di Don Antonello Iapicca

Se confermata è una splendida notizia. Scrive Andrea Tornielli sul suo blog: “A giorni ormai dovrebbe essere pubblicata l’importante nomina del nuovo arcivescovo di Malines-Bruxelles e primate del Belgio, successore del cardinale Godfried Danneels. La scelta del Papa sarebbe caduta sull’attuale vescovo di Namur, André Mutien Léonard, che guida quella diocesi da 1991”. Al di là delle tante, troppe speculazioni di chi tira per la veste il Papa assoldandolo tra i nemici del Concilio, questa nomina, ma in fondo anche la sua stessa sola probabilità, mostra con chiarezza la direzione verso la quale Pietro ha posto la barra del timone della sua Barca. Nella bellissima catachesi di ieri dedicata agli Ordini mendicanti se ne possono scorgere le tracce: L’Istituzione e il Carisma uniti nella comunione per rispondere alle sfide che deve affrontare la Chiesa in questo tempo. All’inizio del nuovo anno guardiamo alla storia del Cristianesimo, per vedere come si sviluppa una storia e come può essere rinnovata. In essa possiamo vedere che sono i santi, guidati dalla luce di Dio, gli autentici riformatori della vita della Chiesa e della società. Maestri con la parola e testimoni con l’esempio, essi sanno promuovere un rinnovamento ecclesiale stabile e profondo, perché essi stessi sono profondamente rinnovati, sono in contatto con la vera novità: la presenza di Dio nel mondo. Tale consolante realtà, che in ogni generazione cioè nascono santi e portano la creatività del rinnovamento, accompagna costantemente la storia della Chiesa in mezzo alle tristezze e agli aspetti negativi del suo cammino. Vediamo, infatti, secolo per secolo, nascere anche le forze della riforma e del rinnovamento, perché la novità di Dio è inesorabile e dà sempre nuova forza per andare avanti. Così accadde anche nel secolo tredicesimo, con la nascita e lo straordinario sviluppo degli Ordini Mendicanti: un modello di grande rinnovamento in una nuova epoca storica…. Francesco d’Assisi e Domenico di Guzman. Questi due grandi santi ebbero la capacità di leggere con intelligenza “i segni dei tempi”, intuendo le sfide che doveva affrontare la Chiesa del loro tempo. Una prima sfida era rappresentata dall’espansione di vari gruppi e movimenti di fedeli che, sebbene ispirati da un legittimo desiderio di autentica vita cristiana, si ponevano spesso al di fuori della comunione ecclesiale. Erano in profonda opposizione alla Chiesa ricca e bella che si era sviluppata proprio con la fioritura del monachesimo…. I Francescani e i Domenicani, sulla scia dei loro Fondatori, mostrarono, invece, che era possibile vivere la povertà evangelica, la verità del Vangelo come tale, senza separarsi dalla Chiesa; mostrarono che la Chiesa rimane il vero, autentico luogo del Vangelo e della Scrittura. Anzi, Domenico e Francesco trassero proprio dall’intima comunione con la Chiesa e con il Papato la forza della loro testimonianza…. Questo stile personale e comunitario degli Ordini Mendicanti, unito alla totale adesione all’insegnamento della Chiesa e alla sua autorità, fu molto apprezzato dai Pontefici dell’epoca, come Innocenzo III e Onorio III, i quali offrirono il loro pieno sostegno a queste nuove esperienze ecclesiali, riconoscendo in esse la voce dello Spirito. E i frutti non mancarono: i gruppi pauperistici che si erano separati dalla Chiesa rientrarono nella comunione ecclesiale o, lentamente, si ridimensionarono fino a scomparire. Anche oggi, pur vivendo in una società in cui spesso prevale l’ “avere” sull’ “essere”, si è molto sensibili agli esempi di povertà e di solidarietà, che i credenti offrono con scelte coraggiose. Anche oggi non mancano simili iniziative: i movimenti, che partono realmente dalla novità del Vangelo e lo vivono con radicalità nell’oggi, mettendosi nelle mani di Dio, per servire il prossimo. Il mondo, come ricordava Paolo VI nell’Evangelii nuntiandi, ascolta volentieri i maestri, quando sono anche testimoni. È questa una lezione da non dimenticare mai nell’opera di diffusione del Vangelo: vivere per primi ciò che si annuncia, essere specchio della carità divina…. Come ha ricordato il Concilio Ecumenico Vaticano II, la chiamata alla santità non è riservata ad alcuni, ma è universale (cfr Lumen gentium, 40). In tutti gli stati di vita, secondo le esigenze di ciascuno di essi, si trova la possibilità di vivere il Vangelo. Anche oggi ogni cristiano deve tendere alla “misura alta della vita cristiana”, a qualunque stato di vita appartenga!”.
