Respinta l’istanza di richiesta di scarcerazione per don Luciano M., il parroco di Alassio arrestato martedì scorso con l’accusa di violenza sessuale su minore. Il giudice per le indagini preliminari Emilio Fois ha sciolto le riserve dopo l’interrogatorio di garanzia avvenuto giovedì mattina in tribunale a Savona. Il sacerdote resta rinchiuso nel carcere di Chiavari dove continua a ricevere attestati di stima e solidarietà da parte di parrocchiani e preti della sua diocesi di Albenga e Imperia. Il suo legale difensore presenterà istanza di remissione in libertà ai giudici del tribunale del riesame di Genova.

Mentre da un lato apprezzo la lucida analisi che il Presidente di Federvita Liguria dott. Eraldo Ciangherotti ha evidenziato sulle pagine del Giornale ed Liguria dell’ultimo giorno del 2009, dall’altro mi domando come sia possibile finire in galera sulla base di dichiarazioni di una bambina, che potrebbe aver bisogno di sostegno psicologico perché potrebbe vivere in un contesto famigliare difficile e che a distanza di mesi afferma, forse dopo essere stata ripresa dal Sacerdote perché non preparata la catechismo, che il medesimo l’avrebbe molestata, addirittura anche sulla motoretta. Ma quale raptus avrebbe rapito un Sacerdote così retto e preparato a commettere queste nefandezze? In periodo in cui proprio la Chiesa sull’argomento è divenuta particolarmente attenta ed in prima fila proprio nella battaglia antipedofilia. Da quanto così ampiamente diffuso dalla stampa – che ha già anticipato la sentenza di colpevolezza – non esisterebbe alcun riscontro oggettivo né il buon senso darebbe valore, più di tanto, alle presunte accuse, in altro caso – quello della bambina Vika – non vennero avvalorate dal magistrato le denuncie di aver subito violenze nel promiscuo asilo dove alloggiava la bambina nell’ex paese comunista e la bambina fu strappata alla sua nuova famiglia ed agli affetti che si erano creati a suo vantaggio. Ora sembra tornato il giustizialismo e il periodo di «mani pulite»: quanta gente finì in carcere senza poi essere condannata? I giudici che hanno sbagliato (ci sono stati anche dei suicidi) hanno pagato qualche cosa per i propri errori? Se Don Luciano risulterà innocente come sicuramente è, fino a sentenza contraria, chi restituirà dignità alla Chiesa ed al sacerdote, ma perché con tanti delinquenti (vedi il caso Delfino) che in carcere non li tengono si è voluto arrestare un sacerdote che sicuramente non si sarebbe sottratto al giudizio, non avrebbe potuto alterare le prove (non se vedrebbero, infatti) o reiterare il presunto crimine? Tanti interrogativi a cui la magistratura non pare saper dare risposta neppure ai giornali.

Redazione

© il Giornale – 3 gennaio 2010