di Gianmaria Pica
Tratto da Il Riformista del 3 novembre 2009

Da venerdì scorso Sky trasmette la programmazione hard pay-per-view 24 ore su 24. La scelta dell’emittente satellitare – dilazionare l’offerta dei 26 canali per adulti sull’intera giornata, rispetto alla precedente offerta in cui le trasmissioni hard erano vincolate solo alle ore notturne – è dettata dal mercato.

Sky, infatti, ha deciso di puntare su un settore che non risente della crisi per rientrare nei costi operativi e del lavoro della sua azienda: cresciuti nel 2008 sul 2007 rispettivamente del 2, 7 per cento (oltre 2 miliardi di euro) e del 14, 6 per cento (154, 4 milioni). A questi poi si aggiungono i maggiori oneri relativi all’innalzamento dell’Iva per la pay tv che è passata dal 10 per cento al 20 per cento.

E le preoccupazioni per la difficoltà di lasciarsi alle spalle la soglia dei 4, 5-4, 6 milioni di abbonati. Nel 2008, peraltro, il tasso di disconnessione è stato di circa il 10 per cento: infatti i nuovi abbonati sono stati 366 mila, contro 429 mila disdette.

Può l’offerta porno 24 ore al giorno aiutare i conti di Sky? Secondo alcuni osservatori è possibile. Dalla programmazione hard, la tv satellitare che fa capo a Murdoch incasserebbe circa 1, 3 milioni di euro alla settimana: 68 milioni di euro all’anno. Una cifra cospicua – e non smentita da Sky Italia – che corrisponde a quasi la metà di tutti i ricavi complessivi (pubblicitari, offerte pay e ricavi da altri operatori) delle due tv di Telecom Italia: La7 e Mtv.

Del resto, il mercato del porno in Italia ha un forte successo, anche se negli ultimi mesi ha subito un radicale mutamento. Secondo Open Gate Italia – società specializzata in attività di public affairs, regolamentazione e comunicazione strategica – nel nostro Paese il genere hard, dopo una crescita a ritmi cinesi negli anni scorsi – nel 2007 il fatturato porno è stato di 1, 6 miliardi di euro – oggi subisce un profondo calo, dettato dalla crisi del mercato home video e delle pay tv adult (da qui l’incremento dell’offerta hot di Sky). A determinare l’incremento del fatturato hard – meno 20 per cento nei primi sei mesi del 2009, rispetto al primo semestre dell’anno precedente – è stata l’amplia offerta gratuita su Internet: nel web, infatti, è possibile trovare numerosissimi siti free che ospitano prodotti sia professionali che amatoriali. Una forte contrazione, l’hanno registrata anche le pay tv – che ospitano programmi hot – su tutte le piattaforme. Meno ricavi, ma maggior offerta dei canali per adulti.

Questo è il quadro degli altri sistemi di trasmissione. La Iptv, la televisione via Internet, fattura in pay-per-view circa 150 milioni di euro l’anno, di cui l’85 per cento è porno. La Dvb-h (Digital video broadcasting – handheld) – la tecnologia per i telefoni cellulari e palmari – fattura in pay-per-view 200 milioni di euro l’anno: di cui 170 milioni è hard. A questi dati poi si somma l’offerta web.

Sul sistema digitale terrestre (Dtt) invece stanno migrando le maggiori offerte hard pay-per-view. Sono nate sul Dtt nuove emittenti che hanno puntato proprio sull’hard, come Dahlia: trasmette sulle vecchie frequenze di Carta Più di La7, oltre ai documentari e alla box, anche una serie di programmi eros a pagamento. Simile strategia per Conto Tv. L’emittente, nata nel 2003, oggi è sul digitale e sul satellite con quattro canali. Sul Digitale è nata anche Nitegate: la nuova tv che tutte le notti – da mezzanotte alle sei di mattina – trasmette in pay-per-view 14 film hard su un bouquet di quattro canali per soli adulti.

Sui canali hard satellitari e digitali sarà alta la vigilanza dell’Autorità garante per le comunicazioni. Già lo scorso 20 ottobre, dopo accertamenti durati più di un anno, le unità speciali della Guardia di finanza in collaborazione con l’Agcom hanno eseguito 26 controlli nei confronti di emittenti satellitari che trasmettevano programmi pornografici anche nelle fasce protette senza meccanismi di controllo selettivo a tutela dei minori (parental control): l’operazione ha consentito di segnalare all’Authority sette emittenti satellitari per violazione degli obblighi di programmazione a tutela dei minori stabiliti dal Testo unico della radiotelevisione.

Intanto, segnaliamo che la televisione a pagamento prenderà sempre più piede in Italia. Da una recente ricerca di eMedia Istitute, società che offre servizi di ricerca e consulenza strategica sui mercati dei media e della comunicazione, emerge che entro il 2012 i ricavi della pay tv a pagamento supereranno quelli derivanti dalle inserzioni pubblicitarie sulle reti nazionali: con circa 3, 8 miliardi di euro, il pagamento diretto contribuirà al 41 per cento dei ricavi dell’intero sistema televisivo.