Il pontefice lo ha detto nella udienza all’International Jewish Committee on Interreligious Consultations

ALESSANDRO SPECIALE
da Vatican Insider

“Per le nostre radici comuni, un cristiano non può essere antisemita”: nel suo primo incontro ufficiale con il Comitato Ebraico Internazionale per le Consultazioni Interreligiose (Ijcic, il partner del Vaticano per il dialogo interreligioso con l’ebraismo mondiale) papa Francesco è andato dritto al cuore dei rapporti tra cattolici ed ebrei. Il pontefice si è rivolto alla delegazione di rabbini arrivati da tutti il mondo come a dei “fratelli maggiori” e li ha salutati con la parola shalom, pace in ebraico. Nel suo breve discorso, il pontefice ha evidenziato la lunga relazione di amicizia tra cristiani ed ebrei ed ha incoraggiato a proseguire sulla strada intrapresa. D’altra parte, papa Francesco ha una lunga esperienza di rapporti con il mondo ebraico. Nella sua Buenos Aires, aveva stretto un rapporto profondo con il rabbino Abraham Skorka, che ha incontrato in Vaticano qualche giorno fa. Il rapporto era sfociato nella stesura con lui di un libro intervista “Il cielo e la terra”, in cui ha affrontato, pochi mesi prima di diventare papa, tutti i temi caldi della fede.

“In questi primi mesi del mio ministero ho già avuto modo di incontrare illustri personalità del mondo ebraico, tuttavia questa è la prima occasione di conversare con un gruppo ufficiale di rappresentanti di organizzazioni e comunità ebraiche”, ha ricordato oggi Francesco.

Per il papa, il “dialogo regolare” tra ebrei e cristiani, che hanno contribuito a rafforzare “la reciproca comprensione ed i legami di amicizia”. “La Chiesa – ha aggiunto – riconosce che ‘gli inizi della sua fede e della sua elezione si trovano già, secondo il mistero divino della salvezza, nei Patriarchi, in Mosè e nei Profeti’. E, quanto al popolo ebraico, il Concilio ricorda l’insegnamento di San Paolo, secondo cui ‘i doni e la chiamata di Dio sono irrevocabili’, ed inoltre condanna fermamente gli odi, le persecuzioni, e tutte le manifestazioni di antisemitismo. Per le nostre radici comuni, un cristiano non può essere antisemita!”

Negli ultimi decenni, i rapporti tra ebrei e cattolici sono diventati sempre più profondi e fecondi, grazie anche a dichiarazioni e gesti importanti da parte dei pontefici precedenti. Questo percorso, ha ricordato Francesco, non è che “la parte più visibile di un vasto movimento che si è realizzato a livello locale un po’ in tutto il mondo”.

Questo rapporto di amicizia è indispensabile per il futuro dell’umanità, che “ha bisogno della nostra comune testimonianza in favore del rispetto della dignità dell’uomo e della donna creati ad immagine e somiglianza di Dio, e in favore della pace che, primariamente, è un dono suo”. “Papa Francesco è un ottimo amico del popolo ebraico e ci rallegriamo del fatto che continuerà a portare avanti l’opera dei suoi predecessori per approfondire ancora di più i rapporti tra cattolici ed ebrei”, ha commentato il rabbino David Rosen, direttore per gli affari interreligiosi internazionali dell’American Jewish Committee, una della associazioni che compongono l’Ijcic.

Per il presidente dell‘Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, Renzo Gattegna, le parole del papa “testimoniano il consolidamento di un percorso iniziato 50 anni fa con la pubblicazione della Nostra Aetate e con risultati estremamente significativi nel segno del dialogo e della reciproca comprensione tra i popoli. In un’epoca segnata da tensioni e criticità molto forti le religioni, oggi più che mai, sono chiamate a farsi promotrici di valori e di sfide comuni”.