Nuovo contributo della Comunità di Sant’Egidio

di Patricia Navas

ROMA, martedì, 26 maggio 2009 (ZENIT.org).- Il Togo abolirà la pena di morte nei prossimi giorni. Lo ha annunciato questo lunedì a Roma il Ministro della Giustizia del Paese, Kokou Biossey Koné, durante il IV Congresso Internazionale dei Ministri della Giustizia intitolato “Dalla moratoria all’abolizione della pena capitale”, secondo quanto ha reso noto a ZENIT la Comunità di Sant’Egidio, organizzatrice dell’evento.

Per il Ministro africano, la decisione di porre fine alla pena capitale nel Paese è stata presa “grazie all’amicizia che unisce il Togo e la Comunità di Sant’Egidio”.

“In questo cammino siamo stati accompagnati dagli amici della Comunità, con fedeltà e pazienza”, ha affermato.

Negli ultimi anni, la Comunità di Sant’Egidio ha lavorato a stretto contatto con il Governo del Togo e con l’opinione pubblica del Paese e “ha favorito il dialogo politico che ha portato all’attuale transizione di unità nazionale”, ha dichiarato il Ministro.

Il Togo si è astenuto dal votare la risoluzione per una moratoria universale della pena capitale nella sede dell’ONU nelle ultime due votazioni, nel 2007 e nel 2008.

Al Congresso dei Ministri della Giustizia celebrato a Roma hanno partecipato rappresentanti di 23 Paesi, abolizionisti o che mantengono ancora la pena capitale, di Africa, Asia e America.

Tra i presenti c’erano 13 Ministri della Giustizia, così come vari parlamentari, giudici di Corte Suprema, procuratori e rappresentanti della società civile.

Tutti sono stati ricevuti questo martedì mattina dal presidente della Camera dei Deputati Gianfranco Fini.

La Comunità di Sant’Egidio ha dato un contributo decisivo affinché l’abolizione della pena capitale giungesse all’attenzione della comunità internazionale ed entrasse nelle normative ufficiali.

Lo ha segnalato il suo portavoce, Mario Marazziti, all’apertura del congresso, ricordando lo storico momento dell’approvazione della risoluzione sulla moratoria delle esecuzioni da parte dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 18 dicembre 2007.

Il presidente del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, il Cardinale Renato Raffaele Martino, ha introdotto l’atto affermando che “non si può punire un crimine con un altro crimine”.

“Dalla moratoria bisogna arrivare all’abolizione” della pena di morte, ha sottolineato, lodando la Comunità di Sant’Egidio per questa campagna a favore della vita.

“La vita è un dono di Dio e bisogna rispettarla fino alla morte naturale; l’eutanasia, l’aborto, la pena capitale non sono una morte naturale – ha dichiarato –. Ringrazio chiunque lotterà per la difesa della vita”.

Il presidente di Sant’Egidio, Marco Impagliazzo, ha affermato che “questo convegno mostra come l’abolizione della pena di morte rappresenti un nuovo standard morale che sarà sempre più difficile ignorare a livello internazionale”.

“Questi convegni hanno incoraggiato molti Paesi a intraprendere i passaggi necessari per passare dallo stato di mantenitori a quello di abolizionisti de facto o addirittura de iure come Rwanda e Gabon nel 2007, il Burundi proprio quest’anno e prossimamente il Togo”.