Quando lo spreco raggiunge le vette altissime di questi tempi, la politica si mangia il futuro della società, ne compromette le possibilità di sviluppo, sottrae chance di vita alle generazioni future”.

E’ proprio quello che è successo in Italia come scrive il mio amico Alessandro Pagano, a partire dagli anni 80, consociativamente  i partiti moltiplicarono il debito pubblico del nostro Paese di 8 volte e così i cinquantenni, cinquantacinquenni di oggi egoisticamente hanno precluso ai giovani, i trentenni, ogni possibilità lavorativa. E’ una tesi che ho letto, tra l’altro, alcuni anni fa in un editoriale sul settimanale, Il Domenicale. Il settimanale si chiedeva perchè questi giovani defraudati, non sono scesi in piazza a fare la rivoluzione.

Quindi oggi se i giovani non trovano lavoro non è colpa di qualche forza politica, ma è  anche una questione generazionale.

Avevo promesso che continuavo con il libro Impuniti di Antonello Caporale,  molte pagine del 3° capitolo, sono dedicate alla storia del portale internet Italia.it, il sito doveva essere il fiore all’occhiello di Scegli Italia, un ampio programma finalizzato a promuovere ogni aspetto dell’offerta turistica del nostro Paese tramite il web. Un’idea interessante visto che l’Italia possiede oltre il 60% del patrimonio artistico mondiale. Nulla da obiettare per la lodevole iniziativa, perchè pare secondo le statistiche che tedeschi, americani e francesi scelgono il nostro Paese, documentandosi attraverso al rete. Quindi giusta l’iniziativa per fare sfoggio del nostro patrimonio culturale, ambientale ed enogastronomico. Ma soprattutto utilizzare il sistema booking, ossia la possibilità di prenotare online il proprio soggiorno.

Ma il progetto inizia a scricchiolare appena entrano in ballo i soldi. La cifra ufficiale è di 45 milioni di euro, quasi 88 miliardi delle vecchie lire.

Tre anni dopo del sito non si vede la benchè minima traccia di tutti i buoni propositi sbandierati in fase di progettazione, nei comunicati stampa e nei convegni che animano fiere e borse del turismo. Sono rimasti sulla carta intestata del ministero, i propositi, mentre le pagine web del lussuoso portalone nazionale non offrono che poche informazioni, per lo più sbagliate. Del booking on line, poi, nemmeno l’ombra.

Il portale è diventato materia per striscia la notizia, ci sono strafalcioni mostruosi, che non è il caso di citare. Un gruppo di cittadini e professionisti, spontaneamente si riunisce in un blog Scandaloitaliano e chiedono all’attuale governo e al precedente spiegazioni e chiarimenti sui 45 milioni stanziati a fronte di un risultato così scadente.

A pagina 90 il giornalista di Repubblica si interessa di Sviluppo Italia S.p.a. una macchina mangiasoldi con l’obiettivo di attrarre investimenti e promuovere lo sviluppo di impresa, con un occhio di riguardo al Sud Italia. Una specie di Cassa del Mezzogiorno. Cambiando il governo a fine 2001, dirige Massimo Caputi, per Caporale è un insaziabile collezionista di poltrone, su cui siede contemporaneamente, sfidando la dimensione spazio-tempo e gli evidenti conflitti di interesse. Infatti Caputi, mentre è alla guida di Sviluppo Italia, non disdegna le cariche di vicepresidente di Banca Agricola Mantovana e di Paschi gestioni immobiliari; consigliere di Acea, del Monte dei Paschi di Siena, della Luiss, di Linificio e Canapificio Nazionale, di Consorzio Ingegneria per lo Sviluppo, di Sila holding Industriale e di Sila holding Plastica. Tutti questi incarichi fruttano a Caputi, 1,4 milioni di euro guadagnati solo nel 2003, si attesta tra i dirigenti di Stato più pagati d’Italia.

Sviluppo Italia secondo Caporale ha rappresentato una specie di albero della cuccagna per centinaia di inoperosi manager, sindaci, consiglieri, 492 componenti costati 6 milioni di euro l’anno di soli compensi. L’Agenzia per lo sviluppo si è rivelata un’ottima macchina da reclutamento per i figli d’arte, e un’efficiente fabbrica sforna-poltrone su cui sistemare fratelli, mogli, cugini, cognati. E’ il sempreverde partito del ‘tengo famiglia’. La regione più devota all’agenzia è la Calabria. Qui l’agenzia diventa un grande ufficio di collocamento, gestito secondo le regole ferree e non scritte della cooptazione e del voto di scambio, un posto non si nega a nessuno della Calabria che conta.

Interessante la mappa dei politici riciclati in Sicilia, una lista che si poteva leggere sullo stesso sito della Regione Siciliana. Personaggi che arrivano a guadagnare stipendi-top di ben 96.700 euro. La cifra astronomica spetta però a Felice Crosta 550 mila euro l’anno: 1550 euro al giorno. I nomi si trovano nel libro, si spazia per tutte le province siciliane. E’ qui che ho trovato alcuni nomi di politici illustri della nostra riviera jonica. Si va dal fratello di Carmelo Lo Monte di Graniti, Vincenzo a Nunzio Romeo candidato a sindaco di Messina dell’Mpa di Lombardo. E poi ci sono le designazioni che ogni partito fa per i vari Ato, che dovevano essere nove e invece ne hanno fatte ventisette. Più di quante ne abbiano insieme Emilia e Lombardia. In tre anni, dal 2004 al 2007, gli Ato siciliani hanno accumulato 300 milioni di debiti.

La macchina del consenso, nell’isola, non si alimenta soltanto con posti di sottogoverno ai ‘trombati’ o agli ex parlamentari comunque rimasti senza poltrona. Viaggia anche al rapporto di fiducia con i superburocrati regionali. Vengono affidati posti anche a chi va in pensione e qui si fa il nome di Antonino Bartolotta come ex capo di gabinetto dell’assessore alla Cooperazione Lo Monte, gli viene affidato il vertice della Mercato Agroalimentari Sicilia. (ricordo che il libro fa riferimento  al 2007).

Le storie da raccontare sono tante si continua la prossima puntata.

DOMENICO BONVEGNA

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