di Riccardo Paradisi
Tratto da cronache di Liberal dell’11 agosto 2009

Un film straordinario, un’opera struggente: Katyn, il capolavoro di Andrzei  Wajda candidato all’Oscar 2008 come miglior film straniero ha avuto solo elogi. Peccato che a vedere Katyn, siano stati in Italia appena ventimila spettatori la scorsa primavera, quando il film è stato distribuito – si fa per dire – solo in 12 cinema sui 4000 del nostro Paese.

E il fatto che in questi giorni il film di Wajda venga proiettato a Locarno e ieri sera sia stato proiettato a Roma nell’ambito delle manifestazioni estive della capitale non cambia le cose. Il grosso del pubblico italiano ed europeo infatti non solo continua a non sapere nulla del film del grande e ormai anziano regista polacco, ma soprattutto continua a ignorare cosa sia Katyn, cosa testimoni della Seconda guerra mondiale e del comunismo sovietico questo buco nero della storia contemporanea. Siamo nel settembre del 1939: Hitler invade la Polonia ed esplode la seconda guerra mondiale. Prima dell’inizio delle ostilità Germania e Russia firmano il patto di non aggressione Ribbentropp- Molotov che prevede la spartizione della Polonia. Il 17 settembre l’Armata rossa sfonda i confini orientali polacchi e invade Cracovia e le provincia orientali del paese. Sono migliaia i soldati polacchi che colti alla sprovvista vengono fatti prigionieri. Tra di loro anche 20mila ufficiali, soprattutto di leva. Nella vita civile sono medici, giornalisti, docenti, avvocati, la classe dirigente polacca insomma. Per ordine di Stalin questi ventimila giovani vengono deportati nella foresta di Katyn, nell’odierna bielorussia. Tra il marzo e l’aprile del 1940 ad uno ad uno vengono uccisi con un colpo alla nuca e gettati nelle fosse comuni. Un’ecatombe smisurata, un’opera di pulizia etnica e politica in grande scala. Nel luglio del 1941, la Germania attacca la Russia. Stalin chiede ai polacchi di allearsi con la Russia l’accordo viene firmato il 14 agosto 1941 ma i polacchi per ricostruire l’esercito chiedono la liberazione di tutti gli ufficiali arrestati dai russi. I russi rispondono in maniera evasiva: forse gli ufficiali sono stati arrestati dai tedeschi o forse fuggiti in Manciuria. Quandoi tedeschi nel luglio del 1941 occupano Smolensk e scoprono l’eccidio il dottor Goebbles ordina a Radio Berlino di trasmettere queste parole: «Da un rapporto che ci è giunto da Smolensk apprendiamo che gli abitanti del posto hanno rivelato alle autorità germaniche l’esistenza di una località dove i bolscevichi avevano proceduto ad esecuzioni in massa e dove gli ufficiali polacchi sono stati trucidati dall’Nkvd».

La notizia dell’eccidio si diffonde rapidamente e il governo polacco in esilio rompe i rapporti con la Russia che nega la realtà. Quando nel settembre del 1943 Smolensk è conquistata dai russi, viene nominata una commissione d’inchiesta internazionale per indagare sul massacro di Katyn. Di questa commissione faceva parte anche Vincenzo Maria Palmieri direttore dell’istituto di medicina legale dell’Università napoletana. Lui non ha dubbi sulla patente sovietica del massacro. Il suo referto è inconfutabile – «Il crimine è stato commesso dai sovietici». Negli anni successivi Palmieri venne fatto oggetto di attacchi durissimi da parte dell’Unità diretta dal togliattiano Mario Alicata, che pretende che il docente venga privato della sua cattedra all’università di Napoli. Ma non sono solo i comunisti europei a lavorare in questo senso. Timorosi di non incrinare in quel momento i rapporti degli Alleati con la Russia, anche Winston Churchill e gli americani cercano di mettere a tacere la questione. A nessuno conviene far irritare Mosca.

