di Alma Pantaleo da L’Occidentale

Si è tinta di sangue la vigilia del Natale copto nel sud dell’Egitto. Sparando a casaccio tra la folla di fedeli che lasciavano una chiesa copta di Anba Basayaa a Nag Hamadi (villaggio a circa 600 km a sud del Cairo, non lontano da Luxor), 3 uomini a bordo di un’auto hanno ucciso 7 persone – fra cui un agente di polizia – e ne hanno ferite gravemente almeno altre 9. Secondo fonti di sicurezza citate dall’agenzia egiziana Mena, la sparatoria è avvenuta alle 23:30 ora locale e l’attentatore, che aveva due complici, ha agito in due riprese contro due diversi gruppi di cristiani raccolti per la celebrazione delle festa. Il responsabile della strage, un musulmano, sarebbe già stato identificato e avrebbe precedenti penali.

Secondo la nota del ministero dell’Interno egiziano dietro l’attacco ci sarebbe la sete di vendetta per un episodio che risale a due mesi fa: lo stupro di una 12enne musulmana da parte di un uomo appartenente alla minoranza cristiana copta della città. Fonti locali hanno riferito che, dopo la strage di ieri, nella cittadina è stato imposto il coprifuoco e sono state schierate numerose forze di polizia, ma a poche ore dalla strage alcune centinaia di cristiani – fino a duemila secondo la tv Al Jazira – si sono raccolti di fronte all’ospedale dove erano stati portati i corpi delle vittime per manifestare contro le forze dell’ordine creando scompiglio: al lancio di pietre, gli agenti hanno risposto con lacrimogeni e idranti antincendio.

Il vescovo Kirollos, capo della diocesi di Nag Hamadi, ha raccontato di avere ricevuto minacce personali sul suo telefono cellulare. “Anche i miei fedeli – ha detto – sono stati minacciati per strada, ‘non vi lasceremo festeggiare’, dicevano loro”. Per questo motivo, Kirollos ha spiegato di aver concluso la cerimonia religiosa con un’ora di anticipo sul previsto. Già a novembre, dopo lo stupro di cui è stato accusato un cittadino di religione cristiana, per diversi giorni la comunità cristiana e le sue proprietà sono state oggetto di attacchi e danneggiamenti. Secondo un rapporto di Amnesty International, gli attacchi ai danni della minoranza copta in Egitto sono aumentati nel corso del 2008. Il vescovo Kirollos ha attribuito l’attacco di questa notte ad elementi “radicali musulmani”. A suo giudizio si tratta di “una guerra di religione, vogliono mettere fine alla presenza cristiana in Egitto”.

Immediate sono state le reazioni da parte del mondo politico a proposito delle violenze interreligiose in Egitto. “Massima solidarietà alla Chiesa Copta d’Egitto, colpita nel giorno di celebrazione del Natale ortodosso da un drammatico episodio di violenza, che ci ricorda le difficoltà che vive quotidianamente quest’antica chiesa cristiana d’Egitto. Chiediamo a tutti di mantenere la calma e di non cedere allo spirito di vendetta, ma chiediamo soprattutto al governo egiziano di perseguire con la massima serietà i responsabili dei crimini, e di garantire la piena libertà religiosa a tutti i suoi cittadini, con una particolare attenzione al rischio di discriminazione che vive la Chiesa copta”. Lo ha affermato il presidente dell’Udc Rocco Buttiglione.

“Le violenze perpetrate contro la comunità cristiana copta in Egitto suscitano orrore e riprovazione”. Lo ha affermato il titolare della Farnesina, Franco Frattini, commentando le drammatiche notizie provenienti da Nag Hamadi. “La comunità internazionale – avverte il ministro – non può restare indifferente nè deve mai abbassare la guardia di fronte all’ intolleranza religiosa, che costituisce una gravissima violazione dei diritti umani fondamentali. L’ Italia intende continuare a difendere in tutte le sedi il principio della libertà di culto, quale assoluto ed irrinunciabile valore di civiltà”. “Suscitano in particolare preoccupazione – insiste Frattini – episodi di violenza e discriminazione ai danni di minoranze religiose come quello che si è verificato ieri in Egitto. Della tutela della comunità copta in quel Paese, e delle necessarie misure di contrasto e prevenzione, parlerò personalmente, nel quadro degli eccellenti rapporti di amicizia e di cooperazione che ci legano con il mio omologo Aboul Gheit, in occasione della visita che compirò al Cairo alla fine della settimana prossima”.

I copti d’Egitto sono la più grande minoranza cristiana in Medio Oriente; rappresentano circa il 10% della popolazione dell’Egitto e hanno da sempre lamentato episodi di discriminazione da parte della maggioranza musulmana. Non passa mese senza che le loro chiese, abitazioni e aziende siano distrutte.

L’episodio è il più sanguinoso scontro intra-confessionale registrato nel Paese dagli anni ’90, quando in Egitto agivano numerosi gruppi estremisti islamici che tennero in scacco per un lustro le forze dell’ordine.