da Il Foglio del 30 Ottobre 2009

Festeggia l`Economist “Il problema demografico si sta risolvendo da solo”

Sulla  sua ultima copertina, l`Economist celebra il declino mondiale della fertilità e annuncia che “il problema demografico si sta risolvendo da solo”. Metà del mondo è assestata sul magico numero di 2,1 figli – si legge nell`editoriale d`apertura – cioè sul tasso che consente la sostituzione delle generazioni, e anche il resto del pianeta è avviato sulla stessa strada. Sono ormai infondati gli allarmi malthusiani: “Il declino della fertilità è sorprendente e piuttosto rassicurante”, nonché “vasto e veloce”. E le ridimensionate preoccupazioni per l`esplosione demografica comportano “una lezione su come risolvere i problemi dei cambiamenti climatici”. Se non fosse per la solita prospettiva falsata e falsante dei “cambiamenti climatici” (nuove paure che sostituiscono le vecchie) il fenomeno descritto dall`Economist – vale a dire la stabilizzazione e contrazione della popolazione nei paesi in via di sviluppo – andrebbe registrato come un fatto inevitabile e da tempo atteso dai demografi. Quel fenomeno avviene là dove la crescita economica mette radici, e dove una serie di fattori, come l`istruzione femminile, fanno sentire i loro effetti (giustamente l`Economist tira fuori dal suo ragionamento il calo di fertilità in Cina, perché ottenuto con mezzi coercitivi). La cosa singolare è che, se da una parte l`Economist si rallegra per il declino della fertilità, dall`altra spiega che tra i modi attraverso cui limitare “l`impatto ambientale delle attività umane” (e cioè “politiche demografiche, tecnologia e governance”), il primo non si dimostra affatto decisivo: “Le politiche demografiche possono solo lievemente alleviare il danno ambientale”, mentre le risposte vere possono arrivare da tecnologia e governance. E allora qualcuno ci spiega perché bisogna essere così soddisfatti del tramonto mondiale della fertilità?