«Esiste uno stile cristiano di presenza anche in rete»
di Benedetto XVI
Tratto da Avvenire del 25 gennaio 2011

«Verità, annuncio e autenticità di vita nell’era digitale» è il tema scelto da Be­nedetto XVI per la 45ª Giornata mon­diale delle comunicazioni sociali che quest’anno si celebra domenica 5 giugno. Di seguito il testo del messaggio.

Cari fratelli e sorelle, in occasione della XLV Giornata mondiale del­le comunicazioni sociali, desi­dero condividere alcune riflessioni, mo­tivate da un fenomeno caratteristico del nostro tempo: il diffondersi della co­municazione attraverso la rete internet.

È sempre più comune la convinzione che, come la rivoluzione industriale pro­dusse un profondo cambiamento nella società attraverso le novità introdotte nel ciclo produttivo e nella vita dei la­voratori, così oggi la profonda trasfor­mazione in atto nel campo delle comu­nicazioni guida il flusso di grandi mu­tamenti culturali e sociali. Le nuove tec­nologie non stanno cambiando solo il modo di comunicare, ma la comunica­zione in se stessa, per cui si può affer­mare che si è di fronte ad una vasta tra­sformazione culturale. Con tale modo di diffondere informazioni e conoscen­ze, sta nascendo un nuovo modo di ap­prendere e di pensare, con inedite op­portunità di stabilire relazioni e di co­struire comunione.

Si prospettano traguardi fino a qual­che tempo fa impensabili, che su­scitano stupore per le possibilità offerte dai nuovi mezzi e, al tempo stes­so, impongono in modo sempre più pressante una seria riflessione sul sen­so della comunicazione nell’era digita­le. Ciò è particolarmente evidente quan­do ci si confronta con le straordinarie potenzialità della rete internet e con la complessità delle sue applicazioni. Co­me ogni altro frutto dell’ingegno uma­no, le nuove tecnologie della comuni­cazione chiedono di essere poste al ser­vizio del bene integrale della persona e dell’umanità intera. Se usate saggia­mente, esse possono contribuire a sod­disfare il desiderio di senso, di verità e di unità che rimane l’aspirazione più profonda dell’essere umano.

Nel mondo digitale, trasmettere informazioni significa sempre più spesso immetterle in una rete sociale, dove la conoscenza viene condivisa nell’ambito di scambi perso­nali. La chiara distinzione tra il produt­tore e il consumatore dell’informazione viene relativizzata e la comunicazione vorrebbe essere non solo uno scambio di dati, ma sempre più anche condivi­sione. Questa dinamica ha contribuito ad una rinnovata valutazione del co­municare, considerato anzitutto come dialogo, scambio, solidarietà e creazio­ne di relazioni positive. D’altro canto, ciò si scontra con alcuni limiti tipici del­la comunicazione digitale: la parzialità dell’interazione, la tendenza a comuni­care solo alcune parti del proprio mon­do interiore, il rischio di cadere in una sorta di costruzione dell’immagine di sé, che può indulgere all’autocompia­cimento.

Soprattutto i giovani stanno viven­do questo cambiamento della co­municazione, con tutte le ansie, le contraddizioni e la creatività proprie di coloro che si aprono con entusiasmo e curiosità alle nuove esperienze della vi­ta. Il coinvolgimento sempre maggiore nella pubblica arena digitale, quella creata dai cosiddetti social network, con- duce a stabilire nuove forme di relazio­ne interpersonale, influisce sulla perce­zione di sé e pone quindi, inevitabil­mente, la questione non solo della cor­rettezza del proprio agire, ma anche del­l’autenticità del proprio essere. La pre­senza in questi spazi virtuali può esse­re il segno di una ricerca autentica di in­contro personale con l’altro se si fa at­tenzione ad evitarne i pericoli, quali il ri­fugiarsi in una sorta di mondo paralle­lo, o l’eccessiva esposizione al mondo virtuale. Nella ricerca di condivisione, di «amicizie», ci si trova di fronte alla sfi­da dell’essere autentici, fedeli a se stes­si, senza cedere all’illusione di costrui­re artificialmente il proprio «profilo» pubblico.

Le nuove tecnologie permettono al­le persone di incontrarsi oltre i confini dello spazio e delle stesse culture, inaugurando così un intero nuovo mondo di potenziali amicizie. Questa è una grande opportunità, ma comporta anche una maggiore attenzione e una presa di coscienza rispetto ai possibili ri­schi. Chi è il mio «pros­simo» in questo nuovo mondo? Esiste il peri­colo di essere meno presenti verso chi in­contriamo nella nostra vita quotidiana ordi­naria? Esiste il rischio di essere più distratti, perché la nostra atten­zione è frammentata e assorta in un mondo «differente» rispetto a quello in cui viviamo? Abbiamo tempo di ri­flettere criticamente sulle nostre scel­te e di alimentare rapporti umani che siano veramente profondi e duraturi? È importante ricordare sempre che il contatto virtuale non può e non deve sostituire il contatto umano diretto con le persone a tutti i livelli della nostra vita.

