Il Papa del Cielo in un mondo che ne ha chiuso le porte. Auguri e grazie Santità.

di Don Antonello Iapicca

“Noi oggi abbiamo spesso un po’ paura di parlare della vita eterna. Parliamo delle cose che sono utili per il mondo, mostriamo che il cristianesimo aiuta anche a migliorare il mondo, ma che la sua meta sia la vita eterna e che dalla meta vengano poi i criteri della vita, non osiamo dirlo”. Così ieri il Papa nell’omelia tenuta durante la messa celebrata con i membri della Pontificia Commissione Biblica. E poi ai Vescovi brasiliani in visita Ad Limina: “Sento che il centro e la fonte permanente del ministero petrino sono nell’Eucaristia, cuore della vita cristiana, fonte e culmine della missione evangelizzatrice della Chiesa. Potete così comprendere la preoccupazione del Successore di Pietro per tutto ciò che può offuscare il punto più originale della fede cattolica: oggi Gesù Cristo continua a essere vivo e realmente presente nell’ostia e nel calice consacrati…. Se nella liturgia non emergesse la figura di Cristo, che è il suo principio ed è realmente presente per renderla valida, non avremmo più la liturgia cristiana, completamente dipendente dal Signore e sostenuta dalla sua presenza creatrice.

Quanto sono distanti da tutto ciò coloro che, a nome dell’inculturazione, incorrono nel sincretismo introducendo nella celebrazione della Santa Messa riti presi da altre religioni o particolarismi culturali (cfr Redemptoris Sacramentum, n. 79)! Alla base delle varie motivazioni addotte, vi è una mentalità incapace di accettare la possibilità di un reale intervento divino in questo mondo in soccorso dell’uomo… La confessione di un intervento redentore di Dio per cambiare questa situazione di alienazione e di peccato è vista da quanti condividono la visione deista come integralista, e lo stesso giudizio è dato a proposito di un segnale sacramentale che rende presente il sacrificio redentore…. Il culto però non può nascere dalla nostra fantasia; sarebbe un grido nell’oscurità o una semplice autoaffermazione. La vera liturgia presuppone che Dio risponda e ci mostri come possiamo adorarlo…. La Chiesa vive di questa presenza e ha come ragion d’essere e di esistere quella di diffondere tale presenza nel mondo intero”. Ecco il cuore di Benedetto XVI, un Pastore preoccupato da tutto ciò che possa offuscare il punto più originale della fede cattolica: la presenza reale di Cristo nel sacramento eucaristico e, di conseguenza, in ogni attività e parola della Chiesa. Se la Chiesa smettesse di essere il segno visibile del Cielo sulla terra cesserebbe d’essere cattolica, universale, speranza autentica donata all’aumanità. Per questo l’Eucarestia è il centro del suo ministero, perchè è il segno fondante e costituente la Chiesa. Il Papa presiede nella carità e conferma nella fede il Popolo di Dio, ne è il cuore perchè governa, preoccupato, nel cuore stesso della Chiesa. L’attenzione data alla celebrazione liturgica dell’Eucarestia, il Motu Proprio “Summorum Pontificum” e l’Approvazione definitiva degli Statuti del Cammino Neocatecumenale con le concessioni agli adattamenti propri nella celebrazione dell’Eucarestia delle Comunità, rispondono a questo suo stile petrino, alla preoccupazione quotidiana perchè la Chiesa viva il Cielo per testimoniarlo. Nel presentare il Motu Proprio il Papa infatti scriveva: “Apriamo generosamente il nostro cuore e lasciamo entrare tutto ciò a cui la fede stessa offre spazio”, mentre ai membri del Cammino Neocatecumenale diceva: “L’importanza della liturgia e, in particolare, della Santa Messa nell’evangelizzazione è stata a più riprese posta in evidenza dai miei Predecessori, e la vostra lunga esperienza può bene confermare come la centralità del mistero