Intervista a Johannes Kandel, esperto nelle questioni islamiche

di Stefan Beig

BERLINO, lunedì, 16 novembre 2009 (ZENIT.org).- Contrariamente alla tradizione cristiana, nell’islam non esistono Chiese. Che interlocutore può avere, quindi, la Chiesa nel dialogo interreligioso? I rappresentanti ufficiali sono realmente rappresentativi? E “quale Islam” rappresentano?

Su questi e altri temi riguardanti il dialogo cristiano-islamico ZENIT ha intervistato Johannes Kandel, esperto nelle questioni islamiche. Il suo punto di partenza sono le esperienze personali avute nel rapportarsi alle organizzazioni musulmane presenti a Berlino.

Johannes Kandel si occupa di scienze politiche e dirige il dipartimento “Colloqui accademici berlinesi- Dialogo interculturale” presso l’Accademia Politica della Fondazione Friedrich-Ebert a Berlino. Ha lavorato nella commissione della Chiesa evangelica in Germania che si occupa delle questioni fondamentali per la convivenza con i musulmani.

Nel 2009 ha pubblicato un libro dal titolo “L’islamismo in Germania”, in cui parla del rapporto fra islamismo ed islam, fra panico e ingenuità, e tratta anche temi come la possibilità di attacchi terroristici in Germania, i pericoli per la collettività, gli obiettivi del dialogo e le possibilità dell’integrazione.

Lei vive a Berlino da dieci anni ed opera nel settore del dialogo interculturale. Quali sono stati all’inizio i suoi problemi principali e le sue priorità?

Johannes Kandel: Si è trattato sempre di questioni concrete. Nel 1999 il tema riguardava l’introduzione dell’insegnamento religioso islamico. Le organizzazioni musulmane discutevano sul diritto di consentire l’insegnamento islamico, secondo il modello berlinese, diverso da quello degli altri Länder. Un senatore berlinese della SPD (Partito Socialdemocratico) aveva proposto di introdurre a Berlino un modello d’insegnamento religioso, usuale anche negli altri Länder, e cioè la religione quale materia ordinaria. Su questo punto si è quindi sviluppata un’accesa discussione. E proprio allora ho iniziato il mio lavoro come capo del Dialogo Interculturale della Fondazione Friedrich Ebert. I primi cinque incontri che ho organizzato si sono svolti proprio sul tema dell’insegnamento religioso islamico. Vi è stata da subito un’ampia risonanza. Fu allora che mi resi conto dell’importanza del tema religioso in una città pluralistica e multiculturale come Berlino.

A Berlino è la Federazione Islamica (IF) a impartire l’insegnamento religioso, con osservatori come Milli Görüs (attualmente attenzionata dall’Ufficio Federale per la Tutela della Costituzione e segnalata come fondamentalista). Quali sono state le sue conclusioni all’epoca riguardo l’IF?

Johannes Kandel: Sono giunto alla conclusione che l’IF è senza ombra di dubbio un centro d’insegnamento religioso a Berlino decisamente problematico. Ma dal punto di vista strettamente legale non si può in nessun modo sottovalutare l’IF, in quanto si è imposta con molto successo come istituzione religiosa e il Tribunale supremo di Berlino l’ha riconosciuta come tale nel 1998. Per altre associazioni contrarie all’IF è stato molto difficile opporsi su questo fronte. Ho sempre cercato di descrivere questa posizione negli eventi da me organizzati e non ho esitato ad invitare anche rappresentanti dell’IF – destando a volte aspre critiche –, poiché avevano il diritto di impartire l’insegnamento religioso. Non si poteva prescindere da loro. Ho fatto in modo quindi che venissero interpellati sui fondamenti formativi e pedagogici, che nell’islam sono imprescindibili.

Quali sono gli standard principali per l’insegnamento religioso?

Johannes Kandel: Per quanto riguarda le norme formative esiste da vari decenni una buona tradizione nell’insegnamento religioso evangelico e cattolico. E’ molto importante dare un insegnamento religioso che tenga conto del punto di vista degli studenti. E’ fondamentale l’orientamento degli studenti, la percezione del loro punto di vista. Il secondo punto è naturalmente l’orientamento su standard formativi democratici, che la Scuola di Berlino contiene comunque nel suo ordinamento. Non deve esistere un insegnamento nel quale i principi democratici vengano messi in alcun modo in discussione. La terza questione riguarda gli standard pedagogici che vengono messi in pratica nell’insegnamento religioso. Ciò vale anche per la formazione degli insegnanti.

L’ora di religione islamica ha sollevato delle problematiche specifiche?

Johannes Kandel: Indubbiamente sì. In primo luogo gli insegnanti messi a disposizione dall’IF per l’ora di religione islamica avevano problemi con la lingua tedesca, e in seguito con gli standard pedagogici religiosi. Tuttavia questo problema ha avuto negli anni successivi al 2001 dei risvolti positivi. Conosco alcuni insegnanti di religione dell’IF, dei quali posso dire che si sono realmente adeguati agli standard esistenti. Su questo punto vi è stato un preciso miglioramento qualitativo. Sarebbe diverso chiedere in quale maniera l’insegnamento della IF ha agito sulla religiosità e sulla pratica dei musulmani istruiti. Vi sono, in proposito, alcuni problemi notevoli di cui devo parlare. L’IF ha fatto in modo, in maniera inequivocabile, che si dubitasse della fede delle musulmane che non portavano il velo. Il fatto che poi nelle scuole nelle quali l’IF praticava l’insegnamento vi era un numero sempre maggiore di giovani donne islamiche che portavano il velo era significativo. Era una correlazione lampante su cui abbiamo avuto segnalazioni da molte scuole. Quando abbiamo interpellato l’IF ci è sempre stato risposto: “ E’ un risveglio islamico comune all’interno delle famiglie. Non ha nulla a che vedere con noi”. Ma naturalmente l’IF esercitava pressioni sui genitori, dicendo loro: “Ora tua figlia deve portare il velo”. Questa era la prassi comune nell’insegnamento religioso.

Alcuni intanto criticano severamente l’islam e ritengono che l’insegnamento islamico non sia compatibile con lo Stato di diritto secolare e con la democrazia. Ha dovuto affrontare dei problemi di fondo dell’islam riguardanti la democrazia e lo Stato di diritto?

Johannes Kandel: In relazione all’IF non ho avuto molti problemi, in quanto l’IF non ha formulato dichiarazioni di principio riguardo la democrazia in Germania, ma si è prudentemente astenuta. Tuttavia ho avuto dei problemi in merito alla “Charta Islamica” del Consiglio centrale dei musulmani in Germania. La  Charta è un documento di principio varato nel 2002. Il suo significato era: “Spieghiamo ai nostri concittadini non musulmani il  punto di vista dei musulmani sulla democrazia”. Tuttavia in questa dichiarazione vi sono così tanti punti oscuri e tanti problemi, non solo nella formulazione, ma anche nei contenuti, che oggi devo dire: le organizzazioni musulmane che lanciano queste formule e questi documenti hanno problemi con la democrazia. Al massimo il 25% di tutti i musulmani è organizzato in queste associazioni. Ma le affermazioni di questi gruppi suscitano molti problemi e dimostrano che non hanno raggiunto la democrazia.

[Giovedì verrà pubblicata la seconda parte dell’intervista]