di padre Piero Gheddo*

ROMA, domenica, 20 febbraio 2011 (ZENIT.org).- A volte qualcuno si lamenta che la Chiesa italiana non è creativa, non fa iniziative per riportare a Cristo tanti, specialmente giovani, che l’hanno abbandonata. Visitando diocesi e parrocchie mi pare vero il contrario. Lo Spirito Santo lavora ma non ce ne accorgiamo perché “il bene non fa notizia”. A Desenzano sul Garda parlo su “Vangelo e sviluppo dei popoli” al “Café teologico” in centro città, incontro organizzato dall’associazione “Sentinelle del mattino”, iniziata nel 1999 a Verona da don Andrea Brugnoli. Oggi vive in parrocchia a Desenzano (diocesi di Verona), dal 2004 il vescovo l’ha lasciato libero per dedicarsi alla sua iniziativa, ormai diffusa in trenta diocesi italiane ed estere (Malta, Svizzera, Inghilterra, Francia, Slovenia).

Sacerdote dal 1991, don Andrea è laureato in filosofia e ha lavorato alcuni anni alla  Congregazione per l’educazione cattolica in Vaticano; tornato in diocesi a Verona è stato incaricato della pastorale giovanile. Una giovane animatrice, Chiara Facci, gli dice: “Vorrei dedicarmi ai giovani che sono lontani dalla Chiesa. Cosa debbo fare?”. Per due anni don Andrea e Chiara visitano le diocesi italiane per  vedere i progetti di Vangelo per i giovani e si rendono conto che si fa poco o nulla, mentre i “movimenti” sono più attivi. Manca una iniziativa diocesana e parrocchiale. Nel 1999 la prima esperienza di aprire una chiesa in centro a Verona dalle 22 di sabato alle 2 del mattino, un gruppo di giovani e ragazze vanno nei luoghi di incontro, invitando i giovani a venire in chiesa perché Gesù li aspetta. L’iniziativa ha un certo successo e nel 2001 don Andrea organizza il primo “Corso di base” per gli animatori giovanili. Si moltiplicano le  serate “Luce nella notte” e nel 2004 l’esperienza incomincia a diffondersi in Italia e poi all’estero.

La nottata funziona così. I giovani animatori vanno fuori delle discoteche, dei bar, dei locali notturni, ai giovani fanno la proposta: “Vieni, c’è Gesù che ti aspetta”. Il giovane rimane scombussolato, a volte dice che non gli interessa, oppure non sa cosa dire. Allora hanno modo di dare la loro testimonianza: “Vedi, anch’io ero come te, ma la vita non mi soddisfaceva. Poi mi è capitato di incontrare Gesù e la mia vita è cambiata. Se vuoi questa sera anche tu puoi incontrare Gesù”.

Don Andrea dice: “La proposta diretta è scioccante. Parecchi vengono anche per curiosità. La serata si svolge dalla 22 all’una o alle due di notte. Nella chiesa in penombra c’è il Santissimo Sacramento sull’altare. Una équipe di animatori accolgono, uno ad uno, i giovani e in sostanza gli dicono: ‘Vedi? Là c’è Gesù. Se vuoi puoi scrivergli una preghiera, io poi ti accompagno a portargliela, chiedi la grazia che senti necessaria’. I ragazzi a volte chiedono cosa vuol dire pregare, l’accompagnatore gli spiega, ne discutono. Poi gli consegna un foglio e una penna e quando uno ha scritto la sua preghiera, con un lumino in mano viene accompagnato davanti a Gesù all’altare. A volte si forma una coda di quelli che aspettano di andare dal Signore. Si inginocchiano davanti all’Eucarestia e l’accompagnatore gli spiega che Gesù lo ascolta. Il ragazzo poi legge sottovoce la sua preghiera. Noi raccogliamo queste preghiere e le consegniamo ad un convento di clausura e le suore pregano per questi ragazzi e ragazze. Nessuno legge queste preghiere se non le suore”.

