il motivo di tanto zelo da parte del piccolo scettico. Anche se fosse stato giustificato dal senso di onestà, dall’impossibilità di giurare davanti a qualcosa che considera alla stregua di Babbo Natale, c’era pur sempre la Regina.

PROMETTERE? Atei o no, ricorda il Guardian, gli scout dovranno ancora promettere di rispettare le leggi e di avere coraggio nelle difficoltà. Dunque nessuna trattativa con vigliacchi e baby anarchici. Terry Sanderson, presidente della National Secular Society, ha commentato positivamente le aperture delle associazioni scout: un cambiamento che li porterà «in linea con la realtà del ventunesimo secolo in Gran Bretagna, dove più di due terzi dei giovani dicono di non avere alcun credo religioso».