“Io e la mia famiglia da circa un anno viviamo nell’angoscia perché non riusciamo a far curare mio nipote  di anni 36, il quale per ben due volte tenta il suicidio e viene ricoverato presso il dipartimento di salute mentale. Mentre le cure che gli vengono somministrate in ospedale e poi a casa durano per circa 15 giorni, mio nipote rifiuta qualsiasi trattamento farmaceutico. Diventa violento con la famiglia ( più volte percuote sia la madre che il padre). Nessuno di noi riesce a convincerlo a curarsi neppure i carabinieri che più volte siamo costretti a chiamare a causa della violenza subita dalla sua famiglia. Cosa fare per aiutarlo. Grazie. Maria .

Queste brevi, ma significative parole indurrebbero ad esprimere altre e molte altre parole, che non potrebbero portare un aiuto alla firmataria, ma ho scelto questa lettera, fra le tante, per evidenziare quanto andiamo dicendo da moltissimi anni :

le Istituzioni sono disinteressate al grave ed urgente disagio sociale costituito da questa “malattia”.

Non possiamo disconoscere che all’individuo-persona, in condizioni di una complessa realtà psico-fisica, compete una priorità di richiedere il diritto a vivere in mezzo agli altri, dove è molto importante il poter esercitare diritti e tutele che non possono essere estromessi a causa di una acuta sofferenza o da una condizione sociale restrittiva.

Questo è stato il motivo conduttore ispirato dal Prof. Basaglia (padre della legge 180) che ha voluto porre fine, giustamente, alla istituzione manicomiale, sanzionando che il malato di mente è un malato da curare e non da segregare e che il “manicomio” non è una struttura di cura, ma una istituzione da abbattere.

 

Che il “manicomio” non sia stato un luogo di cura così come era strutturato è ormai conosciuto da tutti, anche se in atto, continua sotto varie forme l’istituzione manicomiale ad esempio i “residui manicomiali” ospitati nelle aree dei vecchi “manicomi”, i presidi ospedalieri psichiatrici privati, i “reclusi” negli ospedali psichiatrici giudiziari e quelli relegati nelle famiglie, come nel caso della situazione descritta dalla Sig.a Maria nella breve lettera sopra citata.

Una vera vergogna, inammissibile in un Paese che attenziona e tutela, anche se giustamente, gli animali domestici, ponendo l’uomo al di sotto dell’etica civile, del disinteresse, ritenendolo un soggetto di serie b, un oggetto da buttare, un esiliato senza dimora, lasciandolo nella solitudine.!

 

E’ necessario, comunque, valutare che non tutte le colpe devono essere addebitate a quelle “mura manicomiali”, dove le condizioni dei degenti non erano supportate da strutture e da servizi rispondenti alle necessità, ma da chi le gestiva, mentre continue erano le violazioni alle normative ed ai diritti degli stessi “ospiti” perpetrate in maniera persistente.

 

Ripensiamo, perché abbiamo visto personalmente, Cogoleto, Genova-Quarto, Roma-S.Maria della Pietà, alle condizioni igienico-sanitarie alquanto precarie dei degenti “legati” ai letti di contenzione, “rivestiti” dalle camicie di forza, “immessi” nella promiscuità, “destinatari” di psicofarmaci specie “retard”, “sottoposti” all’uso ed abuso della terapia dell’elettroshock, della lobotomia, “dimoranti” nei grandi stanzoni dove erano ammassati i degenti, “confortati” dalla musica che fuoriusciva dagli altoparlanti ed a quanto ha imperversato nelle “buie camerette punitive” dove vivevano molte persone in condizioni disumane…!

Poi…: la legge 180, “voluta” dal Prof. Franco Basaglia che vietò la costruzione di nuovi “manicomi” decretando la progressiva chiusura di quelli esistenti, istituendo, pochi ancora oggi, Reparti di Psichiatria all’interno degli ospedali generali, prevedendo ricoveri coatti solo per i casi eccezionali e per periodi minimi previsti dalla legge (7gg.) ed avviando i Servizi di Salute Mentale alternativi al “manicomio”.

 

Una svolta storica nell’assistenza psichiatrica che riconosciamo giusta nella sua motivazione atta a cancellare l’attribuzione della pericolosità del “pazzo”, del “mentecatto”, del “matto” e del suo internamento, con la convinzione del suo recupero(?) sociale !

