Premiato alla giornata regionale per l’Emilia Romagna della rivista “Il Timone”

di Domenico Mucci*

ROMA, lunedì, 28 settembre 2009 (ZENIT.org).- Sabato 26 settembre si è svolta a Modena la quarta edizione della giornata regionale de “Il Timone”, che ha visto una nutrita partecipazione di pubblico e di associazioni cattoliche.

Il culmine della giornata è stata senz’altro la consegna del premio “Fides et Ratio”, assegnato dal direttore de “Il Timone”, Giampaolo Barra, al Prof. Antonino Zichichi, scienziato di fama mondiale e professore emerito di Fisica Superiore all’Università di Bologna.

Nella dissertazione che ha preceduto la consegna del premio, l’illustre fisico ha inteso sottolineare il rapporto tra scienza e fede, confutando tra l’altro il luogo comune in base al quale “un vero scienziato non può che dichiararsi ateo e un credente non può avvicinarsi alla scienza”.

La tesi sostenuta dal professor Zichichi, concorde col pensiero del Santo Padre Benedetto XVI , è che qualunque scienziato interessato all’origine e all’evoluzione del mondo, nonché alla ricerca delle leggi fisiche che regolano la natura, non può che concludere che solo un Ente Superiore può essere all’origine delle cose che esistono, come già insegnava Aristotele.

Il professor Zichichi ha esordito sottolineando che l’esistenza del mondo ha avuto come momenti cruciali i cosiddetti tre “big bang”. Il primo, il “big bang” per antonomasia, è quello che ha fatto passare dal vuoto all’esistenza dell’universo. Il secondo big bang è avvenuto nel momento in cui sulla terra è comparsa la vita, mistero cui l’uomo non sa tutt’oggi dare risposta. Il terzo è il momento in cui l’uomo ha sviluppato la ragione.

“Contrariamente a quanto affermano alcuni assertori dell’evoluzionismo, secondo i quali l’uomo non sarebbe tanto diverso dalla scimmia, di fatto l’uomo è l’unico essere vivente dotato di ragione, capace quindi di tramandare ai posteri le conoscenze acquisite, con la scrittura cuneiforme e, prima ancora, con le prime rappresentazioni grafiche”.

La dissertazione è proseguita ricordando la figura di Galileo Galilei, nell’anno a lui dedicato, considerato dalla comunità scientifica il fondatore della scienza.

“La ricerca scientifica avrebbe potuto nascere secoli prima e nell’ambito di altre civiltà, come quella cinese, araba o indiana, invece ha avuto origine, in Italia, dalle osservazioni e deduzioni di Galilei sul pendolo, sulle macchie lunari, sui satelliti planetari, fatte tramite il telescopio”, ha osservato l’eminente fisico.

“Usando per primo il metodo del piano inclinato, quattro secoli fa, Galilei ha dedotto la legge che regola il moto di caduta libera di un grave. Misurando il tempo con le pulsazioni arteriose, ha inoltre intuito la legge che regola le piccole oscillazioni di un pendolo. Sir Isaac Newton, due secoli dopo, non avrebbe scritto la legge di gravitazione universale, così semplice nella sua enunciazione, se non ci fossero state prima le osservazioni di Galilei”. Si noti che il calcolo infinitesimale di Newton-Leibniz, e di conseguenza la matematica moderna, nascono dall’esigenza di calcolare il moto dei pianeti.

A sostegno della tesi secondo cui Galilei deve essere considerato uno scienziato che credeva in Dio, il professore ha portato ad esempio la reazione incredula di Galilei alla scoperta di Keplero sulle orbite dei pianeti: “Secondo la tradizione Tolemaica, un Dio creatore avrebbe senz’altro ordinato il mondo in maniera perfetta. Ora, il cerchio è una figura perfetta, per cui nell’antichità era impensabile che un pianeta potesse muoversi seguendo un’orbita che non fosse circolare. Quando Keplero gli disse di avere osservato che le orbite dei pianeti sono ellittiche, e non circolari, se fosse stato ateo, Galilei avrebbe dovuto reagire sostenendo tale tesi e usandola per confutare l’esistenza di un Ente Creatore. Invece, Galilei reagì rispondendo a Keplero che non credeva alle sue conclusioni” (cf. il suo libro “Galilei, Divin Uomo”). E’ noto, di fatto, che le leggi di Keplero si deducono come conseguenza delle leggi di Newton.

