di Don Antonello Iapicca

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Vi saranno segni nel sole, nella luna e nelle stelle, e sulla terra angoscia di popoli in ansia per il fragore del mare e dei flutti, mentre gli uomini moriranno per la paura e per l’attesa di ciò che dovrà accadere sulla terra. Le potenze dei cieli infatti saranno sconvolte. Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire su una nube con grande potenza e gloria.Quando cominceranno ad accadere queste cose, risollevatevi e alzate il capo, perché la vostra liberazione è vicina.State attenti a voi stessi, che i vostri cuori non si appesantiscano in dissipazioni, ubriachezze e affanni della vita e che quel giorno non vi piombi addosso all’improvviso; come un laccio infatti esso si abbatterà sopra tutti coloro che abitano sulla faccia di tutta la terra. Vegliate in ogni momento pregando, perché abbiate la forza di sfuggire a tutto ciò che sta per accadere, e di comparire davanti al Figlio dell’uomo».      Lc 21,25-28.34-36

IL COMMENTO

Inizia l’Avvento, un tempo di Grazia per risollevarsi e alzare il capo, il tempo della liberazione. Quanti giorni, mesi, anni con il capo chino, guardando con mestizia e sfiducia alla propria vita sfilacciate tendando di trovarne il senso. Il capo rivolto verso il basso, fisso sulle proprie debolezze, sui limiti, sulle ingiustizie patite, sui peccati. Lo sguardo fisso sulla terra, che è dire alla carne, alla storia che scorre senza fermarsi e ci scappa dalle mani senza poter riaggiustare, riannodare, comprendere. Chiamati a guardare in alto non riusciamo a sollevare lo sguardo, siamo calamitati dal mondo e dalle sue angosce. L’aria fetida che respiriamo tra giornali e televisione, il bombardamento di parole e notizie, di consigli e chiacchiere, la cronaca nera diventata la cornice di ogni evento, tutta questa poltiglia marcia ci afferra il cuore e la mente inquinandoli. E così, trascinati dalle onde mondane, scappiamo impauriti di fronte agli sconvolgimenti della natura e delle nostre vite. E moriamo di paura, letteralmente, perchè nulla quadra e nulla è più certo e vero. Il cancro, il lavoro precario, l’affitto o il mutuo in ritardo, i figli che sembrano di un’altro pianeta, e angoscia ovunque.
Bene, in questo gelo che ci stringe giunge questo Avvento, e, mentre ovunque si muore di paura possiamo questa volta alzare gli occhi ed incontrare il Signore che viene. Sì, i segni di questi tempi non preagiscono morte e distruzione, ma ci indicano che arriva il nostro liberatore. Nel buio e nell’angoscia che ciascuno sta vivendo ecco giungere il Salvatore. E’ questa la Buona Notizia di questo Avvento, come fu per Lazzaro la sua malattia, passata sì per l’angustia della morte, ma che ha visto l’alba della risurrezione. Per questo il Signore ci invita a risllevarci, a risuscitare. A guardare a Lui e non a noi stessi, alla povertà e caducità di quel che abbiamo in mano. Guardare a Lui, ovvero vegliare, pregare, aspettare con trepidazione per sfuggire alla morte e al nonsenso di una vita senza di Lui. Alzare lo sguardo e fissare il Cielo, la nostra Patria, e tagliare ogni zavorra che ci obbliga a guardar giù, nell’abisso della notte. Vegliare in attesa vigile e piena di speranza Colui che ci ama e ci libera dalla morte e dal laccio improvviso che si abbatterà su chi avrà rifiutato l’amore infinito di Dio.