Riceve i Vescovi dei Paesi scandinavi in visita ad limina apostolorum

CITTA’ DEL VATICANO, venerdì, 26 marzo 2010 (ZENIT.org).- La famiglia è fondamentale per la vita di una società sana, ha indicato Benedetto XVI questo giovedì ricevendo in Vaticano i Vescovi dei Paesi scandinavi in visita ad limina apostolorum.

“Uno dei messaggi più importanti che le persone delle terre nordiche devono ascoltare da voi è un monito a proposito della centralità della famiglia per la vita di una società sana”, ha detto.

“Purtroppo – ha riconosciuto -, gli ultimi anni hanno assistito a un indebolimento dell’impegno per l’istituto del matrimonio e dell’idea cristiana di sessualità umana, che per tanto tempo è stata il fondamento di relazioni personali e sociali nella società europea”.

Il Pontefice ha quindi difeso il diritto dei bambini “di essere concepiti e portati in grembo” dalla madre e di essere “messi al mondo e cresciuti nell’ambito del matrimonio”.

“E’ attraverso il rapporto certo e riconosciuto dei loro genitori che possono scoprire la propria identità e raggiungere il proprio adeguato sviluppo umano”, ha affermato citando l’Istruzione Donum Vitae.

In questo senso, il Pontefice ha sottolineato che “in società con una nobile tradizione di difesa dei diritti di tutti i loro membri, ci si aspetterebbe che questo diritto fondamentale dei figli avesse la priorità su qualsiasi altro presunto diritto degli adulti a imporre loro modelli alternativi di vita familiare e, di certo, su qualsiasi presunto diritto all’aborto”.

L’accoglienza degli immigrati

Nel suo discorso ai Vescovi dei Paesi scandinavi, Benedetto XVI ha affrontato anche la questione dell’immigrazione, chiedendo loro di “aiutare questi nuovi membri della vostra comunità per approfondire la loro conoscenza e la loro comprensione della fede attraverso programmi appositi di catechesi”.

“Poiché avete la responsabilità di promuovere queste vocazioni – ha detto loro riferendosi al sacerdozio e alla vita religiosa -, siate certi di rivolgervi sia alle popolazioni native sia a quelle immigrate”.

“Dal centro di qualsiasi comunità cattolica sana, il Signore chiama sempre uomini e donne a servirlo in questo modo”.

Nel processo di integrazione nei Paesi di accoglienza, ha ricordato, “dovrebbero essere incoraggiati a non allontanarsi dagli elementi più preziosi della propria cultura, in particolare della loro fede”.

“La parte della popolazione cattolica delle terre nordiche costituita da immigrati ha necessità proprie ed è importante che il vostro approccio pastorale alle famiglie includa queste persone e le aiuti a integrarsi nella società”, ha detto, segnalando che i Paesi scandinavi “sono stati particolarmente generosi con i rifugiati del Medio Oriente, molti dei quali sono cristiani di Chiese orientali”.

Messaggio sociale

In un ambito più generale, il Papa ha esortato i Vescovi a portare a tutti gli abitanti dei loro Paesi il messaggio sociale ed etico della Chiesa.

A questo proposito, ha lodato alcune inziative come il Congresso sulla Famiglia che si celebrerà a maggio a Jönköping, la lettera pastorale The Love of Life [L’amore della vita] e la creazione dell’Istituto Newman a Uppsala.

Ha anche sottolineato l’importanza di sviluppare una cura pastorale delle famiglie e dei giovani, con particolare attenzione nei confronti di coloro che hanno vissuto difficoltà per via della crisi finanziaria, e sensibilità verso le varie coppie in cui solo uno dei coniugi è cattolico.

“Sebbene la popolazione cattolica nei vostri territori costituisca solo una piccola percentuale di quella totale, essa sta crescendo e, nello stesso tempo, un buon numero di altre persone ascolta con rispetto e attenzione quel che la Chiesa ha da dire”, ha affermato.

Circa la realtà della Chiesa nei Paesi scandinavi, ha indicato che il “gregge è numericamente piccolo e sparso su un’area molto vasta”.

“Molti devono percorrere grandi distanze per trovare una comunità cattolica in cui praticare il culto”, ha constatato.

“È molto importante per loro comprendere che ogni volta che si riuniscono intorno all’altare per il sacrificio eucaristico, partecipano a un atto della Chiesa universale, in comunione con tutti i loro fratelli cattolici del resto del mondo”.

In questo contesto, Benedetto XVI ha esortato i presuli ad adoperare le loro energie “per promuovere una nuova evangelizzazione fra le persone dei vostri territori”, dando “particolare priorità all’incoraggiamento e al sostegno” dei sacerdoti, che “spesso devono operare lontani gli uni dagli altri e in circostanze difficili per portare i sacramenti al popolo di Dio”.

Allo stesso modo, ha chiesto di verificare che i candidati al sacerdozio “siano bene preparati per questo sacro compito” e che “i fedeli laici apprezzino quello che i sacerdoti fanno per loro e offrano loro l’incoraggiamento e il sostegno spirituale, morale e materiale di cui hanno bisogno”.