La promozione del suicidio assistito fa temere per le fasce più deboli

di Paul De Maeyer

ROMA, giovedì, 7 luglio 2011 (ZENIT.org).- In Gran Bretagna, dove la lobby della “dolce morte” mira alla depenalizzazione dell’eutanasia e del suicidio detto “medicalmente assistito”, la BBC ha mandato in onda il 13 giugno scorso il discusso documentario dal titolo “Choosing to Die”. Il filmato, realizzato dal noto scrittore Sir Terry Pratchett, ha mostrato gli ultimi istanti della vita del 71enne milionario e proprietario di alberghi Peter Medley, che affetto da SLA (sclerosi laterale amiotrofica, nota anche come malattia del motoneurone o morbo di Gehrig) ha scelto nel dicembre 2010 il suicidio assistito in una “clinica” della controversa associazione svizzera Dignitas di Ludwig Minelli.

Il documentario di Sir Pratchett, a cui è stato diagnosticato alcuni anni fa il morbo di Alzheimer e che si batte per la decriminalizzazione della pratica, ha suscitato numerose reazioni, quasi esclusivamente negative. Secondo un portavoce della BBC, il programma ha ricevuto infatti in totale 82 commenti positivi e – sia prima che dopo la trasmissione – 898 negativi (The Daily Mail, 15 giugno).

Quattro membri della Camera Alta, fra cui la Baronessa Campbell of Surbiton, affetta sin dalla nascita da atrofia muscolare spinale (AMS), hanno inviato una lettera al direttore generale della nota emittente pubblica, Mark Thompson, e al presidente della BBC Trust, Lord Patten, per esprimere il loro forte dissenso nei confronti dell’iniziativa, definendola una “campagna orchestrata” a favore di un cambiamento della legge sulla morte assistita in Gran Bretagna.

“Mettendo da parte la nostra ripugnanza per il fatto che la morte di un paziente con la malattia del motoneurone sia stata trasformata in una forma di intrattenimento voyeuristico, la BBC ha il dovere di presentare un dibattito equilibrato”, hanno scritto i quattro firmatari. A loro avviso non è compito dell’emittente “atteggiarsi a organizzazione lobbistica o a cheerleader di coloro che desiderano cambiare la legge”.

Anche il vescovo emerito di Rochester, Michael Nazir Ali, si è detto deluso. “La BBC si è lasciata scappare l’opportunità per una discussione leale ed equilibrata. Si è trattata di una informazione di parte”, ha detto il presule anglicano di origini pachistane (BBC, 14 giugno). “Ha esaltato il suicidio e sicuramente il suicidio assistito”, ha ribadito.

Per Alistair Thompson, portavoce del movimento per la campagna anti-eutanasia Care Not Killing, si è trattato di “propaganda pro-suicidio assistito vagamente travestita da documentario”. Ancora prima della trasmissione, il direttore dell’associazione, il dottor Peter Saunders, aveva criticato la BBC, osservando che dal 2008 l’emittente ha prodotto cinque programmi che hanno messo il suicidio assistito in una luce positiva.

Molti commentatori hanno espresso timore per l’impatto di questo e simili programmi sugli anziani, sui portatori di handicap o sulle persone colpite da patologie non curabili. “Io, e molti altri disabili anziani e malati terminali, siamo molto preoccupati per quello che la legalizzazione del suicidio assistito potrebbe provocare e significare”, ha dichiarato Liz Carr, nota attivista per i diritti delle persone diversamente abili (The Christian Institute, 16 giugno). Si teme infatti che queste persone già vulnerabili subiranno delle pressioni e si sentiranno in un modo o nell’altro costrette a “farsi da parte” e a scegliere la via del suicidio assistito.

Come ha scritto Jan Moir in un commento sul Daily Mail (17 giugno), il programma di Pratchett – definito una pubblicità redazionale o “advertorial” per la morte – deve preoccupare tutti coloro che hanno parenti anziani o che stanno diventando loro stessi anziani. “La preoccupazione – così ribadisce Moir – non è tanto che la gente anziana finisca alla mercé di parenti conniventi ansiosi di mettere le mani sul denaro in contanti nascosto in soffitta o su una casa senza mutuo […], ma che gli anziani vengano declassati nella società”.

