di Massimo Introvigne
Tratto da La Bussola Quotidiana il 21 febbraio 2011

Il 18 febbraio Benedetto XVI ha incontrato i vescovi della Conferenza Episcopale delle Filippine, ricevuti in questi giorni, in separate udienze, in occasione della Visita «ad Limina Apostolorum», rivolgendo loro un discorso sul tema – che evidentemente non riguarda solo i filippini – del «primato di Dio».

Il 19 febbraio il Papa ha proseguito queste sue giornate dedicate alle Filippine ricevendo la comunità del Pontificio Collegio Filippino in Roma in occasione del cinquantesimo anniversario della sua istituzione.

Nel discorso ai vescovi, il Papa ha parlato della buona tenuta del cattolicesimo delle Filippine e delle difficoltà che derivano dalla crisi economica internazionale. Ma queste, ha detto il Pontefice, «non sono, dobbiamo riconoscerlo, le uniche difficoltà che devono essere affrontate dalla Chiesa. La cultura filippina si trova pure di fronte alle questioni più sottili che derivano dal secolarismo, dal materialismo e dal consumismo dei nostri tempi. Quando l’auto-sufficienza e la libertà sono separate dalla loro dipendenza da Dio e dal loro coronamento in Lui, la persona umana crea per se stessa un falso destino e perde di vista la gioia eterna per cui è stata creata».

Non basta, dunque, affrontare i problemi economici. «Il cammino per la riscoperta del vero destino dell’umanità può essere trovato soltanto ristabilendo il primato di Dio nel cuore e nella mente di ogni persona».

Questi principi hanno immediate conseguenze per l’evangelizzazione. La missione deve sempre avere al centro l’annuncio «che Dio esiste, che ci ama e che in Cristo risponde alle domande più profonde della nostra vita». Questo principio del «primato di Dio», che sembrerebbe ovvio ma non lo è, non dev’essere mai perso di vista.

È il messaggio che il Papa rivolge ai vescovi con riferimento alle cosiddette «comunità ecclesiali di base». Questa espressione ha ormai una pluralità di significati. Talora, specie in America Latina, ha identificato gruppi che, sulla base di una teologia della liberazione d’impronta marxista, hanno contestato il Magistero e il Papa. Altre volte si riferisce a gruppi, come accade spesso nelle Filippine, che sono rimasti in piena comunione con il Papa e i vescovi e hanno avuto «un impatto positivo».

Questo impatto positivo si verifica, ha detto il Papa, «quando sono formate e guidate da persone la cui forza motivante è l’amore di Cristo», quando «lavorano d’intesa con le parrocchie locali» e hanno il chiaro scopo di «portare le persone al Signore».

Il Pontefice chiede a vescovi di «dedicare un’attenzione speciale alla guida di questi gruppi, così che il primato di Dio rimanga in primo piano».

Il primato di Dio, che è il criterio principale di ecclesialità di ogni progetto o gruppo, deve emergere anche – ha detto Benedetto XVI – nella pastorale giovanile, anzi è qui «di particolare importanza». Ai giovani dev’essere ricordato che «i lustrini di questo mondo non soddisfano il loro naturale desiderio di felicità. Solo la vera amicizia con Dio spezzerà le catene della solitudine» di cui molti giovani soffrono, anche nelle più chiassose compagnie. Ultimamente, da questa solitudine – ha detto Benedetto XVI – si esce con la scelta vocazionale che porta al matrimonio cristiano, che non conosce surrogati, ovvero alla vita sacerdotale o religiosa.

Come esempio del primato di Dio il Papa propone san Lorenzo Ruiz (1600-1637), padre di famiglia filippino che scelse la difficile missione in Giappone, dove finì torturato a morte per non avere voluto rinnegare la sua fede. Agli studenti del Pontificio Collegio filippino il Papa ha ricordato che, venendo a Roma, non acquistano solo una formazione intellettuale ma entrano in un diretto contatto con «la storia vivente della Chiesa di Roma e lo splendente esempio dei suoi martiri, il cui sacrificio li configura perfettamente alla persona stessa di Gesù Cristo». È agli eroi, ai santi, ai martiri che si deve guardare per non dimenticare che il primato di Dio vale per tutti.