di Angelo Bazzari *
Tratto da Avvenire del 18 ottobre 2009

«Amis, ve raccomandi la mia baracca»… L’accorato appello di don Carlo agli amici che attorniavano il letto di morte tradisce la speranzosa preoccupazione per il futuro dell’Opera di carità, sognata nei momenti più drammatici della guerra, tenacemente voluta e lucidamente realizzata, oltre mezzo secolo fa, accogliendo e restituendo alla vita orfani, mutilatini, mulattini e poliomielitici. Quel monito, in rigoroso dialetto milanese, interpella oggi ciascun operatore ed estimatore della Fondazione, ieri insediata sulla trincea dell’infanzia abbandonata e dolente, oggi impegnata in una grande impresa di carità, che ha esteso i suoi paletti sulle estreme frontiere della vita fragile e allargato il suo raggio d’azione in molte zone povere del mondo. Uomini e donne impegnati ai più diversi livelli e con differenti responsabilità nella «baracca» di don Gnocchi; collaboratori, sostenitori e simpatizzanti, ma tutti «amis», chiamati a essere degni eredi e custodi gelosi della sua Opera.

Nei mesi di preparazione al grande evento di domenica prossima, come presidente, ho raggiunto tutti Centri della Fondazione, ho stretto la mano a ogni operatore, ho visitato i malati più fragili e alcuni loro familiari, memore del fatto che «condividere la sofferenza è il primo passo terapeutico». La «baracca» di don Carlo ha il volto degli «amis» che la animano giorno dopo giorno, cammina sulle loro gambe, vive dei loro entusiasmi, cresce con le loro fatiche, respira con i loro polmoni, pulsa con i loro cuori, rispondendo così adeguatamente alle quasi diecimila persone che ogni giorno accedono ai servizi della Fondazione.

La Fondazione e la società tutta, ecclesiale e civile, sono pronte a celebrare, con entusiastico slancio e con profonda umiltà, questo grande dono della beatificazione di don Carlo, che la Chiesa riconosce con la sua autorevolezza. La Chiesa celebra e propone all’emulazione il don Gnocchi-uomo, definitosi «pellegrino malato di infinito, incamminato verso l’eternità». Il don Carlo cristiano, che ha sempre «cercato con avida e insistente speranza il Dio che è tutto qui: nel fare del bene a quelli che soffrono e hanno bisogno di un aiuto materiale o morale», fornendo così la ricetta della felicità: «Molti si preoccupano di stare bene, assai più che di vivere bene, per questo finiscono per stare molto male; cerca di fare tanto bene nella vita e finirai per stare tanto bene». Il don Gnocchi formidabile educatore di giovani degli oratori e delle scuole cristiane, con la convinzione che l’educazione è «arte delle arti e scienza delle scienze». Il don Carlo sacerdote alpino, che tra gli orrori visti e patiti nella tragedia della guerra, di fronte a un soldato morente esclama: «Ho veduto il Cristo sotto la maschera essenziale e profonda di ogni uomo percosso e denudato dal dolore». Il don Gnocchi padre dei mutilatini e apostolo dell’infanzia sofferente. Il don Carlo precursore della riabilitazione intesa come «terapia dell’anima e del corpo, del lavoro e del gioco, dell’individuo e dell’ambiente… nella prodigiosa impresa di ricostruire quello che l’uomo o la natura hanno distrutto». Il don Gnocchi imprenditore della carità, che nel tentativo di promuovere e servire di più e meglio la vita, invoca e impegna «l’amoroso e inesausto travaglio della scienza; le opere multiformi dell’umana solidarietà; i prodigi della carità soprannaturale». Il don Carlo profeta e antesignano del trapianto di organi, che regala le sue cornee a due ragazzi non vedenti. Sì, «amis, ve raccomandi la mia baracca», dopo la beatificazione, dilata il suo originario significato e assume una nuova vocazione. In piazza Duomo, il 25 ottobre, si celebrerà un evento unico, irripetibile, storico che riassume memoria e progetto, radici e frutti, presente e futuro. L’avvenire della Fondazione non può che partire da qui: dal beato don Gnocchi, ieri vulcanico ideatore e intelligente fondatore, da oggi intercessore e protettore, sempre più bussola  d’orientamento dell’azione professionale-vocazionale di tutti gli operatori. Beato Carlo Gnocchi, prega davvero per la tua e un po’ nostra «baracca»!

* presidente della Fondazione Don Gnocchi