Lo ha detto Benedetto XVI all’Angelus. “Anche i cristiani corrono questo rischio”. Rivolgendosi a un gruppo di libanesi: “Che gioia visitare il vostro Paese”

Da Vatican Insider

Un no alla «falsa religiosità» e un richiamo affinchè la «Parola di Dio» sia sempre «regola di vita», «orienti i nostri pensieri, le nostre scelte e le nostre azioni, ogni giorno», e non sia solo una «copertura» per il desiderio di «beni» e «potere».

Sono i concetti illustrati oggi da Benedetto XVI all’Angelus, trattando il tema della «Legge di Dio», del «suo comandamento», trasmesso agli uomini, secondo l’Antico Testamento, tramite Mosè.

Il «problema» di cui ha parlato il Papa ai fedeli riuniti nel cortile interno della residenza di Castel Gandolfo è che «quando il popolo si stabilisce nella terra, ed è depositario della Legge, è tentato di riporre la sua sicurezza e la sua gioia in qualcosa che non è più la Parola del Signore: nei beni, nel potere, in altre “divinità” che in realtà sono vane, sono idoli».

«Certo – ha proseguito -, la Legge di Dio rimane, ma non è più la cosa più importante, la regola di vita; diventa piuttosto un rivestimento, una copertura, mentre la vita segue altre strade, altre regole, interessi spesso egoistici individuali e di gruppo».

«E così la religione smarrisce – ha detto ancora il Pontefice – il suo senso autentico che è vivere in ascolto di Dio per fare la sua volontà, e si riduce a pratica di usanze secondarie, che soddisfano piuttosto il bisogno umano di sentirsi a posto con Dio». «È questo un grave rischio di ogni religione – ha aggiunto -, che Gesù ha riscontrato nel suo tempo, ma che si può verificare, purtroppo, anche nella cristianità».

 Secondo Benedetto XVI, «la Legge di Dio è la sua Parola che guida l’uomo nel cammino della vita, lo fa uscire dalla schiavitù dell’egoismo e lo introduce nella ’terrà della vera libertà e della vita. Per questo – ha concluso – nella Bibbia la Legge non è vista come un peso, una limitazione opprimente, ma come il dono più prezioso del Signore, la testimonianza del suo amore paterno, della sua volontà di stare vicino al suo popolo, di essere il suo Alleato e scrivere con esso una storia d’amore».

Al termine dell’Angelus, salutando in francese i pellegrini di quella lingua, Benedetto XVI ha rivolto un pensiero ai ragazzi che, finite le vacanze estive, stanno per tornare a scuola.

 «In questo periodo di rientro, io mi rivolgo a voi, cari scolari e studenti che cominciate un nuovo anno scolastico», ha detto il Papa. «Apprendere è bello e necessario. Fatelo di buon cuore. Possiate scoprire anche la gioia dell’amicizia!», ha proseguito.

 «Il tempo per lo sport e per il divertimento è importante – ha poi aggiunto -, ma il tempo per la famiglia e per Dio è ancora più importante. I vostri genitori e i vostri professori devono favorirne il giusto equilibrio».

Rivolgendosi ancora in francese ai pellegrini di quella lingua, Benedetto XVI ha salutato un gruppo di fedeli libanesi presenti tra la folla riunita nel cortile della residenza di Castel Gandolfo. «Assicuro loro la mia preghiera e dico loro la mia gioia di visitare presto il loro bel Paese», ha affermato il Papa accennando così al suo viaggio in Libano in programma dal 14 al 16 settembre prossimi. «Vi benedico tutti di vero

cuore», ha aggiunto il Pontefice.