di Antonello Cannarozzo
Tratto da Rai Vaticano – il blog il 16 settembre 2010

Si sente dire spesso dagli anticlericali e, purtroppo, anche da sedicenti cattolici, che la Chiesa è ormai entrata in una crisi irreversibile.

Non solo per gli scandali sulla pedofilia, ma, soprattutto, per il mancato adeguamento ai continui cambiamenti del mondo. Uno sforzo che, invece, hanno fatto varie confessioni protestanti, sempre più laiche e aperte ai mutamenti della società, con risultati però certo non incoraggianti.

Dopo 500 anni dalla Riforma luterana, in Germania, la nazione da cui ebbe origine, i protestanti sono scesi da 45,2 milioni nel 1950 agli attuali 24,2 milioni, mentre i cattolici, nonostante accuse di ogni genere, sono aumentati nello stesso periodo di ben un milione, passando dai 23,2 a 24,9 milioni, diventando così, anche se di poco, la prima religione nazionale.

Questo crollo di oltre il 42 per cento dei luterani, come di altre confessioni protestanti – ricordiamo solo di sfuggita la crisi degli Anglicani – è dovuto, secondo molti osservatori, alla ricerca da parte di molti pastori di un nuovo rapporto con la modernità che, purtroppo, con scelte non sempre comprese, ha allontanato tanti credenti dalle loro comunità.

A proposito di cambiamenti vorrei proporre un appello pubblicato anni fa sul Corriere della Sera e riportato da molti siti web che spiega con chiarezza la situazione attuale di un certo modernismo a tutti i costi:

«Voi cattolici avete resistito impavidi per quasi due secoli all’assedio della modernità. Avete ceduto proprio poco prima che il mondo vi desse ragione. Se tenevate duro ancora per un po’, si sarebbe scoperto che gli “aggiornati”, i profeti del futuro postmoderno eravate proprio voi, i conservatori.

Peccato. Un consiglio da laico: se proprio volete cambiare ancora, restaurate, non riformate. È tornando indietro, verso una tradizione che tutti vi invidiano e che avete gettato via, che sarete più in sintonia con il mondo d’oggi, che uscirete dall’insignificanza in cui siete finiti “aggiornandovi” in ritardo. Con quali risultati, poi? Chi avete convertito da quando avete cercato di rincorrerci sulla strada sbagliata?». L’autore è Gianni Vattimo.