“Di fianco al cestino che  raccoglie questi fogli – continua don Andrea – c’è un altro cestino dove ci sono biglietti con una frase del Vangelo, i ragazzi ne prendono uno. Si fermano a leggerlo ed a meditare e l’accompagnatore gli dice che ci sono dei sacerdoti pronti ad ascoltarlo, a rispondere ai suoi problemi e anche a confessarlo. I preti ricevono i ragazzi e le ragazze. In certe notti confessiamo a fiumi. D’estate a volte siamo anche 15 sacerdoti che confessano fino alle due di notte.  In media, d’inverno abbiamo circa 100-150 giovani che vengono in chiesa, d’estate molti di più. Giovani che spesso da dieci, vent’anni non sono più entrati in chiesa. Sono serate di grazia e di grandi conversioni. Il progetto ‘Sentinelle del mattino’ è per le diocesi e le parrocchie e noi formiamo i giovani locali perché diventino evangelizzatori. Le serate ‘Luce nella notte’ sono straordinarie per risvegliare nei giovani il senso del loro battesimo, che li rende evangelizzatori con mentalità missionaria, cioè di primo annunzio e di evangelizzazione”.

Chiedo a don Andrea come si introduce nelle diocesi. “Una diocesi mi invita, faccio un week-end per il corso base agli evangelizzatori; poi loro stessi fanno una serata  e vanno avanti. Lo Spirito Santo può tutto. Non è una comunità di evangelizzatori che viene da fuori, ma sono i giovani stessi della diocesi o della parrocchia che realizzano la missione per i giovani. Non è facile trovare dei giovani che stanno su una notte per evangelizzare, ma bisogna tentare con fiducia. Abbiamo visto che quando una diocesi prende a cuore il problema e realizza una missione pilota, i giovani che vi partecipano come evangelizzatori ne escono trasformati e contagiano altri a quell’esperienza. Bisogna mettersi in gioco per realizzare quel progetto di Vangelo”.

Don Andrea attribuisce il successo del progetto all’annunzio esplicito di Gesù: “Se noi andassimo a dire a un giovane che venga ad un concerto, ad un cinema, ad un teatro, non verrebbe. Parlare di Gesù a chi esce o entra in una discoteca il sabato sera li spiazza completamente. Poi l’evangelizzatore personalizza l’invito, racconta in breve la sua storia e dice: ‘Andare da Gesù mi ha cambiato e mi rende felice. Prova anche tu’. Per dire queste cose, devi crederci e pregare”.

Le “Sentinelle del mattino” ha l’ufficio a Desenzano (Bs) per coordinare e aiutare le iniziative diocesane e parrocchiali che stanno nascendo, con la produzione di testi e schede di sostegno, il “Cafè teologico” per approfondire i temi della fede e della storia cristiana, proposte per i giovani che vogliono tornare alla fede e non sanno come e cosa fare. Le “Sentinelle del mattino” sono un movimento diocesano, che crea cellule di evangelizzazione nelle parrocchie. L’importante è educare i giovani a parlare della loro fede senza timidezza, quando poi vanno in università o in altri luoghi abituali per loro, saranno meno timidi. Giovanni Paolo II ha detto ai giovani: “Se sarete quello che dovete essere, porterete il fuoco nel mondo” e poi ha spiegato che debbono essere evangelizzatori del loro mondo giovanile. Quindi non è un movimento, ma uno strumento diocesano di evangelizzazione.

(inf[email protected] Telefono 333.74.52.780)

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*Padre Piero Gheddo (www.gheddopiero.it), già direttore di Mondo e Missione e di Italia Missionaria, è stato tra i fondatori della Emi (1955), di Mani Tese (1973) e Asia News (1986). Da Missionario ha viaggiato nelle missioni di ogni continente scrivendo oltre 80 libri. Ha diretto a Roma l’Ufficio storico del Pime e postulatore di cause di canonizzazione. Oggi risiede a Milano.