Secondo l’autore, questa “idea tossica” è purtroppo già diffusa, persino negli ambienti sanitari. Lo dimostra uno studio guidato dalla dottoressa Katrina Lavelle, dell’Università di Manchester, e presentato giovedì 16 giugno durante la conferenza del National Cancer Intelligence Nework (NCIN). Dalla ricerca, basata sulle cartelle cliniche di 23.000 donne nel nord dell’Inghilterra alle quali era stato diagnosticato nel periodo 1997-2005 un tumore al seno, emerge che l’accesso alla chirurgia salvavita o mastectomia diminuisce con l’avanzare dell’età delle pazienti.

Un altro timore è la questione eutanasia e il prelievo di organi per i trapianti. Nel dicembre scorso, tre trapiantologi belgi hanno presentato durante un simposio organizzato dall’Accademia Reale di Medicina del Belgio una serie di linee guida sul prelievo di organi da persone morte per eutanasia (ZENIT, 22 febbraio 2011). Come hanno spiegati i medici, alcuni pazienti che scelgono l’eutanasia – ad esempio quelli con disturbi neuromuscolari – hanno infatti organi di una qualità relativamente “alta” e rappresentano quindi una categoria di potenziali donatori da non trascurare.

A raccontare un drammatico esempio di “ageism” o discriminazione anagrafica (cioè basata sull’età) – forse anche motivata dalla possibilità di poter raccogliere organi o tessuti da trapianto – è stato il quotidiano canadese francofono L’Express del 30 giugno scorso. Ad una donna schizofrenica di 76 anni, Madeleine Gauron, i medici dell’ospedale Sainte-Croix di Drummondville, nella provincia del Québec, il 26 giugno scorso avevano infatti diagnosticato prematuramente la morte cerebrale.

Il giorno successivo al “decesso” – i medici avevano già chiesto il permesso di poter prelevare le cornee, che era stato negato però dai parenti più stretti, perché sospettosi – la donna è uscita dal coma in cui era caduta per un errore da parte del personale della struttura (le avevano dato cibi solidi anche se non era capace di deglutire). “Se avessimo deciso di donare i suoi organi, l’avremmo uccisa”, ha detto la nuora, Lyne Poitras, che assieme a suo marito non ha per nulla gradito il comportamento da parte dell’ospedale né le pressioni subite per donare le cornee. Mentre la donna si è ripresa, la famiglia ha deciso di intentare una causa contro la struttura.

Ritornando in Gran Bretagna, la British Medical Association (BMA) ha approvato il 30 giugno con una maggioranza schiacciante durante il suo ultimo congresso annuale a Cardiff (Galles) una mozione in cinque punti, la quale mette in dubbio la dichiarata imparzialità ed indipendenza della “Commission on Assisted Dying” presieduta da Lord Falconer (The Chrisitan Institute, 6 luglio). Secondo l’organizzazione, che rappresenta circa 140.000 medici britannici, la commissione lanciata nel novembre scorso dall’ex Lord Chancellor per vedere se ci sono le condizioni per cambiare la legge britannica sulla morte assistita, non ha nessuna credibilità. Nove dei dodici membri dell’organismo, che del resto viene appoggiato da Sir Pratchett e dal gruppo Dignity in Dying (ex Voluntary Euthanasia Society), sono infatti apertamente pro eutanasia.

Che poi la morte “dolce” è meno dolce di quanto sostengono alcuni lo dimostra un elemento che lo stesso Sir Pratchett ha omesso nel suo controverso documentario. Come ha rivelato il Daily Mail (27 giugno), la seconda persona intervistata dallo scrittore in “Choosing to Die” – il quarantaduenne biologo marino Andrew Colgan – è morta solo 90 minuti dopo aver ingerito il letale cocktail di barbiturici nella “clinica” di Dignitas. Il personale dell’associazione aveva persino chiesto a sua madre, Yvonne, di smettere di coccolarlo perché “temevano che il suo affetto fisico lo mantenesse in vita”.