Ma a guerra finita la strage di Katyn torna fuori. Nel 1946 muore il professor Burlenko, che aveva presieduto la Commissione nominata dai russi, e prima di morire confessa di avere redatto un rapporto falso per ordine di Stalin. La verità viene ufficialmente fuori solo dopo il XX Congresso del Partito comunista russo, quando Khrushev punta il dito su Stalin e Berja. Nel 1975 poi il segretario della “Anglo-Polish Association” di Londra riceve una lettera dal capo della Nkvd di Minsk che attribuisce la precisa responsabilità a quattro alti ufficiali sovietici. I documenti che vedono la luce del sole nel 1989, dopo la caduta del muro e l’apertura degli archivi segreti del Cremlino voluta da Elstin, confermano che la paternità del massacro di Katyn è sovietica. È da qui che comincia anche una seria opera di revisionismo storico, tesa a demistificare l’ideologia e la prassi del socialismo realizzato, a mettere in comparazione il totalitarismo sovietico con quello nazista. In Pulizia di classe. Il massacro di Katyn (Il Mulino) Victor Zaslavsky sostiene che la guerra di classe sovietica non fu diversa dalla pulizia etnica nazista e Katyn è il laboratorio di una “pulizia di classe”, dove intere categorie di uomini vengono soppresse non per qualche eventuale colpa commessa ma perché rei di rappre- sentare un oggettivo ostacolo al nuovo ordine sovietico. Idee dure da digerire in Occidente dove non poche sono state le complicità e le omertà e dove la comparazione tra nazismo e comunismo è stata sempre rifiutata come se essere terminati in un gulag invece che in un lager fosse stato un privilegio. Una lunga digressione per dire che in fondo ci sono dei motivi più profondi di quelli di una cattiva distribuzione per spiegare il fatto che Katyn sia arrivato in Italia in una decina appena di sale cinematografiche. Della tragedia comunista in Europa orientale a nessuno importa molto. In Polonia dove le ferite del comunismo sono ancora recenti è stato visto da 3 milioni e 600 mila spettatori. Per questo Wajda è colpito dall’indifferenza italiana: «Mi hanno detto che il mio film in Italia non è stato visto quasi da nessuno, che circola in maniera pressoché clandestina. Mi fa paura che in un Paese democratico, che per noi polacchi è un simbolo di storia e civiltà, possa ritornare la censura. È una nuova sofferenza per questo lavoro così difficile. Mio padre era tra quegli ufficiali anche lui vittima dei sovietici e della loro menzogna». Una menzogna sostituita dal silenzio e dall’indifferenza. Il mensile Ciak ha distribuito lo scorso luglio il dvd Katyn, un’iniziativa molto apprezzata dal ministro della cultura Sandro Bondi «Il film Katyn – ha scritto in una lettera a Ciak il ministro – rappresenta un caso emblematico di come il mondo della cultura e in particolare del cinema, non abbia ancora fatto i conti con la Storia in questo Paese. Dopo il 1990 è proseguita una sistematica attività di omissione, fatta dei silenzi e degli imbarazzi di chi in Italia si prestò alle menzogne del Comintern. Tale omertà ha reso questo lungometraggio praticamente invisibile». Una bella riflessione. Peccato però che la piccola casa produttrice che ha portato Katyn in Italia avesse tentato di far proiettare il film nelle maggiori sale cinematografiche, trovando però l’opposizione della Circuito Cinema, società che raggruppa i vari proprietari e fa capo alle maggiori case di distribuzione. Compresa Medusa, non certo sospetta di filocomunismo. E peccato anche che del grande dibattito intorno al film annunciato sull’onda dell’indignazione dal presidente dei deputati del Pdl Fabrizio Cicchitto sia anch’esso caduto nel vuoto. Non c’è più il Komintern a fare disinformatija, ora ci pensa l’indifferenza.