Nella preghiera del Regina Coeli per la Domenica della Divina Misericordia

CITTA’ DEL VATICANO, domenica, 19 aprile 2008 (ZENIT.org).- In questa  domenica che chiude l’Ottava di Pasqua e in cui si celebra la Divina Misericordia, Benedetto XVI ha voluto ringraziare per le tante manifestazioni di vicinanza spirituale e di affetto ricevute in particolare in questi giorni.

“Ringrazio il Signore per la coralità di tanto affetto”, ha detto il Papa nel suo discorso, prima di lasciare in elicottero le Ville Pontificie di Castel Gandolfo per fare rientro in Vaticano.

“Ho sperimentato una solidarietà spirituale, nutrita essenzialmente di preghiera, che si manifesta in mille modi”, ha aggiunto ringraziando quanti – tra cui lo stesso Presidente iraniano, Mahmud Ahmadinejad – gli hanno fatto pervenire un segno di affetto e di vicinanza spirituale per il compleanno, il 16 aprile scorso, e per il quarto anniversario della sua elezione alla Cattedra di Pietro, che ricorre proprio questa domenica.

“Come ho avuto modo di affermare di recente – ha detto Benedetto XVI – non mi sento mai solo”.

“A partire dai miei collaboratori della Curia Romana, fino alle parrocchie geograficamente più lontane, noi cattolici formiamo e dobbiamo sentirci una sola famiglia, animata dagli stessi sentimenti della prima comunità cristiana”, ha aggiunto.

Il Papa ha quindi ricordato che le prime comunità cristiane si sono formate attorno al Cristo Risorto che ha donato ai suoi “una nuova unità, più forte di prima, invincibile, perché fondata non sulle risorse umane, ma sulla divina misericordia, che li fece sentire tutti amati e perdonati da Lui”.

“E’ dunque l’amore misericordioso di Dio – ha sottolineato – ad unire saldamente, oggi come ieri, la Chiesa e a fare dell’umanità una sola famiglia”.

“Come per la prima comunità – ha continuato –, è Maria ad accompagnarci nella vita di ogni giorno. Noi la invochiamo ‘Regina del Cielo’, sapendo che la sua regalità è come quella del suo Figlio: tutta amore, e amore misericordioso”.

“Vi domando di affidare a Lei nuovamente il mio servizio alla Chiesa, mentre con fiducia Le diciamo: Mater misericordiae, ora pro nobis”, ha quindi concluso.

Salutando poi i fedeli polacchi presenti a Castel Gandolfo, il Papa ha ricordato che, “di fronte al male che nei cuori umani dissemina tanta desolazione”, “compito più che mai attuale” è l’appello di Giovanni Paolo II a portare al mondo intero il messaggio di Cristo misericordioso.

La devozione alla Divina Misericordia costituisce un autentico movimento spirituale all’interno della Chiesa cattolica promosso da santa Faustina Kowalska (1905-1938), che Giovanni Paolo II canonizzò il 30 aprile 2000.

In quell’occasione, Giovanni Paolo II dichiarò che la seconda Domenica di Pasqua in tutta la Chiesa avrebbe preso il nome di Domenica della Divina Misericordia, come invito perenne rivolto al mondo cristiano a fronteggiare, con fiducia nella benevolenza divina, le difficoltà e le prove che il genere umano deve affrontare.

Santa Faustina sviluppò un’esperienza mistica di consacrazione alla Divina Misericordia in un itinerario di visioni, rivelazioni e stigmate, raccolto in un Diario che iniziò a scrivere nel 1934 dietro suggerimento del suo direttore spirituale.

La sua devozione alla Divina Misericordia venne ispirata da una visione avuta il 22 febbraio 1931, in cui Gesù stesso le chiedeva di dipingere una sua immagine con la legenda “Gesù, in te confido”, e di cui ella incaricò un pittore nel 1935.