Gheddafi e le sue ospiti a pagamento Perché convertire solo le ragazze?

Ma davvero Gheddafi ha detto “L`Islam dovrebbe diventare la religione di tutta l`Europa” (alcuni media non riportano neanche il condizionale, ancora peggio!)? La notizia mi dà i brividi e anche parecchi pruriti. Ricapitoliamo: il leader libico viene “coreograficamente” a Roma per celebrare il secondo anniversario del trattato di amicizia tra il suo e il nostro Paese, ma, come ormai d’abitudine, tra gli appuntamenti politici inserisce quelli religiosi e si mette a catechizzare in prima persona cinquecento (“fortunate”, che mica tutte, si legge, hanno passato la selezione all’ingresso) hostess reclutate per l’occasione.
Innanzitutto, non si capisce (anzi, si capisce, e, si sa “a pensar male si fa peccato, ma spesso si indovina”, direbbe Andreotti) perché il colonnello voglia convertire solo belle ragazze. Cos’è? Una nuova, esotica, selezione naturale, della serie: giovani, belle e musulmane? A tutte in regalo il Corano (d’accordo, un po’ di cultura generale non fa mai male) e, alle più meritevoli, un viaggio premio in Libia, per conoscere meglio la patria del profeta dei nostri giorni. Tra le poche notizie trapelate, si apprende che durante la lezione di “conversione di massa” (un’immagine degna del nostro “amico” dittatore), sono state censurate le domande delle più coraggiose. Alcune ragazze, infatti, hanno provato a chiedere informazioni sui diritti delle donne in Libia o spiegazioni sul senso della dichiarazione riportata in apertura. Ah, si legge inoltre che erano stati convocati anche 47 ragazzi, che però non sono stati ricevuti per “mancanza di tempo”. Guarda caso.
La cronaca di questo deprimente pomeriggio romano, fa pensare a un nuovo, preoccupante fenomeno: il “velinismo religioso”. Dopo quello “politico”, teorizzato già dalla professoressa Sofia Ventura, dell’Università di Bologna, dalle colonne di FareFuturo più di un anno fa, a proposito dell’allora ipotesi di candidare veline alle Europee nelle liste del Pdl, adesso, “si parva licet”, assistiamo allo spettacolo di centinaia di ragazze italiane che, pare, per un’ottantina di euro, si prestano all’ennesimo show frutto di un’altra esuberanza senile, stavolta mediorientale.
Tra le 500 Gheddafi girls, qualcuna, bisogna dirlo, se n’è andata via indignata; qualcun’altra sogna di andare in Libia, che tanto qua in Italia non si combina niente; altre, magari, hanno solo intascato l’ingaggio e “chi s’è visto, s’è visto”; tre si sono convertite, una aveva già abbracciato la religione ed è tornata soddisfatta. Con tutto il rispetto per chi, tra le presenti, aveva veramente bisogno di soldi e non trova un lavoro stabile, mi chiedo, da giovane e da donna – né bigotta, né tanto meno invidiosa se qualcuno lo avesse già pensato – perché ci si deve ridurre a prestarsi a queste messe in scena? Sarebbero mai andate alla stessa lezione senza un catechista d’eccezione? Ci si può davvero convertire per pochi soldi e per un’inquadratura veloce davanti alle telecamere, che se poi ti fermi a parlare con giornalisti, rischi di non prenderlo neanche il compenso?
E, in tutto questo, immagino che chi di dovere sia stato avvisato del programma del colonnello a Roma e abbia approvato anche questa iniziativa. Cioè, tutti pronti a criticare la Chiesa Cattolica quando dice qualcosa su questa o quella questione d’attualità per indirizzare i suoi fedeli e poi, tranne qualche sparuta voce indignata, nessuno dice niente sul leader – non un tizio qualunque – di un altro Paese che viene qua a rinnegare le radici cristiane dell’Europa e ad avallare gli stereotipi femminili che già ci bastano e ci avanzano in Italia?
Con il silenzio l’opinione pubblica italiana ha avallato le veline in Parlamento e le escort a Palazzo Grazioli, ma, vi prego, non ci mettiamo a mercificare la religione, che è l’unica cosa seria che ci è rimasta.

Concita De Simone