di Cristo celebrato nei riti liturgici costituisce una via privilegiata e indispensabile per costruire comunità cristiane vive e perseveranti. Solo attraverso la celebrazione Eucaristica vissuta secondo la fede cattolica e la particolare sensibilità dei fedeli, come testimoniano la varietà di riti che la Chiesa ha avuto sin dal suo sorgere, essa può compiere la missione che le è stata affidata. Inculturazione elevata ad ideologia nazionalistica, visione deista, socializzazione del cristianesimo, secolarizzazione che ispira criteri mondani nel governo della Chiesa, sono tutte frammentazioni del cristianesimo che scaturiscono da una stessa matrice: la perdita della fede. Il Cielo è chiuso sul mondo e su molta parte della Chiesa. E’ qui che si giocano il presente ed il futuro. La pedofilia, fenomeno marginale ma preoccupantemente esteso, non è altro che il sintomo di un malessere ben più profondo. Il Papa lo conosce e ne è preoccupato. Per questo, ad ogni parola detta egli schiude il Cielo. Ad esso rimanda, alla fede e alla contemplazione, soccorrendo il gregge sempre tentato a piantare gli occhi sulla terra dimenticando il Destino a cui è chiamato. Lui osa annunciarlo questo Destino, e lo pone a fondamento d’ogni criterio, dell’essere stesso dell’uomo. Benedetto XVI, il Papa del Cielo ci fa respirare lo Spirito di Colui che ha vinto la morte, aprendoci ad un’insopprimibile speranza, anche nelle prove più dure. Il Papa del Cielo che ci indica il cammino al Cielo, le sue orme dinnanzi ai nostri passi, orme di penitenza, sigillo del cuore ancorato nella fede incrollabile nel Dio eterno. Il Cielo per noi, qui ed oggi, ha il colore della penitenza, l’unica risposta mossa dallo Spirito all’annuncio della Buona Notizia: “Questo Gesù Dio l’ha risuscitato e noi tutti ne siamo testimoni. Innalzato pertanto alla destra di Dio e dopo aver ricevuto dal Padre lo Spirito Santo che egli aveva promesso, lo ha effuso, come voi stessi potete vedere e udire. Sappia dunque con certezza tutta la casa di Israele che Dio ha costituito Signore e Cristo quel Gesù che voi avete crocifisso!”. All’udir tutto questo si sentirono trafiggere il cuore e dissero a Pietro e agli altri apostoli: “Che cosa dobbiamo fare, fratelli?”. E Pietro disse: “Pentitevi e ciascuno di voi si faccia battezzare nel nome di Gesù Cristo, per la remissione dei vostri peccati; dopo riceverete il dono dello Spirito Santo. Per voi infatti è la promessa e per i vostri figli e per tutti quelli che sono lontani, quanti ne chiamerà il Signore Dio nostro” Atti, 2, 32-39). Anche oggi Pietro, anziano di 83 lunghi anni di fede rocciosa, ci ripete le stesse parole, perchè la vittoria di Cristo e la sua Signoria prendano possesso della nostra vita e di quella della Chiesa: “Devo dire che noi cristiani, anche negli ultimi tempi, abbiamo spesso evitato la parola penitenza, che ci appariva troppo dura. Adesso sotto gli attacchi del mondo che ci parlano dei nostri peccati, vediamo che poter far penitenza è grazia e vediamo come sia necessario fare penitenza, riconoscere cioè ciò che è sbagliato nella nostra vita. Aprirsi al perdono, prepararsi al perdono, lasciarsi trasformare. Il dolore della penitenza, cioè della purificazione e della trasformazione, questo dolore è grazia, perché è rinnovamento, è opera della Misericordia divina”. Auguri Santità, candido volto di misericordia, spicchio di Cielo per tutti noi, trepidanti e stanchi di troppa, effimera terra. Grazie perchè, in tutto ed in tutti, ci sveli la firma inconfondibile di Dio, la Grazia che riscatta ogni ora, ogni gesto, anche il peggiore. Sempre. E ci sentiamo il cuore trafitto, ed è un dardo d’amore celeste. Grazie Santità.

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