Nuova replica della sala stampa vaticana alla trasmissione “Gli Intoccabili”. Secondo la Santa Sede si tratta di ricostruzioni “parziali”

Una smentita al giorno. A poche ore dalla nota con cui il Vaticano era intervenuto per sconfessare alcune informazioni pubblicate negli ultimi giorni e in particolare un articolo del quotidiano italiano l’Unità, intitolato: «Riciclaggio, quattro preti indagati. I silenzi del Vaticano sui controlli», padre Lombardi torna sul tema dello Ior, la “banca del Papa”, piatto forte della puntata della trasmissione televisiva “Gli Intoccabili” andata in onda ieri, 8 febbraio, su La7. Una trasmissione che il portavoce vaticano definisce «parziale» e che, a suo giudizio, non contribuisce a fornire «un quadro obiettivo delle realtà descritte».

Lo Ior, afferma la sala stampa vaticana, non è una banca. «E’ una Fondazione di diritto sia civile che canonico regolata da un proprio statuto; non mantiene riserve e non concede prestiti come una banca», viene spiegato. «Tanto meno è una “banca off-shore” – prosegue la nota -. Di fatto, nella citata trasmissione viene usato tale termine non per illustrare il vero carattere e la funzione dello Ior, ma per creare un’impressione di illegalità. Lo Ior si trova all’interno di una giurisdizione sovrana e opera in un quadro normativo e regolamentare, che comprende anche la legge antiriciclaggio vaticana». Quest’ultima, la Legge CXXVII, «è stata adottata proprio per essere in linea con gli standard internazionali».

Smentendo poi «l’insinuazione che le normative vaticane non consentirebbero le indagini o i procedimenti penali relativi a periodi precedenti all’entrata in vigore della Legge CXXVII (1 aprile 2011)», la nota fa riferimento al «memo esclusivo» presentato durante il programma e spiega che «tale documento è senza alcun valore ufficiale e rappresenta unicamente le valutazioni di chi l’ha scritto». «Per di più – aggiunge -, ivi non si afferma l’impossibilità di indagini o procedimenti penali per periodi precedenti al 1/o aprile 2011; non emerge la resistenza dello Ior a collaborare in caso di indagini o di procedimenti penali su fatti precedenti al primo aprile 2011».

Per quanto riguarda poi la cooperazione tra lo Ior e l’Aif (Autorità di Informazione Finanziaria), «lo Ior ha cooperato nel fornire informazioni su transazioni avvenute anche prima di tale data».  Le affermazioni fatte durante la trasmissione «non corrispondono quindi a verità: secondo la normativa vaticana in materia di antiriciclaggio l’Autorità giudiziaria vaticana ha il potere di indagare anche transazioni sospette avvenute in periodi precedenti al primo  aprile 2011, e ciò anche nel quadro della cooperazione internazionale con i giudici di altri Stati, inclusa l’Italia».

 La dichiarazione sottolinea inoltre che «i rapporti dello Ior con banche non italiane sono sempre stati attivi e, a differenza di quanto è stato affermato, è stata ridotta solo limitatamente l’attività con le banche italiane». Lo Ior, «così come fanno anche gli enti finanziari italiani, si avvale dei servizi di banche estere (italiane e non) quando essi sono più efficienti e a minor costo. Tutti i movimenti in contanti, poi, sono certificati con documenti doganali. Come prassi, tutti i movimenti di denaro sono regolarmente tracciati ed archiviati».

Per quanto riguarda la norma che regola il movimento di denaro contante, «è importante precisare – dice la nota della Santa Sede – che lo Ior controlla e controllava anche i movimenti frazionati (cosiddette step transactions) per un totale di 15.000 euro nei dieci giorni consecutivi». Per di più, le normative aggiornate stabiliscono che «i soggetti sottoposti agli obblighi della medesima Legge (tra i quali lo Ior) devono eseguire “gli obblighi di adeguata verifica:  quando eseguono transazioni occasionali il cui importo sia pari o superiore ad euro 15.000, indipendentemente dal fatto che siano effettuate con una transazione unica o con più transazioni collegate”».

 «Non corrisponde a verità», conclude infine la nota, che il Vaticano non abbia risposto alle rogatorie della magistratura sul caso Calvi.