“A partire da Galilei – ha continuato – tutti i più importanti scienziati possono essere considerati credenti. Quando uno scienziato si affida alla sperimentazione, fa come un atto di fede, perché cerca di capire quale legge o meccanismo regola un fenomeno della natura”.

Ad esempio di come procede la ricerca scientifica, ha ricordato come due secoli di ricerca sull’ottica e sull’elettromagnetismo sono stati riassunti nelle equazioni di Maxwell, tanto che “Lord Kelvin, nel 1897, davanti ad un’assemblea di fisici, disse che ormai non c’era più nulla de scoprire, solo qualche dettaglio da chiarire. In realtà, la ricerca scientifica passa da periodi di euforia, in presenza di grandi scoperte, a periodi di relativa calma. E quello che conosciamo oggi è frutto di quattro secoli di ricerca, paragonati ai millenni precedenti in cui l’uomo era presente sulla terra”.

Per spiegare cosa significhi la scoperta scientifica, ha usato come esempio suo nonno, che “non avrebbe mai creduto nella possibilità di viaggiare a mille chilometri all’ora o di vedere immagini dell’uomo sulla luna. Infatti – ha proseguito – ogni scoperta scientifica non è altro che un passo in avanti nella spiegazione di come Qualcuno ha pensato che andasse regolato il mondo”.

“Le scoperte sono sorprendenti: si pensi alle leggi di Lorentz, da cui è scaturita la teoria della Relatività di Einstein, secondo le quali le dimensioni spazio-tempo non possono essere entrambe reali; oppure alla relatività del concetto di contemporaneità (la luce impiega un secondo per andare dalla terra alla luna, ma se Napoleone fosse nato in una stella da noi lontanissima, un osservatore su tale stella sosterrebbe che Napoleone è nato prima di Giulio Cesare); oppure il fatto che lo spazio ha addirittura 43 dimensioni, se considerato a livello di besoni. Del resto, fino a cinquant’anni fa si pensava che i livelli più bassi di energia fossero a dimensione nucleare, come recita il nome del centro di ricerca in cui ho lavorato”.

Tralasciando ulteriori dettagli di un’analisi precisa ed avvincente dei passi recenti della ricerca nell’ambito della fisica, andiamo al culmine della esposizione, in cui, con tono ironico, ha affermato che “esistono scienziati miei colleghi che da anni lavorano per cercare di dimostrare scientificamente che Dio non esiste. Io sono tranquillo: anzi, ho detto loro che stanno solo perdendo tempo”.

Il professore ha anche ricordato l’obiezione di chi sostiene che, per dimostrare l’esistenza di Dio, si dovrebbe darne una prova scientifica: “Una dimostrazione scientifica dell’esistenza di un Ente Superiore non ha senso, perché si vorrebbe provare con strumenti scientifici l’esistenza di chi ha creato quegli strumenti e, quindi, è al di sopra di essi”.

“Al contrario, da parte di chi si dice ateo, ci si aspetterebbe l’esibizione di una prova scientifica del fatto che il mondo è regolato dal caos – ha spiegato –. Questo mi pare impossibile, e solo chi non è un vero scienziato può cercare di sostenere tale tesi”.

E’ nota a tutti l’aspra critica di Zichichi alla teoria darwiniana dell’evoluzionismo per quanto riguarda la specie umana, da alcuni usata per negare l’esistenza di Dio, a suo avviso priva di sufficienti prove scientifiche e di una solida base matematica (il cosiddetto metodo galileiano).

Per concludere, il professor Zichichi ha fatto sue le parole del Pontefice, sottolineando l’importanza che ogni cristiano debba avere a cuore il fatto che la fede e la ragione non sono in contraddizione.

“Oggi nel mondo stiamo tornando all’era pre-Aristotelica, in cui le filosofie dominanti sostenevano che i processi della vita erano regolati dalla casualità. Invece, ogni volta che scopriamo qualcosa, ci sorprendiamo di come ci sia un Ordine dietro tutto; di fronte ai fenomeni che non possiamo spiegare, possiamo solo dire che non siamo ancora pronti e che, probabilmente, ci riusciremo fra qualche secolo o, ancor meglio, qualche decennio”.

“Nata con un atto di Fede nel Creato, la Scienza non ha mai tradito il Suo Padre. Essa ha scoperto – nell’Immanente – nuove leggi, nuovi fenomeni, inaspettate regolarità, senza però mai scalfire, anche in minima parte, il Trascendente” (A. Zichichi, “Perché io credo in Colui che ha fatto il mondo”, 1999).

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Il prof. Domenico Muzzi insegna all’Universita degli Studi di Parma.