Commento di Don Antonello Iapicca

Mc 13,24-32

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «In quei giorni, dopo quella tribolazione, il sole si oscurerà, la luna non darà più la sua luce, le stelle cadranno dal cielo e le potenze che sono nei cieli saranno sconvolte. Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire sulle nubi con grande potenza e gloria. Egli manderà gli angeli e radunerà i suoi eletti dai quattro venti, dall’estremità della terra fino all’estremità del cielo. Dalla pianta di fico imparate la parabola: quando ormai il suo ramo diventa tenero e spuntano le foglie, sapete che l’estate è vicina. Così anche voi: quando vedrete accadere queste cose, sappiate che egli è vicino, è alle porte.
In verità io vi dico: non passerà questa generazione prima che tutto questo avvenga. Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno.
Quanto però a quel giorno o a quell’ora, nessuno lo sa, né gli angeli nel cielo né il Figlio, eccetto il Padre».

IL COMMENTO

La nostra vita subisce costantemente l’attentato di milioni di parole che cercano di prendere possesso dei nostri pensieri, dei nostri sentimenti, delle nostre azioni. Fuori e dentro di noi si scatena una guerra ogni volta più cruenta tra le parole più disparate. E, normalmente, ne portiamo le tristi conseguenze: stanchezza psicologica, stordimento, incapacità di orientarsi e di comprendere. Uno sterminato esercito di sentenze, di opinioni, di idee si affaccia ai nostri padiglioni auricolari e si spintona violentemente per entrare. E siamo ogni volta più confusi. Politica, morale, vita, sport, parole a volontà su ogni aspetto della vita. Parole che dicono tutto e l’esatto contrario. Ma è proprio dentro l’estrema confusione che accompagna gli stravolgimenti del mondo, in noi e fuori di noi, che possiamo ritrovare un segno, un’ancora di salvezza.
Tutto passa. Tutto è destinato ad essere cancellato dal tempo. Un sms cancella immediatamente il contenuto, la “verità” del precedente. Così ogni parola è fagocitata dalla successiva, rivelandone l’assoluta provvisorietà con un ritmo incalzante.
Così nella nostra vita. Affetti, lavoro, svaghi, ideali, salute, ogni cosa è precaria. Eppure proprio dentro la transitorietà di quel che viviamo alberga una certezza, qualcosa che fonda, tra i marosi, la nostra esistenza. In ogni istante della nostra vita è nascosto il Mistero Pasquale del Signore, il Suo PASSAGGIO dalla morte alla vita.
Per questo proprio le rivoluzioni, i fallimenti, le sofferenze della vita, anche le esperienze più drammatiche che ci lasciano tramortiti, forse moribondi, sono un segno del PASSAGGIO del Signore. Il cielo e la terra passeranno, ma le Parole del Signore non passeranno. Mai.
Non siamo del mondo e non ne portiamo lo spirito carnale che interpreta tutto come una sfida a farci più forti degli venti. L’eugenetica, lo sconvolgimento della natura più proditorio di questo tempo, non è lontana dal nostro cuore. Anche noi, come pazienti alchimisti, tentiamo tra un avvocato e un super enalotto, tra astuzie e compromessi, di cambiare il DNA della nostra vita e di quella degli altri. Il matrimonio omosessuale che è come il sole della vita e della verità oscurato, non è lontano dalle nostre menti; anche noi cerchiamo legami egoistici, anche noi siamo incapaci ad aprirci all’altro nell’amore che si dona e preferiamo rinchiuderci in sterili rapporti di carne e di egoismo. Eppure proprio in mezzo a questi sconvolgimenti, al relativismo suadente e anestetizzante che sembra arpionarci si fendono i cieli chiusi dalla menzogna. Sul peccato che è il potere del Cielo sconvolto dall’inganno satanico si erge, oggi, vittorioso il Figlio dell’uomo trionfatore sul male e sulla morte. La sua potenza e la sua gloria, espressioni della sua misericordia, viene oggi a cercare i suoi eletti, colui che hano creduto alla sua Parola, l’unica vera.

Essa è infatti Parola d’amore, capace di ri-crearci nella misericordia, è una Parola eterna. Lui non mente. Non tradisce. La Sua Parola si compie nella nostra vita. Proprio mentre tutte le altre parole segnano il passo rivelandosi effimere e transitorie. Così se nella vita ogni cosa è destinata a passare, a sfuggirci, è per lasciar posto all’unica Parola che non passerà in eterno: la Parola fatta carne, il nostro Signore Gesù. Per questo, anche quello che sembra scivolar via è misteriosamente ricapitolato, risanato e come reso eterno dal Suo amore.
Il passare di tutto riverbera il passaggio pasquale del Signore nella storia. Il fluire delle cose è cristallizzato nel passaggio del Signore, e, misteriosamente, ciò che è corruttibile è assorbito dall’incorruttibile. Questo è il mistero della nostra vita, fatta di eventi, relazioni, storie che apparentemente scorrono senza ritorno, mentre invece tutto è assorbito e santificato dal “passaggio che non passa”; silenziosamente, e spesso nascostamente, tutto di noi è innestato nella Pasqua del Signore nella quale ogni istante è un diadema incastonato nella corona della storia di salvezza che Dio fa con ogni uomo.
In Lui la vita perduta, e tutto quello che sembra smarrito, è ritrovato. Santificato. Non si butta nulla della nostra vita, perchè dove c’è il Signore c’è la vita. Tutto di noi è Grazia, dono di Lui, che proprio nell’estrema precarietà rivela la nostra unica Roccia: il Suo amore infinito. Il Suo Regno dentro di noi, e noi che, in ogni istante, apparteniamo a Lui. E’ questo il criterio per discernere e non lasciarci sballottare dai fatti e dalle parole. La fede, certezza incrollabile del Suo amore.

I PADRI

Cardinal John Henry Newman (1801-1890), sacerdote, fondatore di una comunità religiosa, teologo
PPS, IV, 13

L’esempio del fico

Una sola volta all’anno, ma tuttavia una volta, il mondo che vediamo fa sbocciare le sue potenze nascoste, rivelando se stesso, in un certo senso. Allora, appaiono i fiori, gli alberi da frutto e i fiori si schiudono, l’erba e il grano crescono. C’è uno slancio improvviso e uno scoppio di vita nascosta, posta da Dio nel mondo materiale. Ebbene ! Questo è per noi un esempio di ciò che può fare il mondo, al comandamento di Dio. Un giorno questa terra sboccerà in un mondo nuovo di luce e di gloria, nel quale vedremo i santi e gli angeli. Chi ci penserebbe, se non avesse avuto l’esperienza delle primavere precedenti, chi potrebbe concepire due o tre mesi prima, che la faccia della natura, ora apparentemente morta, potesse diventare così splendida e varia ?…

Lo stesso dicasi per quella primavera eterna, aspettata da tutti i cristiani ; Verrà, seppur stia tardando. Aspettiamola, poiché « verrà e non tarderà » (Eb 10, 37). Perciò diciamo ogni giorno : « Venga il tuo regno ! » cioè « mostrati, Signore ; assiso sui cherubini, mostrati, manifèstati ». « Risveglia la tua potenza e vieni in nostro soccorso » (Sal 79, 3).