di Elena Pagetti
Tratto dal sito Cultura Cattolica.it il 9 luglio 2011

È ormai tempo di vacanze. Un momento importante per le scelte che possiamo operare sull’uso del tempo libero che abbiamo a disposizione.

Vacanze: dal latino vacans, essere libero, sgombro da impegni, trovarsi senza occupazioni. In una delle parole che apprezziamo maggiormente è contenuta, in fondo, una mancanza. Certo, una mancanza positiva, perché siamo esonerati dagli obblighi e dagli impegni gravosi del lavoro, ma sempre tale. È questo tempo “vuoto” da impegni che deve essere “riempito”, cioè è su questo terreno libero che si giocano le nostre scelte e si mostra il valore che diamo alle cose. E’ un altro modo per ricordarci una verità sostanziale. Siamo mendicanti, manchiamo sempre di qualcosa e cerchiamo sempre qualcosa.

Quando ci troviamo a vivere il tempo della vacanza, siamo chiamati a decidere su come nutrire la nostra esistenza intima, la nostra anima spesso bistrattata, se non dimenticata, dal prevalere dei ritmi frenetici del lavoro. Decidendo come riempire il tempo libero, indirizziamo la nostra libertà. Il sospetto è che lo spazio della vacanza risentirà della serietà e della responsabilità con cui si è vissuto lo spazio del lavoro. Insomma, la vacanza estiva, nel senso proprio di mancanza, è la stessa per tutto l’anno. Ci è dato, però, uno spazio per rendercene più facilmente conto e per coltivare, con maggior libertà, ciò di cui abbiamo bisogno sempre. Ma di cosa abbiamo bisogno? Certamente di rapporti di amore e di amicizia, di giustizia, di bellezza, di gioia, di verità. Leggendo l’appello di Benedetto XVI agli artisti ho trovato un richiamo per ogni persona, adatto proprio a questo momento di vacanza in cui cerchiamo la bellezza se non altro nella natura, nel paesaggio, cerchiamo rapporti di amicizia, di cordialità e di serenità. “Non cercate mai la bellezza lontano dalla verità e dalla carità, ma con la ricchezza della vostra genialità, del vostro slancio creativo, siate sempre, con coraggio, cercatori della verità e testimoni della carità”. Vacanza è anche tempo di slancio creativo, organizziamo viaggi, visitiamo città d’arte, cerchiamo cose nuove e il Papa ci dà un’indicazione importante. La bellezza non sta lontana dalla verità, non può accompagnarsi alla menzogna. E non occorre molta filosofia. Basta pensare a quanta informazione superficiale e discutibile ci raggiunge ogni giorno per desiderare di usare il tempo per letture che accendano la passione per il bello e il vero. Oppure considerare la vacuità di tanti divertimenti proposti dai media, surrogati di bellezza, che lasciano amaro in bocca e solitudine interiore, per desiderare che il tempo della vacanza sia riempito da una gioia vera, non effimera. “Fate risplendere la verità nelle vostre opere e fate in modo che la loro bellezza susciti nello sguardo e nel cuore di chi le ammira il desiderio e il bisogno di rendere bella e vera l’esistenza, ogni esistenza, arricchendola di quel tesoro che non viene mai meno, che fa della vita un capolavoro e di ogni uomo uno straordinario artista: la carità, l’amore”. La vita come testimonianza del bene che abbiamo incontrato e conosciuto in Gesù Cristo. Invitando gli artisti a una responsabilità per il bene, il bello e il vero, il Papa si preoccupa che la vita di tutti abbia esempi che facilitino la realizzazione dell’umano. L’arte, la vacanza, la vita: tutto unito da un solo desiderio di bene per sé e per gli altri, che il pensiero di “vivere come se Dio ci fosse” aiuta a compiere.