Benedice la prima pietra dell’Università del Patriarcato latino a Madaba

di Roberta Sciamplicotti

MADABA, sabato, 9 maggio 2009 (ZENIT.org).- Anche la religione, come ogni espressione umana, può corrompersi. Per questo motivo, è necessario assicurare un’educazione in senso ampio che promuova la ricerca della verità e la libertà.

E’ quanto ha affermato Benedetto XVI questo sabato mattina nella cerimonia di inaugurazione dell’Università del Patriarcato latino a Madaba, a circa 30 chilometri a sud della capitale giordana Amman.

Dopo aver attraversato in auto il quartiere cristiano della città, il Pontefice è giunto in un padiglione situato nell’area in cui sorgerà il campus, dove è stato accolto dal canto dei leader religiosi locali.

Il Patriarca latino di Gerusalemme, Sua Beatitudine Fouad Twal, lo ha salutato ringraziandolo per il sostegno che il Papa dà con la sua presenza a tutta la comunità cristiana, riconoscendo allo stesso tempo l’impegno delle autorità statali e governative per la realizzazione del progetto dell’Università, il cui motto è Sapientia et Scientia.

Alla presenza di esponenti religiosi, politici e militari, nonché di fedeli e di gruppi di scout, il Pontefice ha rivelato la sua “grande gioia” nel benedire la prima pietra ringraziando il Patriarca emerito di Gerusalemme, Michel Sabbah, e il Vescovo Salim Sayegh, alla cui iniziativa e ai cui sforzi “questa nuova istituzione tanto deve”.

Il Papa ha quindi lodato la “coraggiosa fiducia” dei promotori dell’Università “nella buona educazione quale primo passo per lo sviluppo personale e per la pace ed il progresso nella regione”.

Successivamente ha sottolineando tre obiettivi che l’Università di Madaba dovrà tenere presenti: il servizio alla comunità per “elevarne gli standard di vita”; la trasmissione dell’ “amore per la verità”, per promuovere negli studenti l’“adesione ai valori” e la “libertà personale”; da ultimo, l’affinamento dei “loro talenti critici”, che “disperderà l’ignoranza e il pregiudizio, e li assisterà nello spezzare gli incantesimi creati da ideologie vecchie e nuove”.

Benedetto XVI ha sottolineato che la fede in Dio “non sopprime la ricerca della verità; al contrario l’incoraggia”.

“Ovviamente – ha riconosciuto – la religione, come la scienza e la tecnologia, come la filosofia ed ogni espressione della nostra ricerca della verità, possono corrompersi”.

“La religione viene sfigurata quando viene costretta a servire l’ignoranza e il pregiudizio, il disprezzo, la violenza e l’abuso – ha aggiunto –. Qui non vediamo soltanto la perversione della religione, ma anche la corruzione della libertà umana, il restringersi e l’obnubilarsi della mente”.

Per eludere questa evenienza, che “non è inevitabile”, è fondamentale l’educazione, che aiuta la persona a rispondere alla sua chiamata “alla saggezza e all’integrità, alla scelta basilare e più importante di tutte del bene sul male, della verità sulla disonestà”.

“La fede matura in Dio serve grandemente per guidare l’acquisizione e la giusta applicazione della conoscenza”, perché “l’uso della conoscenza scientifica abbisogna della luce orientatrice della sapienza etica”.

Perciò, le università in cui “la ricerca della verità va di pari passo con la ricerca di quanto è buono e nobile offrono un servizio indispensabile alla società”, ha osservato il Papa.

In questo contesto, ha esortato in particolare gli studenti cristiani della Giordania e delle regioni vicine a “dedicarsi responsabilmente ad una giusta formazione professionale e morale” perché chiamati ad essere “costruttori di una società giusta e pacifica composta di genti di varia estrazione religiosa ed etnica”, realtà che “devono condurre non alla divisione, ma all’arricchimento reciproco”.

Dopo un beve momento di meditazione, il Vescovo di Roma ha quindi recitato il Padre Nostro, passando poi a benedire la prima pietra, di colore nero e recante il simbolo dell’Università riprodotto anche su una targa donata al Pontefice al termine della cerimonia.

Mentre usciva dal padiglione in cui si è svolta l’atto pubblico, Benedetto XVI è stato salutato da applausi e da grida “Viva il Papa!”, in italiano. Molti fedeli si sono avvicinati per salutarlo personalmente baciandogli la mano.

Visibilmente felice, è quindi partito alla volta della tappa successiva della sua mattinata densa di impegni: l’incontro con i leader religiosi musulmani, i membri del Corpo Diplomatico e i rettori delle Università della Giordania davanti alla moschea al-Hussein bin Talal di Amman.

Con quasi 90.000 abitanti – a maggioranza musulmana ma anche cristiani, soprattutto greco-ortodossi –, Madaba è la quinta città per importanza della Giordania, citata più volte nell’Antico Testamento parlando di Mosè nell’Esodo, della guerra di Davide contro i Moabiti, della profezia di Isaia contro il Moab e della ribellione di Mesha, re del Moab, contro Israele.

E’ nota per i suoi pregevoli mosaici di epoca bizantina, tra cui la “mappa di Madaba”, un mosaico risalente al VI secolo che rappresenta la Palestina e in due milioni di tessere mostra il Nilo, il Mar Morto e Gerusalemme, compresa la Chiesa del Santo Sepolcro.

Custodito nella chiesa ortodossa di San Giorgio, il mosaico, scoperto nel 1896 durante i lavori per la costruzione della chiesa, è considerato la pianta geografica più antica della Terra Santa e di Gerusalemme che sia pervenuta fino a oggi.

Madaba, città natale di Sua Beatitudine Fouad Twal, non era stata visitata da Giovanni Paolo II durante il suo viaggio in Terra Santa del 2000.