di Vincenzo Merlo

Come non notare analogie tra quanto avvenuto a Udine e quanto a Gerusalemme duemila anni fa, il venerdì che precedeva la Pasqua? Come duemila anni fa, l’avvio della tragedia coincide con una notte: a Gerusalemme con il tradimento dell’Innocente presso l’Orto degli Ulivi; nella notte tra il 2 e il 3 febbraio 2009, con il viaggio dell’ambulanza da Lecco ad Udine. (Le tenebre possono aiutare a coprire la vergogna, si sa…).

E’ il buio del cuore, il buio della ragione, il buio dell’uomo. Duemila anni fa i discepoli cercarono di evitare che l’Innocente, fino ad allora circondato da amici, cadesse nelle mani dei carnefici; anche nella notte del 3 febbraio 2009 qualcuno ha cercato di impedire che un’altra innocente, fino ad allora accudita da mani misericordiose, venisse caricata su un’ambulanza per un lungo viaggio… Destinazione? Altre “mani”, forse non esattamente “misericordiose”… Oggi, come duemila anni fa, della vita o della morte di un innocente si sono occupati in tanti, nei piani alti del potere: a Gerusalemme, lo fecero Caifa, Pilato, Erode. Da Caifa a Pilato… da Pilato a Erode… e poi ancora a Pilato; nell’Italia odierna basta ricordare le varie sentenze dei diversi gradi della magistratura, compresa la più alta… ; le firme messe e quelle non messe… Oggi, come duemila anni fa, l’innocente non ha avuto diritto alla difesa, nemmeno a quella d’ufficio… Oggi, come duemila anni fa, sia gli accusatori sia i giudici sono disposti a sacrificare la vita di un innocente per far prevalere un altro valore: duemila anni fa l’”interesse” del popolo (“Meglio che perisca un solo uomo che tutto il popolo”, si disse da Caifa); oggi si è preferito il “rispetto” di una sentenza (che si contrapponeva ad altre sette pronunciamenti della magistratura, di segno contrario…); Oggi, come duemila anni fa, si è dottamente disquisito sulla “imprescindibile” necessità di “rispettare l’ordinamento giuridico”, come se questo significasse che la legge prevale sul diritto per eccellenza, quello alla vita. (Ma a noi pare che la vita, oltrechè il bene più prezioso e indisponibile, sia naturalmente la ragione prima di ogni sistema giuridico; contro la vita nessuna norma può mai ergersi, men che meno una sentenza, meno ancora un “decreto di volontaria giurisdizione”…). Oggi, come duemila anni fa, la stessa sentenza: la morte. (Duemila anni fa, in Palestina, accadeva spesso; in Italia non succedeva da 64 anni, dalla fine della seconda guerra mondiale). Oggi, come duemila anni fa, una buona parte dei sapienti, dei potenti, della società che “conta”, si è schierata prontamente in favore della morte, sorda a qualsiasi ragione o supplica, pronta anzi a stracciarsi le vesti e a scendere in piazza contro chi cercava di fermare la morte per decreto. Sepolcri imbiancati. Disposti anche oggi, come duemila anni fa, a preferire Barabba. Oggi, come duemila anni fa, il condannato a morte era innocente, senza alcuna macchia. Oggi, come duemila anni fa, il condannato non ha opposto resistenza. Oggi, come duemila anni fa, l’agonia è cominciata le prime ore di un venerdì… Oggi, come duemila anni fa, l’innocente è rimasto in silenzio durante il supplizio. Agnello tra i lupi. Oggi, come duemila anni fa, l’innocente ha avuto sete. Duemila anni fa, e non oggi, qualcuno ha dato lui da bere. Oggi, come duemila anni fa, persone buone hanno pregato per il condannato, mentre altre lo hanno irriso; mani pietose gli hanno portato acqua e pane, mentre altre si sono accanite contro il suo corpo. Oggi, come duemila anni fa, è risuonata la frase: “Se Dio esiste, perché non la salva?” Oggi, come duemila anni fa, coloro che hanno materialmente eseguito la sentenza sono persone italiane; Oggi, come duemila anni fa, la condanna a morte è stata eseguita. Oggi, e non duemila anni fa, qualcuno ha applaudito e riso all’annuncio della morte. Oggi, come duemila anni fa, si è infine sentenziato che “tutto si è svolto nel rispetto della legalità e del protocollo”. Sì, è stato tutto come duemila anni fa. Sventurati furono quei carnefici che assassinarono il Figlio di Dio; sventurato e sfregiato per sempre rimarrà il nostro Paese, a causa del sangue innocente di Eluana. Eluana come Gesù. Ci ha messo con le spalle al muro, imponendo alle nostre coscienze una scelta netta tra la cultura della vita e quella della morte, tra il Bene e il Male. Come Gesù duemila anni fa, Eluana è oggi per noi “segno di contraddizione”, segno che ci chiama, senza infingimenti e senza “terze vie”, a scegliere tra la Vita e la Morte, tra l’Amore e l’Odio. Stiamo ancora vivendo il tempo dello sgomento per il baratro in cui è precipitato il nostro Paese; abbiamo i nervi provati perchè abbiamo visto l’abisso del Male e ci ha inorridito. Da oggi nessuno potrà dire che il Male non esiste e che non c’è motivo per impegnarci con tutte le nostre forze contro di esso. Ma la speranza deve sempre sorreggere il cristiano e noi vogliamo augurarci che almeno il sacrificio di Eluana non sia vano, ma che contribuisca a far approvare quanto prima una legge che ci preservi dall’orrore di Udine! Due certezze, infine, ci confortano: Eluana è finalmente nelle braccia di un Padre amorevole e misericordioso; oggi, come duemila anni fa, le Tenebre possono vincere una battaglia, ma alla fine non prevarranno. Eluana sempre con noi!