Fino a quel momento si era verificato un fatto d’inciviltà, di repressione, di segregazione, un periodo nero e buio della storia sociale italiana e della medicina psichiatrica.

 

Poi umanizzando la metodologia e sostituendo alla gestione “violenta” quella di una legge più “confacente” a riconoscere al “soggetto malato” diritti umanitari, questa “legge” è rimasta priva del Regolamento d’Applicazione.

 

Ma c’è da domandarsi, a fronte di quanti “esaltano quella legge” :

1.)      perché nessuno ha ricercato le responsabilità di quelle drammatiche ed incivili situazioni?

2.) perché nessuno, ancora oggi interviene a far luce su quei “periodi”in cui vivevano, o vivono tutt’ora persone negli ospedali psichiatrici privati, in quelli giudiziari o nelle carceri ? Una vera vergogna!

3.)      perché poche voci si levano a difesa di questi “cenerentoli della sanità” o “desaparecidos della nostra civiltà” che continuano ad essere ignorati ?

4.)      perché il “problema” è ritenuto esautorato dalle Istituzioni?

5.)      perché “quantidovrebbero rappresentare le necessità di questi sofferenti e delle loro famiglie tacciono? (forse… come nella celebre canzone : “finché la barca và ” lasciala andare ?).

 

Abbiamo sempre espresso perplessità sulla immediatezza della chiusura degli ex-ospedali psichiatrici, , senza provvedere ad attuare adeguate strutture intermedie ed alternative limitandosi ad offrire soluzioni precarie in quasi tutte le Regioni, mentre forse ancora oggi restano aperti quelli privati, mentre per i giudiziari resta mancata l’adeguamento alla normativa civile, “istituzione” in contrasto con la legge 180 e addirittura con i dettami costituzionali.

 

Infatti le Opere Caritative Cattoliche, (tipo don Orione, don Guanella, Fatebenefratelli od altro ) non proprio specificatamente “attrezzati” hanno accolto parte dei dismittendi, alcuni sono rientrati nelle famiglie d’origine, altri sono stati “scaraventati” nelle strade, altri sono morti perché non sopportavano il loro nuovo status vivendi, mentre nelle altre famiglie sono rimasti quelli estromessi dalla legge basagliana.

 

A fronte dei tristi episodi, come quanto abbiamo detto all’inizio, che avvengono quasi ogni giorno dettati da menti psichicamente instabili, è ormai evidente quanto sia delicata e pericolosa la sindrome delle turbe psichiche non solo nei già colpiti, ma aumentano a ritmo vertiginoso a livello sociale anche fra i giovani, specie gli adolescenti, comportamento ad alto rischio in cui tendono a commettere l’errore di associare il consumo di sostanze psicoattive o di induzioni pericolosissime al suicidio o all’omicidio.

Ribadiamo, da ben 17 anni, quanto sempre affermiamo : finché le Istituzioni non offriranno e garantiranno strutture atte ed adatte alle diagnosi, alle cure, alle terapie, agli inserimenti sociali (eventuali) di questi “ desaparecidos della n/s civiltà”, fin quando non verranno riconosciuti di fatto i diritti e le tutele loro spettanti, la nostra Associazione sarà in trincea per far valere a voce alta e forte queste motivazioni e necessità che costituiscono una direttrice fondamentale rispondente a criteri di civiltà, di umanità e di solidarietà.

 

“Cogito ergo sum” (penso, dunque sono) amava ripetere il filosofo francese René Descartes, meglio conosciuto come Cartesio, identificando la centralità della vita dell’uomo per la sua maggiore capacità di ragionare, oggi sempre più orientarsi nella onda del “va bene così” di pseudo “digiuni” del pur bene apprezzamento dei cani e dei gatti, tale “moda” finisce per cozzare con l’inutilità oltre che con la mancanza di seri obiettivi da parte della società che dice di essere civile e solidaristica.

 

Abbiamo un sistema sanitario troppo lento nell’aiutare persone affette da gravi forme di disagio psico-fisico e da un sistema sociale-legislativo troppo lontano dalla realtà.

 

Dostojevskij diceva che una società va giudicata a seconda del trattamento che riserva ai malati di mente.

 

Cara Signora Maria, purtroppo, ecco cosa possiamo solo fare : parole!!!.

 

Previte

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