La storia della Chiesa, percorsa da fermenti di rinnovamento per compiere la missione affidatale dal Signore, può essere rinnovata. Come gli Ordini mendicanti, come i vari carsimi che Dio ha donato alla sua Chiesa per realizzare il Concilio di Trento, sono oggi i movimenti ad infondere nuova linfa alla Chiesa. Lo stile personale e comunitario unito alla totale adesione all’insegnamento della Chiesa e alla sua autorità costituiscono anche oggi per il Papa la speranza per la Chiesa. Segno concreto di quanto affermato ieri è la nomina del Vescovo di Namur a Primate della chiesa belga. La situazione è difficilissima. Il neo-paganesimo diffuso e la secolarizzazione che ha azzannato buona parte della Chiesa rendono il Belgio una frontiera decisiva per la Chiesa e per il Papa. Scrive ancora Tornielli: “André Mutien Léonard è considerato il vescovo più tradizionale della Chiesa del Belgio. La rivista progressista francese “Golias”, nel luglio 2007, ne faceva un ritratto dicendosi già allora preoccupata che potesse essere lui il successore di Danneels e ricordando come egli abbia accolto con entusiasmo il motu proprio di Benedetto XVI che liberalizzava l’antico messale, abbia difeso pubblicamente Pio XII dalle accuse di essere stato insensibile al dramma degli ebrei, sia intervenuto più volte sui valori “non negoziabili” difendendo la morale naturale”. Accanto a tutto ciò Mons. Léonard ha aperto nella sua diocesi un Seminario Redemptoris Mater e ha sempre appoggiato con entusiasmo il Cammino Neocatecumenale. Come rilevava il Foglio “La chiesa cattolica belga sta attraversando una crisi profonda: i seminari sono vuoti, i fedeli praticanti ridotti all’osso, i vescovi non godono più del prestigio e della presa sulla vita pubblica del paese che avevano un tempo. Soltanto pochi mesi fa il cattolico Re Alberto II ha promulgato, senza dare peso alle critiche dei vescovi, una legge che definisce embrioni e feti “materiale corporeo umano” disponibile per le applicazioni mediche. In sostanza, è una débâcle. Una sconfitta che faceva già dire a Giovanni Paolo II: “La speranza della chiesa non è in Europa, è altrove”. E ancora, ad alcuni porporati di curia: “La chiesa belga è come un cimitero”. I dati dicono che le diocesi belghe raccolgono soltanto 71 seminaristi. Ma 35 di questi sono della diocesi di Namur, quella governata da Léonard (Il Foglio 5 dicembre 2009).
E’ dunque nel cuore dell’Europa secolarizzata che ha apostato il cristianesimo, lanciata verso la distruzione della famiglia e della vita, che, per il Papa, può essere rinnovata la storia della Chiesa. “Ogniqualvolta lo Spirito Santo fa germinare nella Chiesa impulsi di una maggiore fedeltà al Vangelo, fioriscono nuovi carismi che manifestano tali realtà e nuove istituzioni che le mettono in pratica. E’ stato così dopo il Concilio di Trento e dopo il Concilio Vaticano II. Tra le realtà generate dallo Spirito ai nostri giorni figurano le Comunità Neocatecumenali, iniziate dal Signor K. Argúello e dalla Signora C. Hernandez (Madrid, Spagna), la cui efficacia per il rinnovamento della vita cristiana veniva salutata dal mio predecessore Paolo VI come frutto del Concilio: “Quanta gioia e quanta speranza ci date con la vostra presenza e con la vostra attività… Vivere e promuovere questo risveglio è quanto voi chiamate una forma di “dopo il Battesimo” che potrà rinnovare nelle odierne comunità cristiane quegli effetti di maturità e di approfondimento che nella Chiesa primitiva erano realizzati dal periodo di preparazione al Battesimo” (Paolo VI alle Comunità Neocatecumenali, Udienza Generale, 8 maggio 1974, in Notitiae 96-96, 1974, 230)”… Tali Comunità rendono visibile, nelle parrocchie, il segno della Chiesa missionaria e “si sforzano di aprire la strada all’evangelizzazione di coloro che hanno quasi abbandonato la vita cristiana, offrendo loro un itinerario di tipo catecumenale, che percorre tutte quelle fasi che nella Chiesa primitiva i catecumeni percorrevano prima di ricevere il sacramento del Battesimo; li riavvicina alla Chiesa ed a Cristo” (cfr. Catecumenato postbattesimale in Notitiae 96-96, 1974, 229). Sono l’annuncio del Vangelo, la testimonianza in piccole comunità e la celebrazione eucaristica in gruppi (cfr. Notificazione sulle celebrazioni nei gruppi del “Cammino Neocatecumenale” in L’Osservatore Romano, 24 dicembre 1988) che permettono ai membri di porsi al servizio del rinnovamento della Chiesa (Giovanni Paolo II, Lettera Ogniqualvolta a Mons. Paul Cordes, 30 agosto 1990). Il Signore non ha mai mancato di sostenere la Chiesa rinnovandola attraverso i carismi. Il Cammino Neocatecumenale con i suoi frutti è oggi, nuovamente, posto sul candelabro, unito a Pietro e al suo Magistero, camminando, come a Namur e in innumerevoli altre diocesi nel mondo, in comunione perchè possa brillare, in Belgio come ovunque, la Luce di Cristo risorto dai morti, unica speranza per questa umanità.