Dietrofront dopo il flop di moltissime privatizzazioni: i municipi si riprendono la gestione di acqua, energia, trasporti e altre attività strategiche

di Roberto Lessio da www.ioacquaesapone.it

Acqua, gas, energia, mense scolastiche, comunicazioni, trasporti e smaltimento rifiuti sono voci di spesa importanti per il nostro bilancio familiare. Sono tutti servizi pubblici che negli ultimi anni sono stati privatizzati anche nel nostro Paese, in nome della concorrenza e della maggiore efficienza dei soggetti privati.
Servizi di cui siamo ormai abituati, se non rassegnati, a veder aumentare spesso le relative bollette. Eppure nel resto d’Europa, dove da decenni le privatizzazioni si sono imposte, sta accadendo l’esatto contrario. Non è ancora una situazione generalizzata, perché in alcuni casi (pochi per la verità) il ricorso ai privati nella gestione dei servizi ha avuto successo, tipo nella telefonia mobile, ma i segnali di una inversione di tendenza sono sempre più numerosi e importanti, soprattutto a livello comunale. Il fenomeno si chiama insourcing (internalizzazione), vale a dire affidare determinati compiti a soggetti al proprio interno, ed è il contrario di outsourcing (esternalizzazione). Sta ad indicare che i famosi mercati non sono sempre la migliore soluzione ad ogni problema, mentre l’attività svolta da parte del settore pubblico è stata raffigurata come un fardello inefficiente sull’economia nel suo complesso.

IL CASO ACQUA A PARIGI
La rimunicipalizzazione dell’acqua a Parigi è l’esempio più eclatante di questa tendenza. L’amministrazione comunale si era accorta da tempo che le due società francesi private, Suez e Veolia (le più grandi multinazionali mondiali nel settore, ben radicate anche qui in Italia, ad esempio in Acea di Roma), incaricate della gestione del servizio idrico, rispettivamente sulla riva sinistra e sulla riva destra della Senna, non avevano effettuato gran parte degli investimenti promessi all’inizio dell’affidamento. La concorrenza sulle tariffe non c’era affatto ed anzi i due colossi economici avevano creato una società comune, che si occupava della fatturazione e del recapito a domicilio delle bollette. Così il Sindaco Bertrand Delanoë, scaduto il contratto che durava da 25 anni, ha dato il benservito ai due gestori idrici, anche a seguito di  scandali giudiziari. Già nel 2010, anno in cui la gestione è tornata in mano al Comune, sono stati risparmiati 35 milioni di euro poi reinvestiti per aumentare l’efficienza del servizio, mentre le bollette sono calate dell’8%. La stessa cosa sta accadendo a   Budapest, in Ungheria.

GERMANIA: ENERGIA PUBBLICA E PULITA
Altro esempio è quello di Monaco di Baviera, in Germania, dove gli amministratori pubblici si sono ripresi gli impianti di produzione di energia elettrica ed hanno deciso che entro il 2025, cioè entro i prossimi dodici anni, il 100% del fabbisogno di energia elettrica di quella città dovrà provenire da fonti rinnovabili. Proprio in Germania è in corso la più grande espansione della fornitura municipale diretta dei servizi pubblici: circa due terzi dei Comuni tedeschi stanno programmando la riacquisizione degli impianti di produzione e distribuzione di elettricità, in vista della scadenza di quasi tutti i contratti con i privati entro il 2016. Ma la tendenza riguarda anche lo smaltimento dei rifiuti, gli alloggi popolari e i trasporti pubblici.

LONDRA VIAGGIA PUBLIC 
E proprio nel settore dei trasporti pubblici in Inghilterra, per la precisione a Londra, c’è stata la rimunicipalizzazione più significativa degli ultimi anni, perché è da lì che è partita l’idea delle privatizzazioni dei servizi, con il suo impianto “filosofico” secondo cui le aziende private sono garanzia di maggiore efficienza, ordine, libera concorrenza e contenimento delle tariffe, meritocrazia ecc. ecc: un’idea che ha interessato il mondo intero. Attraverso la società Transport of London il Comune sta rinnovando i mezzi (autobus e metro) che i gestori precedenti non sostituivano una volta diventati obsoleti e pericolosi; anche in questo caso le tariffe sono previste in diminuzione entro i prossimi due anni. Uno specifico sondaggio, inoltre, ha riscontrato che tra 140 Comuni inglesi interpellati, ben 80 avevano già provveduto a riprendersi almeno una gestione dei servizi pubblici locali. Quasi sempre questo avviene alla scadenza dei precedenti contratti con i privati, che di solito durano 25-30 anni. Dunque, quando sentiamo dire in giro che il nostro Sindaco vuole privatizzare un servizio comunale, fatevi due conti ed alzate il livello di attenzione: sarebbe il caso di fargli presente che prima di prendere tale decisione è necessario valutare attentamente le esperienze fatte da chi quella strada l’aveva imboccata tanti anni fa, salvo poi tornare indietro.
Fermo restando che occorre superare anche l’attuale sistema, che serve solo a dare poltrone alla Casta, coi suoi carrozzoni clientelari e politico affaristici, mentre occorre ben altra visione dei beni pubblici.


IL CASO ALITALIA

Ultima in ordine di tempo, ma non certo per importanza, la privatizzazione dell’Alitalia (la nostra ex compagnia di bandiera): è un caso esemplare di come si sono fatte le privatizzazioni nel Bel Paese. Indebitata fino al collo da una dirigenza nominata dalla politica (ogni privatizzazione inizia in questo modo), è stata messa sul mercato dal secondo governo Prodi. L’unica offerta pervenuta, malgrado all’inizio 12 società manifestarono interesse all’operazione, fu quella di Air France. La proposta dei francesi di comprare al prezzo di 3 miliardi di euro, accollandosi tutti i debiti accumulati, fu ritenuta umiliante da Berlusconi. In nome della “italianità” della compagnia allestì una cordata di imprenditori, alcuni in palese conflitto di interessi, che costituirono la Compagnia Aerea Italiana (CAI), che rilevò solo la parte sana di Alitalia. Tutti i debiti rimasero accollati alla vecchia società. Risultato: il conto finale a carico delle tasche dei cittadini supera i 4 miliardi di euro. Invece dei 2.200 esuberi di personale previsti dal piano Air France (rifiutati sdegnosamente dai sindacati), alla fine i licenziamenti sono stati più del triplo. Nonostante tutto questo, anche la nuova Alitalia privatizzata si trova di nuovo con enormi difficoltà economiche. Nessun patriottismo, invece, in fatto di acqua: proprio ai francesi la Casta ha ceduto importanti e vasti pezzi del nostro sistema idrico.