di Andrea Tornielli
Tratto da Il Giornale del 23 settembre 2010

L’articolo non firmato, intitolato «La trasparenza dello Ior» e pubblicato sulla prima pagina de L’Osservatore Romano oggi in edicola, fa comprendere bene quale sia lo stato d’animo Oltretevere dopo la notizia dell’iscrizione nel registro degli indagati del presidente dello Ior, Ettore Gotti Tedeschi, e del direttore generale dell’istituto, Paolo Cipriani. La sensazione, nei sacri palazzi, è quella di trovarsi di fronte a un attacco pretestuoso e mirato.

Non è un caso, fanno notare fonti vicine alla Segreteria di Stato, che il giornale vaticano sottolinei come tutto sia nato da «una comunicazione dell’Unità di informazione finanziaria (Uif) della Banca d’Italia. Questa ha segnalato all’autorità giudiziaria una possibile violazione delle norme antiriciclaggio». Ma il passaggio chiave dell’articolo è quello seguente: «Eppure, dall’inizio di quest’anno, gli organi della Banca d’Italia e dello Ior operano in stretto collegamento proprio in vista dell’adeguamento delle operazioni dello Ior alle procedure antiriciclaggio». Come dire: perché la Banca d’Italia, con la quale stiamo collaborando a stretto contatto, prima di denunciare l’irregolarità, non ha chiesto spiegazioni, dato che proprio con la storica istituzione di Palazzo Koch lo stesso Gotti Tedeschi sta collaborando per far entrare lo Ior nella cosiddetta White List delle banche che rispettano tutte le norme contro il riciclaggio? L’Osservatore annuncia che proprio per questo scopo, nella banca vaticana è stato costituito «un ufficio di informazione finanziaria, sotto il controllo del cardinale Attilio Nicora», e in questa direzione «vanno lette la costante collaborazione con l’Unione europea e soprattutto le missioni intraprese nei mesi scorsi dai vertici dello Ior a Parigi, sede dell’Ocse (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) e del Gafi (Gruppo di azione finanziaria internazionale contro il riciclaggio di capitali)». Ai due organismi, spiega il quotidiano d’Oltretevere, «è stata allora prodotta la documentazione per l’iscrizione della Santa Sede alla cosiddetta White List, che raccoglie i Paesi che aderiscono alle norme antiriciclaggio». Inoltre, «per l’adeguamento alle esigenze che nascono dall’inclusione della Santa Sede tra gli Stati che operano contro il riciclaggio e il terrorismo», il segretario di Stato Bertone «ha anche nominato un’apposita commissione presieduta dallo stesso cardinale Nicora».

L’Osservatore Romano ricorda inoltre che la direzione dello Ior è impegnata «da tempo – e anche di questo la Banca d’Italia è bene informata – ad adeguare le sue strutture informatiche alle regole vigenti in materia di lotta al riciclaggio», per mettere l’Istituto per le opere di religione al pari delle banche italiane. Per tutti questi motivi, fa notare l’autorevole articolo, «è facile comprendere che la natura e lo scopo delle operazioni ora oggetto di indagine potevano essere chiariti con semplicità e rapidità». Si è trattato infatti, come spiegato già ieri dallo stesso presidente Gotti Tedeschi, di «operazioni di tesoreria il cui destinatario è lo stesso Ior su conti di sua pertinenza, presso altre banche». Un’operazione di routine, fanno sapere dai sacri palazzi, come ne avvengono decine ogni mese. «L’inconveniente – prosegue L’Osservatore – è stato causato da un’incomprensione, in via di chiarimento, tra lo Ior e la banca che aveva ricevuto l’ordine di trasferimento». E nell’articolo si ribadisce «la certezza che nessun nuovo conto» allo Ior «è stato aperto senza la stretta osservanza delle regole dettate da Bankitalia».

La frase conclusiva è eloquente: «L’integrità e l’autorevolezza del professor Gotti Tedeschi sono ben note negli ambienti finanziari italiani e internazionali». E in queste ore nei sacri palazzi c’è anche chi fa notare la vicinanza del presidente dello Ior al ministro Giulio Tremonti, non escludendo che quanto è accaduto si iscriva nella cornice di scontri di potere che si giocano fuori dalle mura vaticane.