Il pontefice chiede preghiera e aiuto concreto per le popolazioni delle filippine colpite dal tifone. Il ricordo della notte dei Cristalli e la vicinanza agli ebrei, «nostri fratelli maggiori» 

Al termine di un  Angelus tutto incentrato sul significato della vita eterna e sul rapporto con quella terrena, papa Francesco ha invitato i fedeli a pregare per le popolazioni delle Filippine, colpite da un tifone violentissimo il cui bilancio, secondo le stime delle autorità, arriverà a circa diecimila vittime. Il Papa ha voluto anche ricordare l’anniversario della “notte dei cristalli” con cui esplose, nel 1938 in Germania, la persecuzione dei nostri «fratelli maggiori» ebrei.

LA RESURREZIONE. Commentando le letture della liturgia di oggi il Papa ha spiegato la “provocazione” tesa a Gesù dai Sadducei, che non credevano nella risurrezione. “Se una donna ha avuto sette mariti morti uno dopo l’altro – chiedono infatti – chi sarà il suo marito nell’aldilà?. «Gesù – spiega il Papa – risponde che la vita dopo la morte non ha gli stessi parametri di quella terrena: la vita eterna è un’altra vita in un’altra dimensione, dove, tra l’altro, non ci sarà più il matrimonio che è legato alla nostra esistenza in questo mondo. I risorti vivranno come gli angeli in uno stato diverso che non possiamo nemmeno immaginare». «Ma poi Gesù per così dire “passa al contrattacco” e lo fa citando la Sacra Scrittura con una semplicità e una originalità che ci lasciano pieni di ammirazione per il maestro. La prova della risurrezione – continua Francesco – Gesù la trova nell’episodio di Mosè e del roveto ardente, là dove Dio si rivela come il Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe. Il nome di Dio è legato ai nomi degli uomini e delle donne con cui si lega, e questo legame è più forte della morte. Ecco perché Gesù afferma: “Dio non è dei morti, ma dei viventi; perché tutti vivono per lui”. E il legame decisivo, l’alleanza fondamentale è quella con Gesù: Lui stesso è l’Alleanza, Lui stesso è la Vita e la Risurrezione, perché con il suo amore crocifisso ha vinto la morte. In Gesù Dio ci dona la vita eterna, la dona a tutti, e tutti grazie a Lui hanno la speranza di una vita ancora più vera di questa. La vita che Dio ci prepara non è un semplice abbellimento di quella attuale: essa supera la nostra immaginazione, perché Dio ci stupisce continuamente con il suo amore e con la sua misericordia».

LA MORTE E’ ALLE NOSTRE SPALLE. «Ciò che accadrà è proprio il contrario di quanto si aspettavano i Sadducei: non è questa vita a fare da riferimento all’eternità, ma è l’eternità a illuminare e dare speranza alla vita terrena di ciascuno di noi. Se guardiamo con occhio umano siamo portati a dire che il cammino dell’uomo va dalla vita verso la morte, ma è così solo se guardiamo con l’occhio umano. Gesù capovolge questa prospettiva e afferma che il nostro pellegrinaggio va dalla morte alla vita: la vita piena! Quindi la morte sta dietro, alle spalle, non davanti a noi. Davanti a noi sta il Dio dei viventi, il Dio che porta il mio nome, il tuo, il tuo, il tuo… sta la definitiva sconfitta del peccato e della morte, l’inizio di un nuovo tempo di gioia e di luce senza fine. Ma già su questa terra, nella preghiera, nei Sacramenti, nella fraternità, noi incontriamo Gesù e il suo amore, e così possiamo pregustare qualcosa della vita risorta. L’esperienza che facciamo del suo amore e della sua fedeltà accende come un fuoco nel nostro cuore e aumenta la nostra fede nella risurrezione. Infatti, se Dio è fedele e ama, non può esserlo a tempo limitato, la fedeltà è eterna; l’amore di Dio non è per un tempo limitato, è per sempre: Lui è fedele per sempre, e Lui ci aspetta e accompagna ognuno di noi con questa fedeltà eterna».

da www.tempi.it