Anche nell’era digitale, cia­scuno è posto di fronte alla necessità di essere persona au­tentica e riflessiva. Del resto, le dinamiche proprie dei social network mostrano che una persona è sempre coinvolta in ciò che co­munica. Quando le persone si scambiano informazioni, stanno già condividendo se stesse, la loro visione del mondo, le lo­ro speranze, i loro ideali. Ne consegue che esiste uno stile cristiano di presen­za anche nel mondo digitale: esso si con­cretizza in una forma di comunicazio­ne onesta ed aperta, responsabile e ri­spettosa dell’altro. Comunicare il Van­gelo attraverso i nuovi media significa non solo inserire contenuti dichiarata­mente religiosi sulle piattaforme dei di- versi mezzi, ma anche testimoniare con coerenza, nel proprio profilo digitale e nel modo di comunicare, scelte, prefe­renze, giudizi che siano profondamen­te coerenti con il Vangelo, anche quan­do di esso non si parla in forma esplici­ta. Del resto, anche nel mondo digitale non vi può essere annuncio di un mes­saggio senza una coerente testimo­nianza da parte di chi annuncia. Nei nuovi contesti e con le nuove forme di espressione, il cristiano è ancora una volta chiamato ad offrire una risposta a chiunque domandi ragione della spe­ranza che è in lui (cfr 1Pt 3, 15).

L’impegno per una testimo­nianza al Vangelo nell’era digi­tale richiede a tutti di essere particolarmente attenti agli aspetti di questo messaggio che possono sfidare alcune delle logiche tipiche del web. An­zitutto dobbiamo essere consapevoli che la verità che cerchiamo di condivi­dere non trae il suo valore dalla sua «po- polarità» o dalla quantità di attenzione che riceve. Dobbiamo farla conoscere nella sua integrità, piuttosto che cerca­re di renderla accettabile, magari «an­nacquandola». Deve diventare alimen­to quotidiano e non attrazione di un mo­mento. La verità del Vangelo non è qual­cosa che possa essere oggetto di consu­mo, o di fruizione superficiale, ma è un dono che chiede una libera risposta. Es­sa, pur proclamata nello spazio virtua­le della rete, esige sempre di incarnarsi nel mondo reale e in rapporto ai volti concreti dei fratelli e delle sorelle con cui condividiamo la vita quotidiana. Per questo rimangono sempre fondamen­tali le relazioni umane dirette nella tra­smissione della fede!

Vorrei invitare, comunque, i cri­stiani ad unirsi con fiducia e con consapevole e responsabile creatività nella rete di rapporti che l’era digitale ha reso possibile. Non sempli­cemente per soddisfare il desiderio di essere presenti, ma perché questa rete è parte integrante della vita umana. II web sta contribuendo allo sviluppo di nuove e più complesse forme di co­scienza intellettuale e spirituale, di con­sapevolezza condivisa. Anche in questo campo siamo chiamati ad annunciare la nostra fede che Cristo è Dio, il Salvato­re dell’uomo e della storia, Colui nel quale tutte le cose raggiungono il loro compimento (cfr Ef 1, 10). La proclama­zione del Vangelo richiede una forma ri­spettosa e discreta di comunicazione, che stimola il cuore e muove la co­scienza; una forma che richiama lo sti­le di Gesù risorto quando si fece com­pagno nel cammino dei discepoli di Em­maus (cfr Lc 24, 13-35), i quali furono condotti gradualmente alla compren­sione del mistero mediante il suo farsi vicino, il suo dialogare con loro, il far e­mergere con delicatezza ciò che c’era nel loro cuore.

La verità che è Cristo, in ultima a­nalisi, è la risposta piena e au­tentica a quel desiderio umano di relazione, di comunione e di senso che emerge anche nella partecipazio­ne massiccia ai vari social  network. I credenti, testimoniando le loro più profonde convinzioni, offrono un pre­zioso contributo affinché il web non diventi uno strumento che riduce le persone a categorie, che cerca di ma­nipolarle emotivamente o che per­mette a chi è potente di monopolizza­re le opinioni altrui. Al contrario, i cre­denti incoraggiano tutti a mantenere vive le eterne domande dell’uomo, che testimoniano il suo desiderio di tra­scendenza e la nostalgia per forme di vita autentica, degna di essere vissuta. È proprio questa tensione spirituale propriamente umana che sta dietro la nostra sete di verità e di comunione e che ci spinge a comunicare con inte­grità e onestà.

Invito soprattutto i giovani a fare buon uso della loro presenza nell’a­rena digitale. Rinnovo loro il mio ap­puntamento alla prossima Giornata mondiale della gioventù di Madrid, la cui preparazione deve molto ai vantag­gi delle nuove tecnologie. Per gli opera­tori della comunicazione invoco da Dio, per intercessione del patrono san Fran­cesco di Sales, la capacità di svolgere sempre il loro lavoro con grande co­scienza e con scrupolosa professiona­­lità, mentre a tutti invio la mia aposto­lica benedizione.