di Carlo Belllieni*

ROMA, venerdì, 26 febbraio 2010 (ZENIT.org).- Imparare a giudicare: ecco l’imperativo dei nostri anni fitti di messaggi multimediatici che ci soffocano impedendoci spesso di riflettere; e coprendo con la spazzatura le rare cose buone.

Purtroppo spesso tra le persone “di buona volontà”, di fare una semplice equazione: violenza cinematografica uguale male; assenza di violenza cinematografica uguale bene.

E quante cose pericolose passano in questo modo! Così come altrettante cose buone vengono evitate perché c’è qualche segno di violenza filmica (vedi per esempio i meravigliosi film di Mel Gibson), o qualche parolaccia.

Ma chi l’ha detto che le parolacce siano controindicate chi vuole una visione TV o filmica morale e costruttiva? Aldo, Giovanni e Giacomo sono proprio questo: tante parolacce e tanta arte; ma soprattutto tanto senso religioso.

Impossibile? No, se sappiamo leggere bene. E se non ci fermiamo alla scorza.

Cosa dire di “Così è la Vita”? Un film il cui finale è un’apoteosi di religiosità, con un’immagine serena e dolce della morte.

I tre sono condotti da un angelo fino ad un passaggio a livello oltre il quale c’è il Paradiso, ma che solo Aldo (che poi è il più furfante dei tre nel film) attraversa; ma subito torna indietro dai suoi amici che intanto stanno riconoscendo i loro peccati in un’attesa che è un chiaro ed esplicito Purgatorio, per portarli poi allo stupore del vero Paradiso: il tutto tra battute, sorrisi, qualche parolaccia, ma in un esplicito riconoscimento del soprannaturale.

Aldo: “Qui entra gente solo di un certo livello. A parte che se non era per me voi rimanevate fuori, ve lo siete dimenticati?” Giovanni: “Certo che qui è bellissimo eh?” Giacomo: “Più che bellissimo!” Giovanni: “E’ grandioso” Giacomo: “Più che grandioso!”.

E si sente la commozione, e lo stupore, che riecheggia film memorabili quali “Milagro” di Robert Redford, ove anche lì il finale è l’arrivo in un paradiso dove un angelo traghetta oltre una collina un povero campesino, dicendogli “Non senti? La fiesta!” “Sì, risponde il campesino trasecolato: La Fiesta, La fiesta!!”.

E come fermarsi alla scorza guardando per esempio “I Corti”, raccolta di brevi sketch, in uno dei quali i tre amici impersonano tre feti nella pancia della mamma? Nessun moralismo, ma un messaggio chiaro che vale più di mille conferenze!

Sono tre piccoli feti (anche coi baffi!) ognuno col suo cordone ombelicale: sentire dei feti, vederli, guardarli: quale proclama pro-life è più tenero e forte? E infine l’ultimo film, Il Cosmo sul Comò, in cui tratta la storia di un prete e la tratta con tenerezza e profondità, parlando di confessione e di eucaristia con profondità e allegramente, proprio come ci fa piacere sentire.

Giovanni: “Padre, esiste davvero l’inferno?”Giacomo: “Che domande, certo che esiste l’inferno”. Giovanni: “Ed è eterno?” Giacomo: “L’inferno è un fuoco eterno” Giovanni: “Ma chi ci va dentro?” Giacomo: “L’inferno è frutto del peccato.

Se pecco creo l’inferno e ci entro dentro di mia spontanea volontà” Giovanni: “Come se fosse un autobus!” Giovanni: “Sì, ma se sali sull’autobus del peccato e non scendi alla fermata della confessione, il capolinea sarà la dannazione eterna”.

D’altronde, diceva G.K. Chesterton: chi ride da solo o lo fa con Dio o lo fa col Diavolo; e così, potremmo dire noi che i film con chiese e preti o sono fatti da uno spirito devoto o da chi ha astio verso la Chiesa; e con Aldo, Giovanni e Giacomo siamo nel primo caso. Forse non se ne rendono conto perché magari la loro è solo un’espressione di ciò che hanno respirato da ragazzi, ma vederli è dolce e rassicurante.

E quando trattano nello stesso film la storia della coppia cui una dottoressa (odiosissima nel film)propone la fecondazione eterologa e Giovanni trascina via la moglie inorridito e alla fine, mentre è triste e solo, trova per miracolo due bimbi in un cassonetto e borbotta andandosene, poi torna indietro e ne salva uno, anzi due, siamo davanti ad un giudizio, ancora una volta controcorrente, sereno e forte, chiaro e allegro.

Insomma: viviamo di pregiudizi, e pensiamo che parolacce e & Co. siano male, tutto il resto sia bene. Sbagliato: spesso, come diceva Fabrizio de André “Dai diamanti non nasce niente” e dalle “parolacce”, diremmo noi, “nascono i fior”.

Anzi, talora proprio dove tutto è pulito, troppo pulito, arriva l’inganno. Per Chesterton, in fondo, certi delitti si compiono meglio nella pulizia dei grandi palazzi dove non si lasciano tracce di fango; e dove, come ironicamente diceva il grande autore inglese, “manca un po’ di sana sporcizia cattolica”.

[Parte di questo articolo è stato pubblicato sul settimanale Bologna Sette, il cui Direttore ringraziamo per l’autorizzazione alla riproduzione]

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* Il dottor Carlo Bellieni è Dirigente del Dipartimento Terapia Intensiva Neonatale del Policlinico Universitario “Le Scotte” di Siena e membro della Pontificia Accademia Pro Vita.